C’è una frase che da secoli viene ripetuta recitando il Credo niceno-costantinopolitano il significato della quale viene dato praticamente per scontato e che rappresenta un dato apparentemente indiscutibile: «il terzo giorno risuscitò». Questa formula, che Paolo pone per iscritto attorno all’anno 54 nella sua Prima lettera ai Corinzi (1Cor 15,4), ma che dichiara di aver ricevuto da una precedente tradizione, è il fulcro dell’annuncio pasquale. Leggendola con le lenti dello storico, questa indicazione temporale apparentemente così precisa rileva però subito una complessità inaspettata, aprendo un varco tra la realtà degli eventi, la cultura del tempo e la rielaborazione simbolica dei primi discepoli. Continue reading →
Gesù storico
La “Vita di Gesù Cristo” di Giuseppe Ricciotti. Alcune considerazioni
Giuseppe Ricciotti (1890–1964), abate ordinario dei Canonici Regolari Lateranensi, illustre orientalista, archeologo e storico del cristianesimo, pubblicò la sua corposa Vita di Gesù Cristo nel 1941 presso la Tipografia Poliglotta Vaticana. L’opera ottenne un successo editoriale travolgente e immediato: nel giro di un solo anno, nonostante il drammatico contesto della Seconda guerra mondiale, registrò ben quattro edizioni e oltre ventimila copie vendute, venendo successivamente tradotta in numerose lingue e costantemente ristampata fino ai giorni nostri (sembra che fosse stata letta ed apprezzata dallo stesso Mussolini, con grande scorno del Ricciotti stesso, che nutriva genuini sentimenti antifascisti).
Per comprendere la genesi e l’importanza dell’opera di Ricciotti, è necessario ricostruire il panorama degli studi biblici nella prima metà del Novecento, un’epoca che vide il mondo cattolico affrontare la cosiddetta crisi modernista. Sul versante protestante e laico, la prima ricerca del Gesù storico (First Quest) era giunta a una fase di stallo e di radicale scetticismo storiografico: dopo il crollo dell’ottimismo liberale ottocentesco (smantellato dalla riscoperta della tensione escatologica ad opera di Johannes Weiss e Albert Schweitzer), l’avvento della Formgeschichte (la storia delle forme promossa da Rudolf Bultmann, Martin Dibelius e Karl Ludwig Schmidt) aveva dichiarato l’impossibilità scientifica di ricostruire una biografia psicologica o cronologica di Gesù, riducendo i vangeli a puri documenti della fede kerygmatica delle prime comunità. Sul versante cattolico, l’enciclica Pascendi dominici gregis (1907) di Pio X e la condanna di Alfred Loisy avevano generato un clima di forte sospetto e irrigidimento dottrinale nei confronti dell’applicazione del metodo storico-critico ai testi sacri. Continue reading →
Il Vangelo secondo i complottisti. Una breve guida per difendersi dalla pseudo-storiografia
Visitando una qualsiasi libreria (virtuale o fisica), troveremo che tra i libri in vendita ce ne sono parecchi che promettono di rivelarci delle presunte “verità sconvolgenti” su Gesù di Nazaret. C’è chi sostiene che fosse in realtà un principe erede di antiche dinastie egiziane, chi afferma che la sua crocifissione sia stata una farsa orchestrata da servizi segreti ante litteram, chi lo vuole come un alias di Giovanni Battista, chi lo trasforma nel segreto rampollo di una regina ellenistica, ecc. Sul lettore completamente digiuno di studi storici, tale tipologia di narrazioni tende ad esercitare un fascino che oserei definire quasi magnetico. L’idea che ci sia una sorta di “storia segreta”, occultata per millenni dai “poteri forti” e dalle istituzioni religiose interessate a difendere i propri interessi ha certamente un potere attrattivo innegabile, in grado di rendere quello che si presenta come un saggio storico appassionante come un thriller di sapore hollywoodiano. Ciononostante, dietro il velo del sensazionalismo e delle quarte di copertina accattivanti, si nasconde una metodologia che è eufemistico definire disastrosa. Non stiamo infatti qui parlando di interpretazioni storiche audaci o minoritarie (come per il Gesù storico possono esserlo quelle di Bermejo Rubio o di Piovanelli), ma di vera e propria “fuffa” editoriale, di pseudo-storiografia che si maschera da indagine “indipendente” e pretende di presentarsi come avente un valore scientifico. Ma come può un lettore inesperto e privo di una conoscenza approfondita delle fonti e delle lingue antiche riuscire a distinguere il lavoro del vero storico (come John P. Meier, Ed P. Sanders, o in Italia Mauro Pesce e Giorgio Jossa) dalle fantasie di un autore di letteratura cospirazionista? Continue reading →
l volto celeste del Messia. “Gesù Figlio dell’Uomo”, il testamento scientifico e spirituale di Paolo Sacchi
Scrivere la storia di Gesù di Nazaret è da sempre una delle sfide decisamente più impegnative per gli studiosi del mondo antico. Il rischio è infatti duplice: da una parte c’è l’ipercriticismo che svuota la figura del Nazareno di ogni storicità; dall’altra, l’atteggiamento apologetico e devozionale, che tende a piegare il dato storico su quello teologico. Ciononostante, se ad accostarsi all’impresa è un vero e proprio gigante dell’ebraistica e dello studio del giudaismo del Secondo Tempio come Paolo Sacchi (1930 – 2024), il risultato non potrà che essere un capolavoro di equilibrio, rigore metodologico e profondità intellettuale. Nel suo volume Gesù Figlio dell’Uomo. Leggendo Marco, pubblicato dalla casa editrice Morcelliana (2023, collana “Il pellicano rosso”), il professore emerito dell’Università di Torino e pioniere a livello internazionale degli studi sull’apocalittica giudaica e sugli apocrifi dell’Antico Testamento, ci consegna un testo che è per molti versi una sorta di suo testamento scientifico e spirituale. Come egli stesso confessa nella toccante premessa al testo, queste pagine rappresentano il “frutto supremo del percorso scientifico e umano” della sua vita, scritte con il desiderio di comunicare al lettore un entusiasmo e un amore per la figura di Gesù cresciuti con lo scorrere degli anni. Ed è proprio questa felice sintesi tra l’indagine storico-filologica e il calore della partecipazione esistenziale a rendere questo volume una lettura per molti versi davvero sorprendente.
Il volume opera una scelta metodologica molto precisa, concentrandosi esclusivamente sul Vangelo secondo Marco, considerato come il più antico e legato alla predicazione dell’apostolo Pietro. L’autore sceglie di non seguire la via di una scomposizione del testo per individuarne le fonti e i processi redazionali e di concentrarsi su una lettura del testo marciano che lo prenda in considerazione come un’opera unitaria. L’evangelista, infatti, non è un semplice collezionista di aneddoti, ma l’autore di una narrazione organica tesa a svelare in modo progressivo il mistero dell’identità profonda del protagonista della stessa. Al fine di decifrare questo mistero, Sacchi si avvale della sua conoscenza enciclopedica dell’immaginario religioso del giudaismo del I secolo, vale a dire del contesto in cui Gesù di Nazaret è nato, è cresciuto e ha svolto il suo ministero pubblico. Continue reading →
Analisi e recensione dell’opera “The Consciousness of the Historical Jesus” di Austin Stevenson
L’opera monografica di Austin Stevenson, intitolata The Consciousness of the Historical Jesus: Historiography, Theology, and Metaphysics, pubblicata nel 2024 all’interno della prestigiosa collana accademica T&T Clark Studies in Systematic Theology, si inserisce con formidabile acume e audacia speculativa nel complesso e secolare dibattito che vede contrapposte la storiografia critica moderna e la teologia sistematica cristiana. Attraverso un’indagine enciclopedica che spazia fluidamente dalla filosofia della storia all’epistemologia, dalla metafisica tomista all’esegesi patristica, l’autore si propone di dimostrare come la cristologia classica e la ricerca storiografica sul Gesù storico non debbano essere necessariamente intese come discipline reciprocamente escludenti o intrinsecamente ostili. Al contrario, esse andrebbero concepite, adottando la celebre terminologia del filosofo Alasdair MacIntyre, come due tradizioni di indagine storica rivali, ciascuna fondata su premesse metafisiche divergenti, ma entrambe impegnate in un’argomentazione estesa nel tempo e definita da conflitti interni ed esterni. L’assunto fondamentale e metodologicamente dirompente del testo è che le procedure impiegate dagli storici contemporanei, lungi dall’essere neutre, oggettive o puramente scientifiche, risultino pesantemente condizionate da assunti metafisici impliciti di matrice naturalistica. Tali presupposti predeterminano e limitano a priori l’orizzonte delle possibilità ermeneutiche, dettando legge su ciò che può o non può essere detto sul passato in generale e sulla complessa figura di Gesù di Nazaret in particolare. L’analisi che segue si propone di esaminare criticamente la vasta impalcatura teorica costruita da Stevenson, evidenziando in primo luogo i meriti della sua proposta metafisica costruttiva e la sua spietata decostruzione del naturalismo. Successivamente, tuttavia, si muoverà una critica sostanziale alla sua impostazione metodologica di fondo, giudicata colpevole di non distinguere adeguatamente i confini epistemologici tra scienza storica e scienza teologica. Infine, si dimostrerà come le stesse intuizioni fornite dall’autore nel quinto capitolo dell’opera offrano, forse persino al di là delle intenzioni primarie di Stevenson, la chiave di volta concettuale per risolvere tale tensione metodologica, salvaguardando così sia il rigore agnostico e fattuale dell’indagine storiografica, sia la profondità ontologica e trascendente della confessione dogmatica. Continue reading →
Il processo di Gesù. Il consenso della ricerca storica e i limiti de “La disputa messianica” di Israel Knohl
La ricerca sul Gesù storico rappresenta uno degli ambiti più complessi e affascinanti dell’indagine storiografica antica. L’obiettivo primario degli specialisti contemporanei è quello di ricostruire la figura del Nazareno applicando un rigoroso “criterio di plausibilità storica”: Gesù deve essere compreso all’interno del suo specifico contesto, ovvero il multiforme e turbolento giudaismo del I secolo, e la sua vita deve poter spiegare in modo logico e consequenziale la reazione delle autorità che lo portarono alla morte, nonché la successiva nascita del movimento cristiano. In questo vasto sforzo ricostruttivo, l’analisi del processo e dell’esecuzione di Gesù costituisce un banco di prova fondamentale per qualsiasi sintesi storiografica. Negli ultimi decenni, grazie al contributo metodologico di studiosi di primissimo piano, si è consolidato un solido consenso accademico riguardo alle dinamiche storiche, politiche e giuridiche che condussero il predicatore galileo sulla croce. È proprio alla luce di questo robusto consenso internazionale che risulta interessante e necessario valutare la recente opera del celebre biblista Israel Knohl, La disputa messianica (Milano, Adelphi, 2025), un testo di innegabile erudizione teologica che propone una rilettura del processo a Gesù incentrata quasi esclusivamente su una controversia dottrinale interna all’ebraismo. Sebbene l’opera di Knohl offra spunti esegetici di grande fascino e converga su alcuni specifici punti con la storiografia odierna, una disamina rigorosa rivela come la sua tesi principale si distanzi significativamente, rimanendo per molti aspetti metodologicamente arretrata, rispetto alle acquisizioni fattuali dell’attuale indagine sul Gesù storico. Continue reading →

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