L’intelligenza artificiale tra tecnica e metafisica: il contributo di Edoardo Mattei alla scuola di Tommaso

L’intelligenza artificiale tra tecnica e metafisica: il contributo di Edoardo Mattei alla scuola di Tommaso

Nel vasto e complesso panorama speculativo contemporaneo, caratterizzato da uno sviluppo sempre più rapito della tecnologia che ridefinisce quasi giorno per giorno i confini dell’esperienza umana, la riflessione filosofica e teologica è chiamata a misurarsi con sfide del tutto inedite, che toccano le radici stesse dell’ontologia e della metafisica. Nella presente congiuntura storica, così densa di incognite e di promesse, l’opera intitolata Agency Partecipata e Tomismo Digitale. Fondamenti per una teologia digitale sistematica di Edoardo Mattei (Palermo, Phronesis, 2026) rappresenta certamente un lavoro di rara profondità e completezza. Rispondendo implicitamente alle istanze del Magistero contemporaneo, che esorta costantemente la Chiesa a fronteggiare la rivoluzione digitale ponendo la propria dottrina sociale quale strenua difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro, il volume in esame si propone di gettare le basi concettuali per una teologia digitale autenticamente sistematica e rigorosamente fondata. L’autore non si limita a una mera e superficiale applicazione estrinseca di principi etici a nuove realtà tecniche, né cede alla sterile tentazione di proporre un frettoloso “battesimo” dell’innovazione tecnologica. Al contrario, il testo intraprende una rigorosa, profonda e laboriosa impresa speculativa che mira ad armonizzare la metafisica della partecipazione di San Tommaso d’Aquino con le più recenti acquisizioni degli studi sull’Intelligenza Artificiale (IA) e sulle dinamiche che la caratterizzano. Il testo rifugge con estrema lucidità due tentazioni contrapposte e speculari che il più delle volte tendono a vanificare le riflessioni teologiche su questo tema: da un lato, un luddismo apocalittico che scorge nella tecnologia un superbo esercizio di hybris prometeica e un allontanamento idolatra dal Creatore; dall’altro, un tecno-entusiasmo acritico, ingenuo e positivista, che accoglie ogni innovazione come un progresso ineluttabile e salvifico. Il volume dimostra invece in modo cristallino come l’ambiente digitale stesso divenga oggi un vero e proprio “luogo teologico”, capace di sollecitare un profondo ripensamento dell’antropologia, della cosmologia e della gnoseologia cristiana, confermando come il Tomismo non sia un relitto del passato da archiviare in modo definitivo, ma un sistema di pensiero aperto capace di farsi fecondare in modo costruttivo anche dalle più incredibili novità del mondo moderno. Continue reading →

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Il realismo della risurrezione e i limiti del riduzionismo contemporaneo

Il realismo della risurrezione e i limiti del riduzionismo contemporaneo

È sempre intellettualmente stimolante osservare le complesse dinamiche del dibattito contemporaneo tra fede e ragione. Le riflessioni che seguono replicano alle osservazioni mosse di recente da un noto militante ateo del web in un suo video a questo nostro articolo relativo al corpo di risurrezione di Cristo, caratterizzato da toni spesso irriverenti e provocatori. Tuttavia, l’intento di queste righe non è affatto quello di ingaggiare un polemico confronto a distanza con il nostro critico, né di scendere sul terreno della sterile schermaglia personale che tanto appassiona i social network. L’occasione è invece quanto mai propizia per rispondere a quelle che si rivelano essere, a un’analisi attenta, delle difficoltà oggettive da parte di chi è abituato a pensare in modo strettamente riduzionistico ad afferrare il rigore di un ragionamento libero da tale angusta pastoia. Chi inquadra la totalità della realtà attraverso un paradigma univocamente materialista incontra ostacoli quasi insormontabili nel comprendere ragionamenti metafisici che spaziano ben oltre il raggio d’azione del calibro, del telescopio o della provetta. Pretendere di giudicare l’immensa architettura dell’essere utilizzando esclusivamente il metro del chimico o del fisico teorico produce un inevitabile strabismo epistemologico. Con il dovuto rispetto per l’intelligenza dell’interlocutore, ma concedendoci un pizzico di bonaria ironia davanti alla presunzione di poter smontare l’abisso del mistero dell’Incarnazione come se fosse un’equazione venuta male, ci affidiamo agli strumenti affilatissimi che San Tommaso d’Aquino ci ha lasciato in eredità. L’Angelico Dottore, d’altronde, possedeva un’ottima e pacata confidenza con i critici razionalisti del suo tempo, e la sua dottrina si presta magnificamente a dirimere simili cortocircuiti concettuali. Continue reading →

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L’evidenza del divino e la razionalità dell’assenso di fede

L’evidenza del divino e la razionalità dell’assenso di fede

L’affermazione dello scettico contemporaneo, secondo la quale “se Dio ci fosse, dovrebbe essere un qualcosa di evidente; siccome non lo è, allora non c’è”, si fonda su un profondo e radicato fraintendimento di natura gnoseologica e ontologica. Tale postulato, apparentemente inoppugnabile per la sensibilità moderna, presuppone una concezione univoca, riduzionista e materialistica dell’evidenza, limitando l’orizzonte del reale esclusivamente a ciò che risulta empiricamente verificabile, tangibile o scientificamente quantificabile. Questo paradigma, intimamente associato allo scientismo, impone arbitrariamente che i criteri di validazione propri delle scienze naturali debbano costituire l’unico accesso legittimo e universale alla verità. Tuttavia, un’analisi filosofica rigorosa, condotta attraverso gli insuperati strumenti concettuali messi a disposizione dal pensiero di Tommaso d’Aquino, dimostra come questa pretesa scettica sia non solo infondata e viziata da un errore categoriale, ma risulti filosoficamente auto-contraddittoria. Per smantellare tale sofisma, è necessario intraprendere un’indagine approfondita su cosa si intenda propriamente per “evidenza”, distinguendo l’evidenza empirica da quella metafisica, per poi analizzare la natura dell’atto di fede, il quale, lungi dall’essere un salto nell’irrazionale, si configura come un atto dell’intelletto guidato dalla volontà e sostenuto da inoppugnabili ragioni di credibilità. Continue reading →

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“Thomism and the natural sciences” di Ignacio Silva, una recensione

“Thomism and the natural sciences” di Ignacio Silva, una recensione

Il rapporto tra la teologia cristiana, la filosofia e lo studio empirico del mondo naturale costituisce uno dei campi di indagine più complessi e stratificati del panorama accademico contemporaneo. All’interno di questa vasta intersezione disciplinare, il volume Thomism and the natural sciences, pubblicato da Cambridge University Press nel 2025 all’interno della prestigiosa collana “Elements of Christianity and Science”, offre un contributo di straordinario spessore sistematico e metodologico. L’opera, redatta da Ignacio Silva, professore presso l’Instituto di Filosofia della Universidad Austral, si inserisce in un filone di ricerca in rapida espansione, proponendo un paradigma metodologico innovativo definito esplicitamente come “Science-Engaged Thomism” (tomismo impegnato con le scienze). In queste righe sintetizzeremo le tesi fondamentali del testo, esaminando in profondità le implicazioni metafisiche, teologiche e scientifiche che emergono dalla rilettura del pensiero di Tommaso d’Aquino alla luce delle scoperte empiriche moderne, e valutando il posizionamento del volume all’interno del dibattito accademico odierno. Continue reading →

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Un corpo oltre lo spaziotempo. La risurrezione di Cristo tra cosmologia moderna e metafisica

Un corpo oltre lo spaziotempo. La risurrezione di Cristo tra cosmologia moderna e metafisica

Oggi molti trovano una difficoltà quasi insormontabile nel concepire la plausibilità della risurrezione fisica di Gesù (1 Cor 15, 12-19), e questo ostacolo deriva in gran parte dalla nostra attuale visione cosmologica. L’universo che conosciamo attraverso l’astrofisica contemporanea è un continuo spaziotemporale curvo, in perenne e accelerata espansione, misurabile in miliardi di anni luce, governato dall’entropia e assolutamente privo di un “sopra” e di un “sotto” assoluti. Non esiste più, nella nostra mappa del cosmo, una volta celeste intesa come un limite fisico, né un tetto solido oltre il quale collocare comodamente un paradiso materiale. Di fronte all’immensità del vuoto cosmico e alle leggi inesorabili della termodinamica, l’idea che un corpo umano di carne e ossa, per quanto trasfigurato, debba trovarsi fisicamente e dimensionalmente da qualche parte appare a molti come un residuo mitologico. Se Gesù non è evaporato in una pura energia spirituale, ma ha nuovamente assunto la sua dimensione corporea in modo definitivo (ST III, q. 54, a. 1), dove si trova esattamente ora? Continue reading →

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Il tomismo ebraico tra XIII e XV secolo

Il tomismo ebraico tra XIII e XV secolo

L’alleanza filosofica inaspettata tra la speculazione ebraica e la via tomista

Quando ci fermiamo a riflettere sulla storia del pensiero medievale, siamo spesso vittime di un pregiudizio visivo molto radicato. Ci immaginiamo un mondo rigidamente diviso a compartimenti stagni, una mappa in cui i pensatori cristiani, quelli ebrei e quelli musulmani abitavano fortezze intellettuali separate, comunicando al massimo attraverso la polemica o lo scontro aperto. La realtà storica, per fortuna, è infinitamente più affascinante, complessa e sfumata. Le piazze, i mercati, ma soprattutto le biblioteche e gli studi di traduzione del Medioevo erano dei veri e propri laboratori aperti in cui le idee circolavano con una velocità sorprendente, ignorando spesso le barriere confessionali per amore della verità.

Chi ha un po’ di dimestichezza con la storia del pensiero medievale sa quanto san Tommaso d’Aquino fosse in debito con i grandi maestri dell’ebraismo. È un fatto assodato che il Dottor Angelico non avrebbe mai potuto costruire la sua architettura teologica senza il confronto serrato con il Fons Vitae di Ibn Gabirol, conosciuto dai latini sotto il nome di Avicebron. E sappiamo bene quanto fosse profonda la sua ammirazione per Mosè Maimonide, autore della monumentale Guida dei perplessi, che Tommaso citava con affetto e deferenza chiamandolo semplicemente “Rabbi Moyses”. Tuttavia, c’è una corrente del pensiero medievale che ha viaggiato nella direzione esattamente opposta. Si tratta di quel fenomeno intellettuale viene definito dagli storici “tomismo ebraico” e rappresenta una delle pagine più luminose dell’ecumenismo filosofico. Dimostra in modo inequivocabile come la complessa sintesi elaborata dall’Aquinate abbia superato quasi immediatamente i confini delle dispute scolastiche cristiane per trasformarsi in uno strumento universale. Il pensiero tomista, infatti, fornì agli intellettuali ebrei armi concettuali di inestimabile valore per combattere le derive eterodosse dell’aristotelismo di matrice araba e per difendere, su basi squisitamente razionali, i fondamenti stessi della loro fede. Continue reading →

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