L’accusa di onolatria rivolta agli ebrei e successivamente ai primi cristiani rappresenta uno degli aspetti più singolari della storia religiosa della Tarda Antichità. La genesi della stessa ha una storia complessa che affonda le radici in uno dei casi di sincretismo culturale più interessante del mondo greco-romano. Questo non può essere inquadrato come una semplice diceria popolare, ma sorge da una complessa interazione tra teologia egizia, polemica ellenistica e interpretazione romana, così come di ardite speculazioni esoteriche. Al centro di questo strano malinteso si colloca l’antica associazione dell’egiziano dio Seth, e del greco Tifone, con l’asino, animale considerato impuro a causa del suo legame ontologico con il deserto, il caos e le forze che minacciavano l’ordine cosmico stabilito dal Ma’at, vale a dire l’architettura morale e fisica della realtà. Quando i giudei divennero una presenza consistente in Egitto, in ragione della loro associazione culturale col deserto e del loro rifiuto di rappresentare la divinità, il loro Dio fu associato a Seth-Tifone, dando origine alla diceria che questo fosse un essere dalla sembianza asinina. Tale associazione di origine probabilmente popolare fu successivamente razionalizzata e trasformata in “fatto storico” dagli intellettuali alessandrini e romani, per poi ascendere ai cieli dell’astrologia e infine cristallizzarsi nella teologia inversa degli gnostici. Continue reading →
Origini cristiane
L’anatomia di un fallimento imperiale. La strategia, i soldi e la nemesi nella persecuzione di Valeriano
Sul polveroso fronte orientale, da qualche parte tra le rovine di Edessa e le terre contese della Mesopotamia, si consumò nel 260 uno degli eventi più traumatici e surreali della storia romana: l’imperatore Publio Licinio Valeriano, l’uomo che incarnava la maiestas di Roma, fu catturato vivo dal re persiano Shapur I. Non cadde in battaglia come un eroe, ma finì in catene, trasformato – se dobbiamo credere alle fonti cristiane come Lattanzio, intrise di una comprensibile Schadenfreude – in uno sgabello umano per aiutare il sovrano sasanide a montare a cavallo. La fine ingloriosa di Valeriano segnò l’epilogo di un regno che, solo pochi anni prima, aveva tentato una delle operazioni di polizia politica più sofisticate e mirate dell’antichità: lo smantellamento chirurgico della Chiesa cristiana. Per comprendere la natura specifica di questo scontro, che insanguinò il triennio 257-260, è necessario abbandonare la retorica del martirologio, che spesso appiattisce tutto sotto l’etichetta dell’odio religioso, e adottare lo sguardo disincantato dello storico che osserva i meccanismi del potere. La persecuzione di Valeriano non fu un atto di follia, né una semplice replica di quanto accaduto in precedenza; fu un tentativo razionale, cinico e disperato di salvare un Impero in bancarotta colpendo quella che ormai era percepita come una ricca e organizzata struttura parallela allo Stato. Continue reading →
L’origine liturgica del Natale. Tra decostruzione del mito solare e ricostruzione cronologica sacerdotale
Il Nodo Gordiano del 25 dicembre
La questione della datazione del Natale al 25 dicembre rappresenta uno dei problemi storiografici e liturgici più complessi e dibattuti nell’ambito degli studi sul Cristianesimo delle origini. Per lungo tempo, la narrazione dei divulgatori sorici si è adagiata su una spiegazione apparentemente lineare e seducente: quella del sincretismo religioso. Secondo questa prospettiva, la Chiesa, nel suo processo di espansione all’interno dell’Impero romano, avrebbe strategicamente sovrapposto la celebrazione della nascita di Cristo alle festività pagane preesistenti legate al solstizio d’inverno, in particolare il Natalis Solis Invicti. Questa teoria, che ha dominato l’orizzonte degli studi per oltre un secolo, viene oggi messa radicalmente in discussione da una nuova ondata di ricerche che privilegiano un’analisi interna alle fonti cristiane e giudaiche, suggerendo che la data del 25 dicembre potrebbe non essere un prestito esterno, ma il risultato di calcoli cronologici ed esegetici maturati all’interno della comunità credente. Continue reading →
Perché non possiamo scindere Cristo da Gesù e perché Enoc non è solo un orpello. Una succinta risposta analitica a Vito Mancuso.
1. Il dialogo necessario e il “muro” della Storia
Il dibattito pubblico tra teologia e storia è merce rara nel panorama culturale italiano, spesso polarizzato tra un devozionismo acritico e un laicismo sbrigativo. Per questo motivo, la replica che Vito Mancuso ha voluto dedicare alla mia recensione del suo ultimo volume, Gesù e Cristo, non è solo un atto di cortesia intellettuale di cui lo ringrazio, ma un’occasione preziosa. È l’occasione per andare al cuore del problema che assilla il cristianesimo (o quel che ne resta) in Occidente: come può un profeta ebreo del I secolo, con la sua visione del mondo arcaica e mitologica, parlare ancora all’uomo digitale del XXI secolo? Continue reading →
Recensione de “Il vangelo ebraico. Le vere origini del cristianesimo” di Daniel Boyarin
Nel panorama degli studi sulle origini cristiane, pochi libri hanno la capacità di scuotere le fondamenta delle certezze condivise come “Il vangelo ebraico: Le vere origini del cristianesimo” di Daniel Boyarin. In questo saggio denso, erudito e al tempo stesso accessibile, il rinomato studioso del Talmud e della cultura rabbinica si prefigge un obiettivo tanto ambizioso quanto dirompente: decostruire la grande narrazione che per duemila anni ha contrapposto ebraismo e cristianesimo come due universi teologici distinti e inconciliabili. La tesi di Boyarin, sostenuta con una meticolosa analisi dei testi evangelici e della letteratura ebraica coeva, è che questa separazione non fu un evento originario, una “biforcazione delle vie” avvenuta con la predicazione di Gesù, ma il lento e sofferto prodotto di secoli di controversie, polemiche e, in ultima analisi, di una ridefinizione politica delle identità religiose. Il cristianesimo primitivo, lungi dall’essere una religione “nuova” sorta in opposizione a una “vecchia”, era, nella visione di Boyarin, una delle tante, vibranti e legittime espressioni del pluralistico mondo ebraico del Secondo Tempio. L’opera si propone quindi come un audace tentativo di “rimpatrio”: riportare i Vangeli a casa, nel loro contesto ebraico originario, per leggerli non come l’atto di fondazione di un’alterità, ma come un capitolo interno, per quanto radicale e di enorme successo, della storia religiosa di Israele. Continue reading →
Inventore del cristianesimo? Un’analisi critica del Paolo di Augias
Un Paolo per il grande pubblico, un problema per la storia
L’opera di Corrado Augias, Paolo: L’uomo che inventò il Cristianesimo (Rai Libri 2023), si inserisce in un filone di alta divulgazione che ha il merito indiscutibile di rendere accessibili al grande pubblico figure e temi di notevole complessità. La prosa è avvincente, la narrazione fluida e la capacità di sintesi dell’autore permette al lettore di seguire le intricate vicende dell’apostolo con un interesse che raramente i saggi accademici riescono a suscitare. Tuttavia, è proprio qui che si annida il problema fondamentale del volume. Questa recensione si propone di dimostrare come il libro, pur essendo una lettura piacevole e stimolante, presenti una ricostruzione storica e teologica di Paolo e del cristianesimo nascente che non è semplicemente datata, ma si pone in radicale e inconciliabile contrasto con i risultati consolidati della ricerca specialistica degli ultimi decenni. Continue reading →

Commenti recenti