“La biblioteca della Bibbia”. Un viaggio storico-critico per una fede matura

Cari lettori, oggi voglio parlavi della mia ultima fatica letteraria, il mio volume La bilbioteca della Bibbia, in uscita per i tipi dell’Editrice Queriniana il prossimo 13 aprile. Un testo a cui ho voluto mettere mano mosso sia da un’urgenza interiore che da un’osservazione attenta del panorama culturale e religioso che ci circonda. Viviamo in una società che, nonostante le apparenze di secolarizzazione, nutre ancora un estremo interesse e per il testo biblico, riconoscendovi il fondamento ineludibile delle nostre radici culturali e un serbatoio inesauribile di senso esistenziale. Eppure, guardando al mercato editoriale italiano, mi sono reso conto di un paradosso frustrante: a fronte di questa diffusa sete di conoscenza, mancano quasi del tutto strumenti che siano in grado di introdurre il lettore alla Scrittura in modo al contempo sintetico e profondo. Il nostro panorama è infatti spaccato a metà. Da un lato, abbondano le pubblicazioni di natura prettamente devozionale, che offrono letture rassicuranti ma spesso prive di reale spessore scientifico, finendo per sovrapporre le esigenze spirituali del lettore al significato originario del testo. Dall’altro lato, si ergono le poderose opere accademiche, rigorose ma inaccessibili ai non addetti ai lavori, oppure, all’estremo opposto, i saggi di taglio scandalistico che utilizzano la critica storica unicamente come un’arma per demolire la credibilità del testo sacro. Mancava, a mio avviso, una voce che osasse porsi nel mezzo, una guida pensata per “lettori coraggiosi” che desiderassero accostarsi alle Scritture senza paraocchi, ponendosi immediatamente al cospetto della storia materiale del testo, delle idee complesse che esso trasmette e, soprattutto, delle sue pagine più problematiche e provocatorie.

Con La biblioteca della Bibbia, il mio intento primario è stato proprio quello di colmare questo vuoto, offrendo un’opera la cui estrema novità risiede nel tentativo ostinato di conciliare una rigorosa lettura storico-critica con una lettura di fede. Come storico delle religioni, sono profondamente convinto che non dobbiamo difendere la Bibbia dalla storia, ma dobbiamo imparare a leggerla nella storia. Per troppo tempo i credenti sono stati paralizzati dal timore, costretti a scegliere tra un letteralismo intellettualmente insostenibile, che entra fatalmente in rotta di collisione con le moderne scoperte scientifiche, e un cinismo decostruttivista che finisce per “buttare via il bambino con l’acqua sporca”. La mia scommessa, che caratterizza ogni singola pagina di questo libro, è che proprio analizzando con coraggio e onestà “l’acqua sporca” della storia, della cultura e del linguaggio umano e fallibile degli autori antichi, possiamo trovare il bambino: una parola viva, capace di interpellare ancora oggi la nostra esistenza in modo infinitamente più autentico. La critica, intesa in questo senso, non distrugge affatto il testo sacro, ma lo purifica; non spegne la fede, ma la invita a diventare più adulta, più onesta e molto più forte.

Ho voluto strutturare questo libro non come una semplice rassegna di argomenti slegati, ma come un vero e proprio itinerario propedeutico, per equipaggiare gradualmente chi legge a confrontarsi con la Bibbia. Il primo passo, indispensabile, è far comprendere che quando apriamo questo volume solenne non stiamo entrando in un monolite sceso dal cielo, ma stiamo varcando la soglia di una vasta biblioteca, risuonante di voci, teologie, stili e generi letterari assi diversi. Per questo motivo, ho dedicato la prima parte dell’opera a costruire l’armamentario critico del lettore, guidandolo attraverso la complessa formazione dei canoni (da quello ebraico a quello della Septuaginta, fino alle selezioni cristiane) e facendogli toccare con mano la materialità della critica testuale, mostrando come i testi siano stati copiati a mano per secoli, accumulando varianti ed errori. Comprendere la genesi plurale del testo e la varietà dei suoi generi letterari è infatti la competenza di base per evitare fraintendimenti colossali.

Una volta affilati questi strumenti, ho voluto condurre il lettore a un confronto diretto con la “storia dietro le storie”, illustrando le più recenti acquisizioni dell’archeologia e dell’epigrafia del Vicino Oriente antico. L’ho fatto affrontando apertamente ciò che la Bibbia non dice o dice diversamente dalle prove archeologiche. Ad esempio, ho analizzato la grandiosa narrazione della conquista di Canaan sotto Giosuè, mostrando come le possenti mura di città come Gerico o Ai fossero in realtà inesistenti o già in rovina nel Tardo Bronzo. L’emersione di Israele, come ci insegna l’archeologia, fu un processo endogeno e graduale. I racconti epici dell’invasione, così come le saghe dei patriarchi o l’idealizzazione della monarchia unita di Davide e Salomone, non sono cronache storiche fattuali, ma potenti miti fondativi e riletture teologiche. Sono stati composti in epoche assai più tarde per legittimare aspirazioni politiche presenti e per dare un’identità a un popolo in crisi, come dimostrano gli evidenti anacronismi in essi presenti. Persino l’evento fondante dell’Esodo, caratterizzato dal silenzio imbarazzante delle fonti egiziane e dall’assenza di tracce nel Sinai, si rivela una cronaca storica, ma come una straordinaria polemica teologica contro il pantheon egiziano e un simbolo universale e imperituro di liberazione.

Il cuore del mio saggio, e forse la sua parte più intellettualmente più impegnativa, è dedicato a quella che, sulla scia di T. Römer, ho indicato come “l’invenzione del Dio unico”. Nel nostro contesto culturale tendiamo a dare per scontato il monoteismo biblico, considerandolo il punto di partenza della religione d’Israele. Al contrario, ho voluto accompagnare il lettore lungo la sorprendente e sofferta evoluzione teologica che ha portato a questa affermazione. Attraverso lo studio dei testi poetici più arcaici e delle scoperte epigrafiche come quelle di Kuntillet ‘Ajrud, ho mostrato come YHWH fosse originariamente concepito come una divinità guerriera e della tempesta, inserita in un pantheon politeista subordinato al dio supremo El, e venerata per secoli insieme a una consorte divina, la dea Asherah. La religione popolare israelita è stata per lunghissimo tempo “sincretista”. Solo con l’ascesa della monarchia YHWH è divenuto il dio nazionale, e solo grazie alla spinta radicale dei profeti e del movimento deuteronomistico si è giunti a imporre una monolatria esclusiva. Tuttavia, la vera e propria nascita del monoteismo assoluto – la concezione di un unico Dio creatore e signore dell’universo – è avvenuta paradossalmente nel momento di massima debolezza di Israele: durante l’esilio babilonese.

Proprio alla luce di questa cornice storico-teologica, ho riletto la formazione del Pentateuco, non più visto come l’opera monolitica di Mosè, ma come un sofisticato palinsesto (il modello delle fonti o dei complementi) in cui tradizioni Yahwiste, Elohiste, Deuteronomiste e Sacerdotali sono state genialmente intrecciate per preservare la polifonia dell’esperienza del divino. Ho cercato di smontare il pregiudizio moderno contro il presunto “legalismo” della Torah, mostrando come l’alleanza (berit) fosse strutturata sui moduli dei trattati di vassallaggio ittiti e neo-assiri. In questa logica, la grazia e la liberazione precedono sempre la legge: le norme di purità e i precetti non sono vincoli oppressivi, ma istruzioni sapienzali per plasmare un’identità comunitaria basata sulla giustizia sociale, sull’empatia verso lo straniero e sulla santità intesa come separazione ordinatrice. Ho poi voluto restituire voce alla ricchezza degli Scritti e dei Profeti: da Isaia a Giobbe e Qoèlet ai Salmi.

Passando poi alle Scritture cristiane, ho cercato di applicare il medesimo rigore storico per indagare l’origine della fede che queste veicolano. Era per me fondamentale ancorare Gesù al suo contesto ebraico prima di esplorare le interpretazioni successive. Ho voluto fare chiarezza sulla distinzione tra il Gesù storico – ricostruibile scientificamente come un profeta apocalittico del I secolo – e il Cristo della fede proclamato dai Vangeli, i quali vanno letti non come biografie oggettive, ma come bioi teologici post-pasquali. Ho dedicato spazio all’apostolo Paolo, figura spesso fraintesa, per riscoprirlo non come un convertito che fonda una nuova religione contro l’ebraismo, ma come un pensatore ebreo radicale, impegnato in una poderosa rielaborazione per giustificare l’inclusione dei gentili nell’alleanza. Ho esplorato la pluralità delle prime comunità cristiane attraverso gli Atti, l’omelia cristologica della Lettera agli Ebrei e il linguaggio di resistenza politica e spirituale dell’Apocalisse di Giovanni, smontando l’idea che quest’ultima sia una sorta di copione per la fine del mondo.

Ma è nell’ultima parte del libro che ho voluto osare di più, ponendo il lettore faccia a faccia con quelli che ho definito “nodi, tensioni e mistero”. Credo fermamente che una lettura matura della Bibbia non possa, e non debba, distogliere lo sguardo dagli aspetti più spinosi e scandalosi che le sue pagine ci trasmettono. Mi riferisco a questioni brucianti e attuali come l’interpretazione delle presenze femminili, da cui emerge il protagonismo spesso silenziato di matriarche, profetesse e discepole. Mi riferisco alla complessa ricostruzione teologica che ha portato i primi cristiani a dare un senso allo scandalo della crocifissione. E, soprattutto, mi riferisco allo scandalo della violenza divina. Ho affrontato di petto il comando del cherem, lo sterminio sacro prescritto in libri come il Deuteronomio e Giosuè. Censurare questi testi sarebbe un atto di vigliaccheria, e giustificarli moralmente sarebbe un’aberrazione; occorre invece comprenderli nel loro contesto culturale come costruzioni teologiche volte a tracciare un confine identitario assoluto contro l’assimilazione, svelandoci un percorso umano e faticoso di comprensione del divino. La Bibbia ci espone costantemente al mysterium tremendum et fascinans di un Dio che non si lascia addomesticare dalle nostre limitate categorie etiche, come ci insegna il silenzio raggelante di Abramo sul monte Moria.

Ho scritto questo libro per smontare l’illusione di una Bibbia facile. La Scrittura non è un manuale di risposte preconfezionate da possedere, ma un oceano turbolento in cui immergersi. È un interlocutore esigente che ci sfida con la sua bellezza e ci disturba con la sua durezza, costringendoci a pensare, a studiare e a confrontarci con le ombre della nostra stessa umanità. Il mio auspicio è che questo strumento, colmando una lacuna profonda nel nostro panorama editoriale, possa accompagnare i lettori verso una fede che non chiude gli occhi di fronte alle asperità della storia, ma che proprio attraversandole scopre una verità più alta, rendendosi interpreti maturi, consapevoli e intellettualmente liberi di quel testo inesauribile che continua a plasmare il nostro mondo.

Per visualizzare il libro sulla pagina dell’editore: https://www.queriniana.it/libro/la-biblioteca-della-bibbia-5629

Posted by Adriano Virgili

4 comments

salvatore schirone

Attendo di riceverlo. Già ordinato online.
Libro interessante e utilissimo per una approccio corretto alla Bibbia. Sicuramente lo metterò davanti a tutti gli altri letti fino ad ora sull’argomento, come un aggiornamento indispensabile.
Dalla tua presentazione però mi accorgo che manca una parte importante per un approccio che sia anche stimolane per invogliare ad una lettura attuale del Libro dei libri: quello della sua lettura canonica e degli effetti nella storia. Intendo il lungo percorso che dai rispettivi canoni, ebraico e ctistinai (plurale!) ha prodotto letture e incarnazioni fondamentali per lo sviluppo e il radicarsi dell’ebraismo e del cristianesimo nel mondo. Il fatto che ebrei e cristiani considerino i vari libri un Tutto compatto e significativo è al fondamento delle rispettive fedi. Come anche la prospettiva che il credente generico e il curioso lo consulti per trovarvi risposte di senso per la sua vita…
Capisco che l’argomento sia molto ampio, ma potrebbe essere lo spunto per un altro libro, sulla storia degli effetti della Bibbia nella cultura e nelle religioni … Che ne ?

Adriano Virgili

Qualche accenno alla cosa nel libro c’è, ma ovviamente, il tema è troppo ampio perché potesse essere ospitato con compiutezza nello stesso. Una storia della ricezione e dell’interpretazione della Bibbia richiede un lavoro a parte.

Lo leggerò sicuramente. Ma da cristiano chiedo: da dove le arriva la fede nel Dio unico cristiano sapendo che per secoli Jawhe sarebbe stato solo un dio atmosferico tra gli altri in un pantheon (e da come scrive nell articolo non era nemmeno il più sommo in quanto sottoposto di El)? Se tutti o quasi i testi ebraici si dissolvono nel mito su cosa si poggia la fede cristiana? Certo sulla Resurrezione ma essa stessa in realtà dovrebbe poggiare su un substrato ebraico forte. Sono curioso di una sua eventuale risposta ? Premetto che ho letto o sto finendo di leggere tutti i suoi testi ma non mi pare questo tema sia stato ancora approfondito e non so se il libro si spingerà ad affrontare il tema (visto che già esso si propone di fare un’ampia e immagino difficile disamina dei testi)

Adriano Virgili

In questo libro se ne parla.

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