C’è una frase che da secoli viene ripetuta recitando il Credo niceno-costantinopolitano il significato della quale viene dato praticamente per scontato e che rappresenta un dato apparentemente indiscutibile: «il terzo giorno risuscitò». Questa formula, che Paolo pone per iscritto attorno all’anno 54 nella sua Prima lettera ai Corinzi (1Cor 15,4), ma che dichiara di aver ricevuto da una precedente tradizione, è il fulcro dell’annuncio pasquale. Leggendola con le lenti dello storico, questa indicazione temporale apparentemente così precisa rileva però subito una complessità inaspettata, aprendo un varco tra la realtà degli eventi, la cultura del tempo e la rielaborazione simbolica dei primi discepoli. Continue reading →
Esegesi biblica
L’evento inafferrabile. Una breve presentazione di “Sulla risurrezione di Gesù Cristo” di Heinrich Schlier
Il volume Sulla risurrezione di Gesù Cristo di Heinrich Schlier, riproposto al pubblico italiano da Morcelliana, con curatela di Lorenzo Cappelletti e impreziosito da una lucida prefazione dell’allora cardinale Joseph Ratzinger, costituisce un contributo particolarmente denso e metodologicamente raffinato all’esegesi neotestamentaria di impostazione teologica. Originariamente pubblicato nell’ormai lontano 1968, in una delicata congiuntura storica caratterizzata da un profondissimo fermento e da cospicui ripensamenti nel contesto degli studi biblici, questo breve saggio è il frutto rigoroso dell’approccio storico-critico messa al servizio dell’ermeneutica teologica. Il testo risulta particolarmente prezioso anche perché offre un paradigma di come l’indagine credente sui testi fondativi possa, e forse debba, misurarsi con lo “scandalo” di un evento che rompe le normali categorie della storiografia. Continue reading →
La “Vita di Gesù Cristo” di Giuseppe Ricciotti. Alcune considerazioni
Giuseppe Ricciotti (1890–1964), abate ordinario dei Canonici Regolari Lateranensi, illustre orientalista, archeologo e storico del cristianesimo, pubblicò la sua corposa Vita di Gesù Cristo nel 1941 presso la Tipografia Poliglotta Vaticana. L’opera ottenne un successo editoriale travolgente e immediato: nel giro di un solo anno, nonostante il drammatico contesto della Seconda guerra mondiale, registrò ben quattro edizioni e oltre ventimila copie vendute, venendo successivamente tradotta in numerose lingue e costantemente ristampata fino ai giorni nostri (sembra che fosse stata letta ed apprezzata dallo stesso Mussolini, con grande scorno del Ricciotti stesso, che nutriva genuini sentimenti antifascisti).
Per comprendere la genesi e l’importanza dell’opera di Ricciotti, è necessario ricostruire il panorama degli studi biblici nella prima metà del Novecento, un’epoca che vide il mondo cattolico affrontare la cosiddetta crisi modernista. Sul versante protestante e laico, la prima ricerca del Gesù storico (First Quest) era giunta a una fase di stallo e di radicale scetticismo storiografico: dopo il crollo dell’ottimismo liberale ottocentesco (smantellato dalla riscoperta della tensione escatologica ad opera di Johannes Weiss e Albert Schweitzer), l’avvento della Formgeschichte (la storia delle forme promossa da Rudolf Bultmann, Martin Dibelius e Karl Ludwig Schmidt) aveva dichiarato l’impossibilità scientifica di ricostruire una biografia psicologica o cronologica di Gesù, riducendo i vangeli a puri documenti della fede kerygmatica delle prime comunità. Sul versante cattolico, l’enciclica Pascendi dominici gregis (1907) di Pio X e la condanna di Alfred Loisy avevano generato un clima di forte sospetto e irrigidimento dottrinale nei confronti dell’applicazione del metodo storico-critico ai testi sacri. Continue reading →
Il fantasma dell’incorporeo. Alle origini del “logion” ignaziano tra storia, filologia e silenzi d’autore
Riceviamo con piacere la replica di Silvio Barbaglia alla nostra critica della sua ipotesi relativa alla conoscenza da parte di Ignazio di Antiochia del Vangelo secondo gli Ebrei, avanzata a sostegno di una datazione assai precoce di quest’ultimo. Esaminando con estrema attenzione il contributo in oggetto, è indubbiamente apprezzabile lo sforzo straordinario di ricondurre la formula ignaziana «οὐκ εἰμὶ δαιμόνιον ἀσώματον» (non sum daemonium incorporale) a una matrice semitica ancestrale da attribuirsi, secondo la testimonianza di Girolamo, al succitato vangelo. Tuttavia, dal nostro angolo visuale – che si colloca in linea con la prospettiva storico-critica standard – riteniamo che il modello difeso dallo studioso presenti alcuni nodi filologici e logici particolarmente complessi da sciogliere.
Conviene quindi ripercorrere analiticamente i punti cardine di questa argomentazione, non per contrapporvi una rigida chiusura, ma per mostrare le ragioni per cui, a tutt’oggi, l’ipotesi di una genesi autoctona della formula in ambiente ellenistico-grecofono continui ad apparirci dotata di un maggiore potere esplicativo e, in ultima analisi, di una superiore economia storiografica. Continue reading →
L’episodio di Anania e Saffira (Atti 5,1-11), un’analisi storico-critica
L’episodio di Anania e Saffira, proposto nel capitolo 5 degli Atti degli Apostoli (Atti 5,1-11), rappresenta certamente uno dei passaggi neotestamentari più “difficili” per il lettore contemporaneo. Collocato in una posizione narrativa profondamente strategica, subito dopo la descrizione idilliaca e armoniosa della prima comunità di Gerusalemme, caratterizzata dall’avere “un cuore solo e un’anima sola” e dalla totale condivisione dei beni (Atti 4,32-35), tale racconto appare all’improvviso, quasi come un fulmine a ciel sereno. Questo ci mostra la prima grave lacerazione interna alla Chiesa nascente, infrangendo l’immagine di un’utopia priva di ombre e riportando bruscamente il lettore alla realtà di una natura umana ancora soggetta al peccato e alla tentazione. Il testo è strutturato come un vero e proprio “racconto d’origine”, essenziale per la fondazione dell’identità cristiana, in cui l’autore agisce in modo assai evidente nella sua veste di “storiografo teologico”. Egli, infatti, non si limita a compilare una mera cronaca degli eventi passati, ma subordina la narrazione a precise finalità dottrinali, tracciando una profonda linea di continuità fondata sullo schema teologico della promessa e del compimento. Continue reading →
“La biblioteca della Bibbia” da oggi in libreria
Da oggi, 13 aprile 2026, è ufficialmente disponibile il mio nuovo volume intitolato La biblioteca della Bibbia. Una guida pratica per lettori coraggiosi, edito da Queriniana.
Questo testo è stato concepito con un obiettivo preciso e ponderato: fornire ai lettori uno strumento metodologicamente rigoroso per accostarsi alla complessità delle Sacre Scritture. Aprire la Bibbia, infatti, significa entrare all’interno di una vasta biblioteca, formata da testi redatti in contesti culturali ed epoche profondamente diverse. Si tratta di opere scritte da molteplici autori e segnate, nel tempo, da continue riletture e inevitabili tensioni interne. Continue reading →

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