Adriano Virgili

l volto celeste del Messia. “Gesù Figlio dell’Uomo”, il testamento scientifico e spirituale di Paolo Sacchi

l volto celeste del Messia. “Gesù Figlio dell’Uomo”, il testamento scientifico e spirituale di Paolo Sacchi

Scrivere la storia di Gesù di Nazaret è da sempre una delle sfide decisamente più impegnative per gli studiosi del mondo antico. Il rischio è infatti duplice: da una parte c’è l’ipercriticismo che svuota la figura del Nazareno di ogni storicità; dall’altra, l’atteggiamento apologetico e devozionale, che tende a piegare il dato storico su quello teologico. Ciononostante, se ad accostarsi all’impresa è un vero e proprio gigante dell’ebraistica e dello studio del giudaismo del Secondo Tempio come Paolo Sacchi (1930 – 2024), il risultato non potrà che essere un capolavoro di equilibrio, rigore metodologico e profondità intellettuale. Nel suo volume Gesù Figlio dell’Uomo. Leggendo Marco, pubblicato dalla casa editrice Morcelliana (2023, collana “Il pellicano rosso”), il professore emerito dell’Università di Torino e pioniere a livello internazionale degli studi sull’apocalittica giudaica e sugli apocrifi dell’Antico Testamento, ci consegna un testo che è per molti versi una sorta di suo testamento scientifico e spirituale. Come egli stesso confessa nella toccante premessa al testo, queste pagine rappresentano il “frutto supremo del percorso scientifico e umano” della sua vita, scritte con il desiderio di comunicare al lettore un entusiasmo e un amore per la figura di Gesù cresciuti con lo scorrere degli anni. Ed è proprio questa felice sintesi tra l’indagine storico-filologica e il calore della partecipazione esistenziale a rendere questo volume una lettura per molti versi davvero sorprendente.

Il volume opera una scelta metodologica molto precisa, concentrandosi esclusivamente sul Vangelo secondo Marco, considerato come il più antico e legato alla predicazione dell’apostolo Pietro. L’autore sceglie di non seguire la via di una scomposizione del testo per individuarne le fonti e i processi redazionali e di concentrarsi su una lettura del testo marciano che lo prenda in considerazione come un’opera unitaria. L’evangelista, infatti, non è un semplice collezionista di aneddoti, ma l’autore di una narrazione organica tesa a svelare in modo progressivo il mistero dell’identità profonda del protagonista della stessa. Al fine di decifrare questo mistero, Sacchi si avvale della sua conoscenza enciclopedica dell’immaginario religioso del giudaismo del I secolo, vale a dire del contesto in cui Gesù di Nazaret è nato, è cresciuto e ha svolto il suo ministero pubblico. Continue reading →

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L’universo olografico e l’atto d’essere. Una lettura tomista della teoria di Maldacena

L’universo olografico e l’atto d’essere. Una lettura tomista della teoria di Maldacena

Nel 1997, il fisico teorico Juan Martín Maldacena ha pubblicato un articolo che ha provocato un vero e proprio scossone alle fondamenta stesse della fisica e ha ridefinito in modo inaspettato la nostra comprensione dell’architettura dell’universo. Attraverso una formulazione matematica di grande eleganza, questi ha infatti dimostrato l’esistenza di un’esatta equivalenza, o “dualità”, tra due teorie fisiche apparentemente inconciliabili e operanti su dimensioni spaziotemporali differenti. Da un lato, c’è la complessa teoria della gravità quantistica, legata alla teoria delle stringhe, che descrive un universo operante all’interno di uno spazio a più dimensioni, tecnicamente noto come spazio Anti-de Sitter (AdS). Dall’altro, c’è la teoria quantistica dei campi (Teoria di Campo Conforme, o CFT) che non contempla la forza di gravità e che sussiste esclusivamente sul bordo o confine matematico a dimensionalità ridotta dello spazio descritto dalla teoria precedente. Continue reading →

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“They Flew” di Carlos Eire e il trionfo dell’agnosticismo metodologico

“They Flew” di Carlos Eire e il trionfo dell’agnosticismo metodologico

La storiografia contemporanea, specialmente quando si avventura nei territori complessi della storia religiosa, è inevitabilmente costretta a confrontarsi con il seguente interrogativo di carattere epistemologico: come trattare i resoconti di eventi che sfidano apertamente e radicalmente le leggi della fisica moderna? Per molto tempo, la storiografia accademica (influenzata dalla temperie culturale inaugurata dall’illuminismo e dal positivismo) ha risposto a questa domanda in modo pressoché univoco: attraverso una lettura di tipo strettamente riduzionistico. Di fronte a narrazioni di estasi, levitazioni, bilocazioni e prodigi di ogni sorta, lo storico post-illuminista ha spesso indossato le vesti del fisico, del medico, dello psichiatra o del detective, con l’obiettivo primario di decostruire le fonti e smascherarle. In questo contesto, l’interessantissimo e assai godibile saggio di Carlos M. N. Eire, They Flew: A History of the Impossible (Yale Univ Press, 2025), rappresenta non solo un’affascinante narrazione delle meraviglie di cui parlano copiosamente le cronache della prima età moderna, ma soprattutto come un manifesto magistrale di come la ricerca storica sul cristianesimo possa raggiungere vette di comprensione ineguagliate adottando un rigoroso agnosticismo metodologico. Continue reading →

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Il fantasma dell’incorporeo. Alle origini del “logion” ignaziano tra storia, filologia e silenzi d’autore

Il fantasma dell’incorporeo. Alle origini del “logion” ignaziano tra storia, filologia e silenzi d’autore

Riceviamo con piacere la replica di Silvio Barbaglia alla nostra  critica della sua ipotesi relativa alla conoscenza da parte di Ignazio di Antiochia del Vangelo secondo gli Ebrei, avanzata a sostegno di una datazione assai precoce di quest’ultimo. Esaminando con estrema attenzione il contributo in oggetto, è indubbiamente apprezzabile lo sforzo straordinario di ricondurre la formula ignaziana «οὐκ εἰμὶ δαιμόνιον ἀσώματον» (non sum daemonium incorporale) a una matrice semitica ancestrale da attribuirsi, secondo la testimonianza di Girolamo, al succitato vangelo. Tuttavia, dal nostro angolo visuale – che si colloca in linea con la prospettiva storico-critica standard – riteniamo che il modello difeso dallo studioso presenti alcuni nodi filologici e logici particolarmente complessi da sciogliere.

Conviene quindi ripercorrere analiticamente i punti cardine di questa argomentazione, non per contrapporvi una rigida chiusura, ma per mostrare le ragioni per cui, a tutt’oggi, l’ipotesi di una genesi autoctona della formula in ambiente ellenistico-grecofono continui ad apparirci dotata di un maggiore potere esplicativo e, in ultima analisi, di una superiore economia storiografica. Continue reading →

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Storiografia, memoria e identità. Una risposta critica a Silvio Barbaglia sul Prologo lucano

Storiografia, memoria e identità. Una risposta critica a Silvio Barbaglia sul Prologo lucano

Il prologo del Terzo Vangelo (Luca 1,1-4) è un testo che da sempre ha destato un particolare interesse tra gli esegeti. In appena quattro versetti, redatti in un greco fecondo e modulato secondo i canoni della migliore prosa ellenistica (quindi in uno stile talmente diverso dal resto del testo evangelico da aver indotto diversi studiosi a supporre che si tratti di una interpolazione), l’autore definisce il proprio posizionamento intellettuale, evoca la filiera della trasmissione della memoria e stringe un patto di lettura con il suo destinatario, l’eccellentissimo Teofilo. Per generazioni di studiosi, a partire dal pionieristico lavoro della Redaktionsgeschichte (la storia della redazione) e dalle intuizioni di autori come Hans Conzelmann, questo testo è stato considerato l’atto di nascita della vera e propria “storiografia cristiana”: il momento esatto in cui la primitiva comunità dei credenti, prendendo atto del ritardo della parusia (il ritorno glorioso e definitivo di Cristo), decide di storicizzare il proprio messaggio, trasformando l’annuncio escatologico fluido in una cronaca ordinata, letterariamente strutturata e proiettata nel tempo e nello spazio. Continue reading →

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Una breve replica critica all’ipotesi di Beatrice e Barbaglia in merito al “Vangelo secondo gli Ebrei” in Ignazio di Antiochia

Una breve replica critica all’ipotesi di Beatrice e Barbaglia in merito al “Vangelo secondo gli Ebrei” in Ignazio di Antiochia

Il mestiere dello storico, il fascino del frammento e la disciplina del metodo

Per chi si occupa di storia del cristianesimo antico, poche cose esercitano un fascino intellettuale e umano pari all’inseguimento di un frammento testuale perduto. Quando, studiando e analizzando i testi cristiani dei primissimi decenni del II secolo, ci imbattiamo in una citazione peculiare, in una frase attribuita a Gesù che non si sovrappone in modo esatto e millimetrico ai vangeli divenuti poi canonici, scatta immediatamente un appassionante riflesso investigativo. L’auspicio, sempre vivo nel cuore di ogni ricercatore, è quello di aver trovato una breccia nella fitta nebbia delle origini, di aver isolato l’anello di congiunzione, la fonte primigenia rimasta in ombra sotto i vasti sedimenti dell’ortodossia istituzionale dei secoli successivi. Continue reading →

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