Adriano Virgili

“They Flew” di Carlos Eire e il trionfo dell’agnosticismo metodologico

“They Flew” di Carlos Eire e il trionfo dell’agnosticismo metodologico

La storiografia contemporanea, specialmente quando si avventura nei territori complessi della storia religiosa, è inevitabilmente costretta a confrontarsi con il seguente interrogativo di carattere epistemologico: come trattare i resoconti di eventi che sfidano apertamente e radicalmente le leggi della fisica moderna? Per molto tempo, la storiografia accademica (influenzata dalla temperie culturale inaugurata dall’illuminismo e dal positivismo) ha risposto a questa domanda in modo pressoché univoco: attraverso una lettura di tipo strettamente riduzionistico. Di fronte a narrazioni di estasi, levitazioni, bilocazioni e prodigi di ogni sorta, lo storico post-illuminista ha spesso indossato le vesti del fisico, del medico, dello psichiatra o del detective, con l’obiettivo primario di decostruire le fonti e smascherarle. In questo contesto, l’interessantissimo e assai godibile saggio di Carlos M. N. Eire, They Flew: A History of the Impossible (Yale Univ Press, 2025), rappresenta non solo un’affascinante narrazione delle meraviglie di cui parlano copiosamente le cronache della prima età moderna, ma soprattutto come un manifesto magistrale di come la ricerca storica sul cristianesimo possa raggiungere vette di comprensione ineguagliate adottando un rigoroso agnosticismo metodologico. Continue reading →

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Il fantasma dell’incorporeo. Alle origini del “logion” ignaziano tra storia, filologia e silenzi d’autore

Il fantasma dell’incorporeo. Alle origini del “logion” ignaziano tra storia, filologia e silenzi d’autore

Riceviamo con piacere la replica di Silvio Barbaglia alla nostra  critica della sua ipotesi relativa alla conoscenza da parte di Ignazio di Antiochia del Vangelo secondo gli Ebrei, avanzata a sostegno di una datazione assai precoce di quest’ultimo. Esaminando con estrema attenzione il contributo in oggetto, è indubbiamente apprezzabile lo sforzo straordinario di ricondurre la formula ignaziana «οὐκ εἰμὶ δαιμόνιον ἀσώματον» (non sum daemonium incorporale) a una matrice semitica ancestrale da attribuirsi, secondo la testimonianza di Girolamo, al succitato vangelo. Tuttavia, dal nostro angolo visuale – che si colloca in linea con la prospettiva storico-critica standard – riteniamo che il modello difeso dallo studioso presenti alcuni nodi filologici e logici particolarmente complessi da sciogliere.

Conviene quindi ripercorrere analiticamente i punti cardine di questa argomentazione, non per contrapporvi una rigida chiusura, ma per mostrare le ragioni per cui, a tutt’oggi, l’ipotesi di una genesi autoctona della formula in ambiente ellenistico-grecofono continui ad apparirci dotata di un maggiore potere esplicativo e, in ultima analisi, di una superiore economia storiografica. Continue reading →

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Storiografia, memoria e identità. Una risposta critica a Silvio Barbaglia sul Prologo lucano

Storiografia, memoria e identità. Una risposta critica a Silvio Barbaglia sul Prologo lucano

Il prologo del Terzo Vangelo (Luca 1,1-4) è un testo che da sempre ha destato un particolare interesse tra gli esegeti. In appena quattro versetti, redatti in un greco fecondo e modulato secondo i canoni della migliore prosa ellenistica (quindi in uno stile talmente diverso dal resto del testo evangelico da aver indotto diversi studiosi a supporre che si tratti di una interpolazione), l’autore definisce il proprio posizionamento intellettuale, evoca la filiera della trasmissione della memoria e stringe un patto di lettura con il suo destinatario, l’eccellentissimo Teofilo. Per generazioni di studiosi, a partire dal pionieristico lavoro della Redaktionsgeschichte (la storia della redazione) e dalle intuizioni di autori come Hans Conzelmann, questo testo è stato considerato l’atto di nascita della vera e propria “storiografia cristiana”: il momento esatto in cui la primitiva comunità dei credenti, prendendo atto del ritardo della parusia (il ritorno glorioso e definitivo di Cristo), decide di storicizzare il proprio messaggio, trasformando l’annuncio escatologico fluido in una cronaca ordinata, letterariamente strutturata e proiettata nel tempo e nello spazio. Continue reading →

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Una breve replica critica all’ipotesi di Beatrice e Barbaglia in merito al “Vangelo secondo gli Ebrei” in Ignazio di Antiochia

Una breve replica critica all’ipotesi di Beatrice e Barbaglia in merito al “Vangelo secondo gli Ebrei” in Ignazio di Antiochia

Il mestiere dello storico, il fascino del frammento e la disciplina del metodo

Per chi si occupa di storia del cristianesimo antico, poche cose esercitano un fascino intellettuale e umano pari all’inseguimento di un frammento testuale perduto. Quando, studiando e analizzando i testi cristiani dei primissimi decenni del II secolo, ci imbattiamo in una citazione peculiare, in una frase attribuita a Gesù che non si sovrappone in modo esatto e millimetrico ai vangeli divenuti poi canonici, scatta immediatamente un appassionante riflesso investigativo. L’auspicio, sempre vivo nel cuore di ogni ricercatore, è quello di aver trovato una breccia nella fitta nebbia delle origini, di aver isolato l’anello di congiunzione, la fonte primigenia rimasta in ombra sotto i vasti sedimenti dell’ortodossia istituzionale dei secoli successivi. Continue reading →

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L’intelligenza artificiale tra tecnica e metafisica: il contributo di Edoardo Mattei alla scuola di Tommaso

L’intelligenza artificiale tra tecnica e metafisica: il contributo di Edoardo Mattei alla scuola di Tommaso

Nel vasto e complesso panorama speculativo contemporaneo, caratterizzato da uno sviluppo sempre più rapito della tecnologia che ridefinisce quasi giorno per giorno i confini dell’esperienza umana, la riflessione filosofica e teologica è chiamata a misurarsi con sfide del tutto inedite, che toccano le radici stesse dell’ontologia e della metafisica. Nella presente congiuntura storica, così densa di incognite e di promesse, l’opera intitolata Agency Partecipata e Tomismo Digitale. Fondamenti per una teologia digitale sistematica di Edoardo Mattei (Palermo, Phronesis, 2026) rappresenta certamente un lavoro di rara profondità e completezza. Rispondendo implicitamente alle istanze del Magistero contemporaneo, che esorta costantemente la Chiesa a fronteggiare la rivoluzione digitale ponendo la propria dottrina sociale quale strenua difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro, il volume in esame si propone di gettare le basi concettuali per una teologia digitale autenticamente sistematica e rigorosamente fondata. L’autore non si limita a una mera e superficiale applicazione estrinseca di principi etici a nuove realtà tecniche, né cede alla sterile tentazione di proporre un frettoloso “battesimo” dell’innovazione tecnologica. Al contrario, il testo intraprende una rigorosa, profonda e laboriosa impresa speculativa che mira ad armonizzare la metafisica della partecipazione di San Tommaso d’Aquino con le più recenti acquisizioni degli studi sull’Intelligenza Artificiale (IA) e sulle dinamiche che la caratterizzano. Il testo rifugge con estrema lucidità due tentazioni contrapposte e speculari che il più delle volte tendono a vanificare le riflessioni teologiche su questo tema: da un lato, un luddismo apocalittico che scorge nella tecnologia un superbo esercizio di hybris prometeica e un allontanamento idolatra dal Creatore; dall’altro, un tecno-entusiasmo acritico, ingenuo e positivista, che accoglie ogni innovazione come un progresso ineluttabile e salvifico. Il volume dimostra invece in modo cristallino come l’ambiente digitale stesso divenga oggi un vero e proprio “luogo teologico”, capace di sollecitare un profondo ripensamento dell’antropologia, della cosmologia e della gnoseologia cristiana, confermando come il Tomismo non sia un relitto del passato da archiviare in modo definitivo, ma un sistema di pensiero aperto capace di farsi fecondare in modo costruttivo anche dalle più incredibili novità del mondo moderno. Continue reading →

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Il realismo della risurrezione e i limiti del riduzionismo contemporaneo

Il realismo della risurrezione e i limiti del riduzionismo contemporaneo

È sempre intellettualmente stimolante osservare le complesse dinamiche del dibattito contemporaneo tra fede e ragione. Le riflessioni che seguono replicano alle osservazioni mosse di recente da un noto militante ateo del web in un suo video a questo nostro articolo relativo al corpo di risurrezione di Cristo, caratterizzato da toni spesso irriverenti e provocatori. Tuttavia, l’intento di queste righe non è affatto quello di ingaggiare un polemico confronto a distanza con il nostro critico, né di scendere sul terreno della sterile schermaglia personale che tanto appassiona i social network. L’occasione è invece quanto mai propizia per rispondere a quelle che si rivelano essere, a un’analisi attenta, delle difficoltà oggettive da parte di chi è abituato a pensare in modo strettamente riduzionistico ad afferrare il rigore di un ragionamento libero da tale angusta pastoia. Chi inquadra la totalità della realtà attraverso un paradigma univocamente materialista incontra ostacoli quasi insormontabili nel comprendere ragionamenti metafisici che spaziano ben oltre il raggio d’azione del calibro, del telescopio o della provetta. Pretendere di giudicare l’immensa architettura dell’essere utilizzando esclusivamente il metro del chimico o del fisico teorico produce un inevitabile strabismo epistemologico. Con il dovuto rispetto per l’intelligenza dell’interlocutore, ma concedendoci un pizzico di bonaria ironia davanti alla presunzione di poter smontare l’abisso del mistero dell’Incarnazione come se fosse un’equazione venuta male, ci affidiamo agli strumenti affilatissimi che San Tommaso d’Aquino ci ha lasciato in eredità. L’Angelico Dottore, d’altronde, possedeva un’ottima e pacata confidenza con i critici razionalisti del suo tempo, e la sua dottrina si presta magnificamente a dirimere simili cortocircuiti concettuali. Continue reading →

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