Adriano Virgili

La novità del Regno e la continuità interrotta. L’interpretazione avverbiale di καινόν (kainón) in Marco 14,25

La novità del Regno e la continuità interrotta. L’interpretazione avverbiale di καινόν (kainón) in Marco 14,25

Durante l’Ultima Cena, il Vangelo secondo Marco mette sulle labbra di Gesù un celebre logion di congedo che in greco suona in questo modo:

«ἀμὴν λέγω ὑμῖν ὅτι οὐκέτι οὐ μὴ πίω ἐκ τοῦ γενήματος τῆς ἀμπέλου ἕως τῆς ἡμέρας ἐκείνης ὅταν αὐτὸ πίνω καινὸν ἐν τῇ βασιλείᾳ τοῦ θεοῦ» (Mc 14,25)

La traduzione convenzionale di questo versetto, condivisa da gran parte della tradizione liturgica e da numerosi commentari classici, rende l’aggettivo neutro καινόν (kainón) in funzione attributiva o predicativa riferita all’oggetto «prodotto della vite» (genēma tēs ampelou), traducendo abitualmente: «In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio». Secondo l’interpretazione che sta alle spalle di questa traduzione, la novità descritta dal testo risiederebbe nella natura del vino, il “vino nuovo” del regno di Dio. Continue reading →

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La soteriologia della croce nell’opera lucana. Tra memoria del kerygma primitivo e rielaborazione teologica negli Atti degli Apostoli

La soteriologia della croce nell’opera lucana. Tra memoria del kerygma primitivo e rielaborazione teologica negli Atti degli Apostoli

Nel panorama del Nuovo Testamento, l’interpretazione della morte di Gesù offerta dall’autore del Vangelo secondo Luca e degli Atti degli Apostoli (generalmente identificato con la medesima persona) rappresenta un tema grandemente dibattuto nell’ambito dell’esegesi contemporanea. A differenza del corpus paolino o della Lettera agli Ebrei, in cui la croce è intepretata in modo preminente attraverso le categorie cultuali dell’espiazione vicaria, del riscatto e del sacrificio di sostituzione penale, l’opera lucana — e in particolar modo la prima sezione degli Atti degli Apostoli — prescinde totalmente da una lettura “sacrificale” della morte di Cristo.

Nei primi discorsi missionari che l’autore mette in bocca a Pietro a Gerusalemme (Atti 2–5) e a Cesarea presso il centurione Cornelio (Atti 10), non si presenta mai la croce come quell’altare su cui il sangue di Cristo è stato versato al fine di placare al giustizia divina, né come quell’atto capace di cancellare in modo intrinsecamente efficace le colpe dell’umanità. Al contrario, la morte di Gesù è dipinta come il vertice dei delitti dell’umanità, come la criminale conseguenza del tragico rifiuto del Profeta e del Servo inviato da Dio a Israele, un’ingiustizia storica che Dio stesso ha ribaltato mediante la risurrezione.

L’apparente assenza di una teologia della croce d’impronta espiatoria nei primi capitoli degli Atti pone un duplice interrogativo agli storici e agli esegeti: ci troviamo di fronte alla fedele conservazione del kerygma più arcaico della comunità gesuana di Gerusalemme, oppure si tratta di una specifica scelta teologico-redazionale di Luca, finalizzata a salvaguardare il primato della conversione (metanoia), della risurrezione e della misericordia divina? In queste righe dapprima enucleeremo la struttura dei discorsi petrini in Atti, per poi segnalare i rari ma significativi accenni alla morte di Cristo come sacrificio presenti nel medesimo scritto neotestamentario, terminando con una breve rassegna delle principali ipotesi interpretative avanzate per risolvere il problema. Continue reading →

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Il terzo giorno risuscitò. Storia, cronologia e teologia

Il terzo giorno risuscitò. Storia, cronologia e teologia

C’è una frase che da secoli viene ripetuta recitando il Credo niceno-costantinopolitano il significato della quale viene dato praticamente per scontato e che rappresenta un dato apparentemente indiscutibile: «il terzo giorno risuscitò». Questa formula, che Paolo pone per iscritto attorno all’anno 54 nella sua Prima lettera ai Corinzi (1Cor 15,4), ma che dichiara di aver ricevuto da una precedente tradizione, è il fulcro dell’annuncio pasquale. Leggendola con le lenti dello storico, questa indicazione temporale apparentemente così precisa rileva però subito una complessità inaspettata, aprendo un varco tra la realtà degli eventi, la cultura del tempo e la rielaborazione simbolica dei primi discepoli. Continue reading →

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L’evento inafferrabile. Una breve presentazione di “Sulla risurrezione di Gesù Cristo” di Heinrich Schlier

L’evento inafferrabile. Una breve presentazione di “Sulla risurrezione di Gesù Cristo” di Heinrich Schlier

Il volume Sulla risurrezione di Gesù Cristo di Heinrich Schlier, riproposto al pubblico italiano da Morcelliana, con curatela di Lorenzo Cappelletti e impreziosito da una lucida prefazione dell’allora cardinale Joseph Ratzinger, costituisce un contributo particolarmente denso e metodologicamente raffinato all’esegesi neotestamentaria di impostazione teologica. Originariamente pubblicato nell’ormai lontano 1968, in una delicata congiuntura storica caratterizzata da un profondissimo fermento e da cospicui ripensamenti nel contesto degli studi biblici, questo breve saggio è il frutto rigoroso dell’approccio storico-critico messa al servizio dell’ermeneutica teologica. Il testo risulta particolarmente prezioso anche perché offre un paradigma di come l’indagine credente sui testi fondativi possa, e forse debba, misurarsi con lo “scandalo” di un evento che rompe le normali categorie della storiografia. Continue reading →

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La “Vita di Gesù Cristo” di Giuseppe Ricciotti. Alcune considerazioni

La “Vita di Gesù Cristo” di Giuseppe Ricciotti. Alcune considerazioni

Giuseppe Ricciotti (1890–1964), abate ordinario dei Canonici Regolari Lateranensi, illustre orientalista, archeologo e storico del cristianesimo, pubblicò la sua corposa Vita di Gesù Cristo nel 1941 presso la Tipografia Poliglotta Vaticana. L’opera ottenne un successo editoriale travolgente e immediato: nel giro di un solo anno, nonostante il drammatico contesto della Seconda guerra mondiale, registrò ben quattro edizioni e oltre ventimila copie vendute, venendo successivamente tradotta in numerose lingue e costantemente ristampata fino ai giorni nostri (sembra che fosse stata letta ed apprezzata dallo stesso Mussolini, con grande scorno del Ricciotti stesso, che nutriva genuini sentimenti antifascisti).

Per comprendere la genesi e l’importanza dell’opera di Ricciotti, è necessario ricostruire il panorama degli studi biblici nella prima metà del Novecento, un’epoca che vide il mondo cattolico affrontare la cosiddetta crisi modernista. Sul versante protestante e laico, la prima ricerca del Gesù storico (First Quest) era giunta a una fase di stallo e di radicale scetticismo storiografico: dopo il crollo dell’ottimismo liberale ottocentesco (smantellato dalla riscoperta della tensione escatologica ad opera di Johannes Weiss e Albert Schweitzer), l’avvento della Formgeschichte (la storia delle forme promossa da Rudolf Bultmann, Martin Dibelius e Karl Ludwig Schmidt) aveva dichiarato l’impossibilità scientifica di ricostruire una biografia psicologica o cronologica di Gesù, riducendo i vangeli a puri documenti della fede kerygmatica delle prime comunità. Sul versante cattolico, l’enciclica Pascendi dominici gregis (1907) di Pio X e la condanna di Alfred Loisy avevano generato un clima di forte sospetto e irrigidimento dottrinale nei confronti dell’applicazione del metodo storico-critico ai testi sacri. Continue reading →

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Il Vangelo secondo i complottisti. Una breve guida per difendersi dalla pseudo-storiografia

Il Vangelo secondo i complottisti. Una breve guida per difendersi dalla pseudo-storiografia

Visitando una qualsiasi libreria (virtuale o fisica), troveremo che tra i libri in vendita ce ne sono parecchi che promettono di rivelarci delle presunte “verità sconvolgenti” su Gesù di Nazaret. C’è chi sostiene che fosse in realtà un principe erede di antiche dinastie egiziane, chi afferma che la sua crocifissione sia stata una farsa orchestrata da servizi segreti ante litteram, chi lo vuole come un alias di Giovanni Battista, chi lo trasforma nel segreto rampollo di una regina ellenistica, ecc. Sul lettore completamente digiuno di studi storici, tale tipologia di narrazioni tende ad esercitare un fascino che oserei definire quasi magnetico. L’idea che ci sia una sorta di “storia segreta”, occultata per millenni dai “poteri forti” e dalle istituzioni religiose interessate a difendere i propri interessi ha certamente un potere attrattivo innegabile, in grado di rendere quello che si presenta come un saggio storico appassionante come un thriller di sapore hollywoodiano. Ciononostante, dietro il velo del sensazionalismo e delle quarte di copertina accattivanti, si nasconde una metodologia che è eufemistico definire disastrosa. Non stiamo infatti qui parlando di interpretazioni storiche audaci o minoritarie (come per il Gesù storico possono esserlo quelle di Bermejo Rubio o di Piovanelli), ma di vera e propria “fuffa” editoriale, di pseudo-storiografia che si maschera da indagine “indipendente” e pretende di presentarsi come avente un valore scientifico. Ma come può un lettore inesperto e privo di una conoscenza approfondita delle fonti e delle lingue antiche riuscire a distinguere il lavoro del vero storico (come John P. Meier, Ed P. Sanders, o in Italia Mauro Pesce e Giorgio Jossa) dalle fantasie di un autore di letteratura cospirazionista? Continue reading →

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