L’indagine ermeneutica e storico-critica sul Vangelo secondo Giovanni rappresenta da oltre due secoli uno dei campi di indagine più complessi, stratificati e affascinanti dell’intera ricerca neotestamentaria. A partire dall’età dell’illuminismo, il quarto vangelo è stato sottoposto a un esame scientifico sempre più rigoroso, volto a decifrarne il valore storico, l’origine apostolica, la genesi compositiva e il profondo rapporto con l’ambiente filosofico e religioso dell’epoca, superando progressivamente le esclusive letture spirituali, dogmatiche o puramente allegoriche che avevano dominato incontrastate i secoli precedenti. In questo vasto e articolato orizzonte di ricerca, l’esegesi accademica ha progressivamente riconosciuto la profonda coerenza teologica del testo, il suo innegabile radicamento nel giudaismo palestinese del I secolo e la complessa ma organica storia redazionale che ha portato alla sua forma canonica attuale. Si è compreso che il testo non è un ateroide caduto dal cielo, ma il frutto di una tradizione viva, che ha riflettuto, pregato e reinterpretato la figura di Gesù di Nazaret alla luce degli eventi pasquali e delle sfide storiche affrontate dalla comunità dei credenti. Parallelamente a questa consolidata tradizione scientifica, il mercato editoriale contemporaneo ha tuttavia visto il proliferare di innumerevoli opere che, ammantandosi di un’aura di riscoperta filologica o di rivelazione esoterica, propongono riletture del testo biblico radicalmente avulse dai risultati della ricerca accademica e filologica. Un esempio emblematico di tale tendenza decostruttivista è rappresentato dal volume intitolato Il codice segreto del Vangelo di Igor Sibaldi (edito nel 2003 da Frassinelli e riedito nel 2013 da Sperling & Kupfer). L’autore si propone in quest’opera di ricostruire il testo giovanneo così come, a suo dire, doveva apparire originariamente nel II secolo, con l’intento esplicito di espungere e denunciare quelle che egli considera arbitrarie e sistematiche manipolazioni operate dagli scribi e dai censori della cosiddetta “Grande Chiesa”. Il risultato di questa operazione editoriale e “traduttiva” è la presentazione di una religione definita “totalmente nuova”, un sistema di pensiero caratterizzato dall’assoluta assenza di autorità istituzionali, di rituali codificati, del concetto stesso di peccato e di qualsiasi forma di timore reverenziale verso il divino. In questa singolare rilettura, i personaggi storici che popolano la narrazione evangelica assumono contorni psicologici inediti, e l’intero impianto cristologico del testo originario viene forzatamente piegato a un’interpretazione di stampo puramente individualistico e anacronisticamente gnosticheggiante, pensata ad uso e consumo di un lettore moderno in cerca di un presunto sentiero spirituale di auto-realizzazione. Continue reading →
Adriano Virgili
L’episodio di Anania e Saffira (Atti 5,1-11), un’analisi storico-critica
L’episodio di Anania e Saffira, proposto nel capitolo 5 degli Atti degli Apostoli (Atti 5,1-11), rappresenta certamente uno dei passaggi neotestamentari più “difficili” per il lettore contemporaneo. Collocato in una posizione narrativa profondamente strategica, subito dopo la descrizione idilliaca e armoniosa della prima comunità di Gerusalemme, caratterizzata dall’avere “un cuore solo e un’anima sola” e dalla totale condivisione dei beni (Atti 4,32-35), tale racconto appare all’improvviso, quasi come un fulmine a ciel sereno. Questo ci mostra la prima grave lacerazione interna alla Chiesa nascente, infrangendo l’immagine di un’utopia priva di ombre e riportando bruscamente il lettore alla realtà di una natura umana ancora soggetta al peccato e alla tentazione. Il testo è strutturato come un vero e proprio “racconto d’origine”, essenziale per la fondazione dell’identità cristiana, in cui l’autore agisce in modo assai evidente nella sua veste di “storiografo teologico”. Egli, infatti, non si limita a compilare una mera cronaca degli eventi passati, ma subordina la narrazione a precise finalità dottrinali, tracciando una profonda linea di continuità fondata sullo schema teologico della promessa e del compimento. Continue reading →
Il processo di Gesù. Il consenso della ricerca storica e i limiti de “La disputa messianica” di Israel Knohl
La ricerca sul Gesù storico rappresenta uno degli ambiti più complessi e affascinanti dell’indagine storiografica antica. L’obiettivo primario degli specialisti contemporanei è quello di ricostruire la figura del Nazareno applicando un rigoroso “criterio di plausibilità storica”: Gesù deve essere compreso all’interno del suo specifico contesto, ovvero il multiforme e turbolento giudaismo del I secolo, e la sua vita deve poter spiegare in modo logico e consequenziale la reazione delle autorità che lo portarono alla morte, nonché la successiva nascita del movimento cristiano. In questo vasto sforzo ricostruttivo, l’analisi del processo e dell’esecuzione di Gesù costituisce un banco di prova fondamentale per qualsiasi sintesi storiografica. Negli ultimi decenni, grazie al contributo metodologico di studiosi di primissimo piano, si è consolidato un solido consenso accademico riguardo alle dinamiche storiche, politiche e giuridiche che condussero il predicatore galileo sulla croce. È proprio alla luce di questo robusto consenso internazionale che risulta interessante e necessario valutare la recente opera del celebre biblista Israel Knohl, La disputa messianica (Milano, Adelphi, 2025), un testo di innegabile erudizione teologica che propone una rilettura del processo a Gesù incentrata quasi esclusivamente su una controversia dottrinale interna all’ebraismo. Sebbene l’opera di Knohl offra spunti esegetici di grande fascino e converga su alcuni specifici punti con la storiografia odierna, una disamina rigorosa rivela come la sua tesi principale si distanzi significativamente, rimanendo per molti aspetti metodologicamente arretrata, rispetto alle acquisizioni fattuali dell’attuale indagine sul Gesù storico. Continue reading →
“La biblioteca della Bibbia” da oggi in libreria
Da oggi, 13 aprile 2026, è ufficialmente disponibile il mio nuovo volume intitolato La biblioteca della Bibbia. Una guida pratica per lettori coraggiosi, edito da Queriniana.
Questo testo è stato concepito con un obiettivo preciso e ponderato: fornire ai lettori uno strumento metodologicamente rigoroso per accostarsi alla complessità delle Sacre Scritture. Aprire la Bibbia, infatti, significa entrare all’interno di una vasta biblioteca, formata da testi redatti in contesti culturali ed epoche profondamente diverse. Si tratta di opere scritte da molteplici autori e segnate, nel tempo, da continue riletture e inevitabili tensioni interne. Continue reading →
La credibilità del cristianesimo nell’epoca contemporanea. Una risposta alle tesi di John Shelby Spong
- La crisi epistemologica e la sfida della Nuova Riforma
Il cristianesimo contemporaneo si trova ad affrontare una profonda crisi epistemologica, culturale e teologica. L’emergere della scienza moderna, le rivoluzioni copernicana e darwiniana e lo sviluppo di un paradigma filosofico post-illuminista hanno indotto molti pensatori a interrogarsi sulla sostenibilità intellettuale della dottrina cristiana tradizionale. Tra le voci più radicali emerse in questo panorama c’è quella di John Shelby Spong (1931-2021), il quale, mosso dalla constatazione di un inesorabile declino della religione istituzionale, ha formulato un manifesto per una “Nuova Riforma” articolato in dodici tesi. L’assunto fondamentale di Spong è che il cristianesimo, per poter sopravvivere nel mondo contemporaneo, debba abbandonare il “teismo” classico, l’interpretazione letterale delle Scritture e i dogmi fondamentali riguardanti l’incarnazione, la redenzione, i miracoli e la risurrezione. La sua tesi centrale sostiene che le categorie teistiche tradizionali, che descrivono un essere sovrannaturale esterno al mondo capace di invaderlo miracolosamente, non sono più credibili per l’uomo moderno. Continue reading →
L’ipotesi di Jean Carmignac sull’origine dei vangeli sinottici. Genesi, critica filologica e valutazione accademica
L’indagine sull’origine, la datazione e la stratificazione linguistica dei vangeli sinottici costituisce uno degli ambiti più complessi e analiticamente densi dell’esegesi neotestamentaria. Nel corso del XX secolo, il panorama accademico è stato largamente dominato dalla Teoria delle Due Fonti, un paradigma che postula la priorità del Vangelo di Marco e l’esistenza di una fonte perduta di detti (la fonte Q) come fondamenti testuali per le successive redazioni di Matteo e Luca. All’interno di questo scenario di consolidato consenso critico basato sull’uso della Formgeschichte (storia delle forme) e della Redaktionsgeschichte (storia della redazione), si è inserita, negli anni Ottanta, un’ipotesi radicalmente divergente proposta dall’abbé Jean Carmignac. Continue reading →

Commenti recenti