Esce oggi in libreria questa mia fatica letteraria che mi è costata quasi due anni di lavoro e che ho l’onore di pubblicare per i tipi della Elledici nella collana “Percorsi e Traguardi Biblici”. Il volume, intitolato Capire il Libro di Enoc: Una guida alla lettura, nasce da un’esigenza precisa che ho avvertito forte nel corso dei miei studi: colmare un vuoto evidente nel panorama editoriale italiano. Mancava, infatti, uno strumento che rendesse accessibile al grande pubblico, e non solo alla cerchia ristretta degli accademici, uno dei testi più affascinanti, complessi e decisivi per la comprensione delle origini cristiane e del giudaismo antico.
Ho scritto questo libro perché sono profondamente convinto che non sia possibile comprendere appieno il Nuovo Testamento, né la stessa figura storica di Gesù, senza immergersi nelle acque profonde del cosiddetto “giudaismo enochico”. Per secoli ci siamo abituati a pensare al giudaismo del Secondo Tempio come a una realtà monolitica, incentrata esclusivamente sulla Legge di Mosè e sul Tempio di Gerusalemme. Grazie al lavoro pionieristico di studiosi come Paolo Sacchi e Gabriele Boccaccini – che mi ha fatto il grande regalo di firmare la prefazione a questo mio lavoro – oggi sappiamo che la realtà era ben più variegata. Esisteva una voce “del dissenso”, una corrente di pensiero che affidava le sue speranze e le sue visioni non tanto a Mosè quanto al patriarca antidiluviano Enoc.
In queste quasi 400 pagine, vi accompagno passo dopo passo attraverso le cinque sezioni che compongono questa antica “biblioteca” enochica, cercando di dipanarne la matassa di simboli e visioni che spesso scoraggia il lettore moderno. Il cuore della mia analisi parte dalla domanda fondamentale sull’origine del male. A differenza della tradizione mosaica, che individuava la radice del male nella libera trasgressione della Legge da parte dell’uomo e nella rottura dell’alleanza con Dio, gli autori del Libro di Enoc propongono una risposta diversa e, per certi versi, più inquietante. Nel Libro dei Vigilanti (la prima sezione di Enoc), scopriamo che il male è frutto di una catastrofe cosmica, innescata dalla ribellione di angeli, i “vigilanti”, scesi sulla terra per unirsi alle donne e insegnare all’umanità delle conoscenze corruttrici. È una prospettiva rivoluzionaria: l’uomo non è il colpevole primario, ma la vittima di potenze sovrumane, e per questo la salvezza non può venire solo dall’osservanza della Legge, ma richiede un intervento divino diretto e definitivo.
Ho proposto un’analisi ampia e approfondita delle sezioni di Enoc apparentemente più ostiche, come il Libro dell’Astronomia. Ho cercato di spiegare, ad esempio, perché quelle lunghe descrizioni sui moti del sole e della luna non siano noiosa scienza primitiva, ma una vera e propria “teologia politica”. Dietro la difesa di un calendario solare di 364 giorni si celava, infatti, una feroce battaglia per il controllo del tempo sacro e delle feste liturgiche, in aperta polemica con il calendario lunare adottato dal sacerdozio del Tempio di Gerusalemme, che secondo gli autori enochici celebrava le feste nei giorni sbagliati, rendendo il culto inefficace se non blasfemo.
Un’attenzione particolare ho dedicato al Libro delle Parabole, forse la sezione più teologicamente densa e controversa di Enoc. Qui ci imbattiamo nella figura del “Figlio dell’Uomo”, un essere celeste preesistente che siede sul trono di gloria di Dio per giudicare i re e i potenti della terra. È impossibile non notare come gli evangelisti, e Gesù stesso, abbiano attinto a piene mani da questo immaginario per definire l’identità messianica. Ho cercato di mostrare come concetti che consideriamo come tipicamente cristiani abbiano radici profonde in questo terreno giudaico spesso trascurato.
Ma Capire il Libro di Enoc vuole essere anche un viaggio avventuroso attraverso la storia di un testo che ha vissuto mille vite. Nel primo, lungo capitolo dello stesso vi racconto di come questo libro fosse considerato “Scrittura Sacra” dai primi cristiani – tanto da essere citato esplicitamente nella Lettera di Giuda nel Nuovo Testamento – per poi cadere in disgrazia con il consolidarsi dell’ortodossia, finendo per essere bandito e dimenticato in Occidente per oltre un millennio. È una storia di sopravvivenza miracolosa: il testo si è salvato dall’oblio solo perché custodito con venerazione dalla Chiesa Etiope, per poi essere rocambolescamente riportato in Europa nel XVIII secolo dall’esploratore scozzese James Bruce, le cui peripezie hanno riaperto all’Occidente le porte di questo mondo perduto.
Il mio obiettivo, in definitiva, non è stato quello di redigere un arido trattato specialistico, ma di offrire una mappa chiara e affidabile. Ho voluto sgomberare il campo dalle tante speculazioni pseudo-scientifiche e “fanta-archeologiche” che spesso inquinano la divulgazione su Enoc, per restituire la parola al testo stesso e al suo contesto storico. Spero che queste pagine possano offrire a credenti e non credenti, a studiosi e semplici appassionati, una nuova lente per guardare alle radici della nostra cultura spirituale, riscoprendo un anello mancante fondamentale che unisce ebraismo e cristianesimo.
Buona lettura.

Ho acquistato il volume ed ho una domanda a cui non ho saputo trovare una risposta: quale versione italiana del libro di Enoc è da preferire?
Attualmente esiste una sola versione completa in italiano del Libro di Enoc, ed è quella che cito nel libro (e che si trova facilmente anche on-line). Altre edizioni del testo che circolano su Amazon utilizzano delle traduzioni (spesso piene di sgrammaticature perché fatte con Google) dalla versione classica inglese di Charles.