Adriano Virgili

Un ponte sui “decenni silenziosi”: recensione di “Dalla buona novella ai vangeli” di D. Wenham

Un ponte sui “decenni silenziosi”: recensione di “Dalla buona novella ai vangeli” di D. Wenham

David Wenham, Dalla buona novella ai vangeli. Cosa dissero i primi cristiani su Gesù?, (Tit. or. From Good News to Gospels. What Did the First Christians Say about Jesus?), Introduzione di Donald A. Hagner, Traduzione dall’inglese di Alberto Rezzi, Brescia, Queriniana, 2019, pp. 150.

Nei decenni fondamentale e in qualche modo opachi che separano la crocifissione di Gesù dalla redazione dei primi Vangeli (un intervallo stimato dagli studiosi a circa quarant’anni), la “buona novella” si diffuse con una rapidità sbalorditiva. Ma quale “buona novella”? Cosa veniva esattamente comunicato? La risposta accademica prevalente nell’ultimo secolo, dominata dall’Ipotesi delle Due Fonti (2SH), ha tradizionalmente disassemblato le tradizioni evangeliche in strati letterari distinti e cronologicamente successivi: la narrazione (Marco), i detti (la fonte Q), e tradizioni comunitarie più tarde (M e L), innestate successivamente da Matteo e Luca. In questa ricostruzione, il “Vangelo” pre-letterario era spesso ridotto a un kerygma (proclamazione) teologico astratto (Gesù è morto ed è risorto), con un interesse minimo per il Gesù terreno, o a una congerie di aneddoti e loghia isolati, trasmessi in modo “informale e incontrollato”. Continue reading →

Posted by Adriano Virgili in Nuovo Testamento, 1 comment
L’ombra dell’utopia e la luce del reale: una critica tomista alla ragione politica astratta

L’ombra dell’utopia e la luce del reale: una critica tomista alla ragione politica astratta

Mi trovo spesso a riflettere, con una certa preoccupazione speculativa, sulla singolare direzione che ha preso la filosofia politica contemporanea, specialmente quella di matrice anglosassone che domina le accademie occidentali. Esiste una tentazione persistente, che potremmo definire platonica nel senso meno nobile del termine, o forse cartesiana, che ci invita costantemente a distogliere lo sguardo dal mondo così com’è – con le sue brutture, le sue incoerenze, le sue tragiche necessità e la sua ineliminabile contingenza – per fissarlo su un modello astratto, una costruzione mentale di perfezione geometrica. È quella che nel dibattito specialistico viene definita “ideal theory”, o teoria ideale. La proposta sembra, a prima vista, non solo ragionevole ma moralmente doverosa: si immagina una società perfettamente giusta, disegnata per cittadini perfettamente razionali che rispettano rigorosamente ogni legge – la cosiddetta strict compliance – e si utilizza questa immagine immacolata come metro di giudizio e come stella polare per l’azione politica. Eppure, se ci mettiamo alla scuola di San Tommaso d’Aquino, il Doctor Communis, e proviamo a scrutare questa impostazione con gli strumenti affilati della sua metafisica e della sua antropologia, ci accorgiamo che questo apparente nobile sforzo nasconde un vizio radicale. Non si tratta di un semplice errore metodologico, ma di una deviazione esistenziale che rischia di rendere la politica non solo sterile, ma disumana. Vorrei accompagnarvi in un’analisi rigorosa del perché, nell’ottica del realismo tomista, cercare la giustizia partendo dall’ideale significa condannarsi all’ingiustizia reale, e perché solo un ritorno alla “ragione pratica” può salvare la convivenza umana dall’arroganza dell’utopia. Continue reading →

Posted by Adriano Virgili in Tomismo, 0 comments
Accordo verbale e tradizione orale: un’analisi di “Oral Tradition and Synoptic Verbal Agreement” di T. M. Derico

Accordo verbale e tradizione orale: un’analisi di “Oral Tradition and Synoptic Verbal Agreement” di T. M. Derico

La pubblicazione nel 2016 di Oral Tradition and Synoptic Verbal Agreement: Evaluating the Empirical Evidence for Literary Dependence, opera di T. M. Derico (Eugene, OR: Pickwick Publications, 2016) , ha rappresentato un contributo metodologico davvero interessante nel campo degli studi sinottici. Derico stesso apre la sua opera (Capitolo 1) con la provocatoria affermazione che il problema che sta affrontando “è recentemente peggiorato molto”. Egli definisce il problema in tre frasi apparentemente semplici: 1. Alcuni cristiani del primo secolo ricordavano e trasmettevano tradizioni orali su Gesù. 2. Gli evangelisti sinottici fecero un certo uso di alcune di queste tradizioni nella composizione dei loro Vangeli. 3. Non sappiamo molto di queste tradizioni o di come gli evangelisti sinottici le usarono. È questa terza frase, e la nostra profonda ignoranza riguardo ad essa, che guida l’indagine di Derico. In un’epoca in cui la ricerca sull’oralità, sulla memoria sociale e sulla performance criticism sta ridefinendo i parametri della critica neotestamentaria, l’opera di Derico si inserisce come un correttivo empirico necessario, sfidando direttamente l’assioma su cui si fonda quasi un secolo di critica delle fonti. Continue reading →

Posted by Adriano Virgili in Nuovo Testamento, 0 comments
Un’analisi sociolinguistica del Nuovo Testamento nel contesto degli studi sulle origini dei vangeli

Un’analisi sociolinguistica del Nuovo Testamento nel contesto degli studi sulle origini dei vangeli

Il volume Sociolinguistic Analysis of the New Testament: Theories and Applications di Hughson T. Ong (Brill, 2021) non è semplicemente un’aggiunta al crescente corpus di studi sul Nuovo Testamento, ma un intervento metodologico sistematico e di vasta portata. L’opera si propone un obiettivo ambizioso: elevare la “critica sociolinguistica” da un interesse di nicchia, spesso confuso con la critica sociologica o l’analisi linguistica puramente testuale, a una disciplina esegetica primaria, distinta e, soprattutto, metodologicamente più rigorosa. La tesi centrale che anima l’intero volume è che un’analisi accurata e storicamente fondata dei testi del Nuovo Testamento, specialmente in relazione alle loro complesse origini, è possibile solo attraverso un esame rigoroso delle dinamiche interrelate di “lingua, cultura e persone” all’interno delle specifiche “comunità linguistiche” (speech communities) che li hanno prodotti. Continue reading →

Posted by Adriano Virgili in Nuovo Testamento, 0 comments
Un riesame della memoria: come la psicologia cognitiva può rimodellare la ricerca sulle origini dei vangeli e la tradizione di Gesù

Un riesame della memoria: come la psicologia cognitiva può rimodellare la ricerca sulle origini dei vangeli e la tradizione di Gesù

Per quasi due secoli, la ricerca sulle origini cristiane si è scontrata con un problema centrale, quasi insormontabile: il divario temporale. Gesù fu crocifisso intorno al 30, mentre i primi vangeli narrativi non furono messi per iscritto prima del 60-90. Questo intervallo, lungo dai trenta ai sessanta anni, è stato il terreno fertile per un dibattito accademico polarizzato. Da un lato, la scuola scettica della Formgeschichte (Storia delle Forme), fondata da studiosi come Rudolf Bultmann e Martin Dibelius, ha sostenuto che questo lungo periodo di trasmissione orale non poteva che portare a una corruzione, mitizzazione e creazione comunitaria. In questa visione, le necessità teologiche della chiesa primitiva hanno plasmato, e in gran parte inventato, le storie e i detti attribuiti a Gesù, rendendo quasi impossibile recuperare il “Gesù storico”. Dall’altro lato, un approccio più fiducioso ha insistito sulla fedeltà della memoria dei discepoli, spesso basandosi su un’ipotesi di memorizzazione letterale. Su questo sfondo complicato, dove le conclusioni sembrano dipendere più dalle presupposizioni filosofiche dello studioso che da prove concrete, si staglia uno studio molto interessante, che non rappresenta solo un’altra voce del dibattio, ma una sorta di arbitro metodologico dello stesso. Memory, Jesus, and the Synoptic Gospels di Robert K. McIver (Atlanta: Society of Biblical Literature, 2011) intraprende un compito tanto ovvio quanto rivoluzionario: invece di presupporre come funziona la memoria umana su un intervallo di decenni, McIver importa oltre un secolo di dati sperimentali e quantitativi dalla psicologia cognitiva moderna per testare empiricamente le ipotesi che hanno dominato la ricerca sui vangeli. Il risultato è un’analisi meticolosa e stratificata che smantella le posizioni estreme di entrambi gli schieramenti, fornendo un modello solido e sfumato che spiega in modo convincente il fenomeno che osserviamo nei vangeli sinottici: una notevole stabilità del nucleo centrale che coesiste con una sorprendente flessibilità nei dettagli periferici. Continue reading →

Posted by Adriano Virgili in Nuovo Testamento, Storia del cristianesimo, 0 comments
Veyne e la verità: un viaggio nei “mondi” che costruiamo

Veyne e la verità: un viaggio nei “mondi” che costruiamo

Pubblicato in Francia nel 1983 e arrivato in Italia l’anno successivo, I greci hanno creduto ai loro miti? Saggio sull’immaginazione costituente di Paul Veyne rimane uno di quei rari contributi intellettuali che non solo resistono al tempo, ma acquisiscono nuova urgenza con il passare dei decenni. È un’opera di una radicalità straordinaria, spesso fraintesa e, col senno di poi, quasi profetica. Apparentemente un saggio di studi classici, il volume trascende rapidamente i confini disciplinari, utilizzando il mondo antico, e in particolare l’attitudine greca verso il mythos, come un affascinante e complesso “laboratorio” per condurre un’indagine filosofica sulla natura stessa della verità e del credere. Veyne, all’epoca stimato professore di Storia Romana al Collège de France e legato da profonda amicizia a Michel Foucault, non ha alcuna intenzione di rispondere alla domanda provocatoria posta nel titolo con un banale “sì” o “no”. Al contrario, compie un’operazione molto più sofisticata: decostruisce la domanda stessa, dimostrando con acume come essa sia, in fondo, mal posta. Essa, infatti, proietta la nostra concezione moderna, figlia dell’Illuminismo e del positivismo, di cosa significhi “credere” e cosa sia la “verità”, su un’epoca che operava secondo coordinate intellettuali, o “programmi di verità”, come li definisce lui, completamente differenti e per noi quasi alieni. Il saggio, dunque, non è e non vuole essere una storia della mitologia greca. È, piuttosto, un’archeologia della conoscenza in pieno stile foucaultiano; un’analisi rigorosa e a tratti spietata di come le società, e gli individui che le compongono, costruiscano attivamente i loro regimi di verità. Veyne ci mostra come sia possibile, e di fatto comune, abitare simultaneamente in “mondi di verità” multipli, contraddittori e apparentemente non comunicanti. Per comprendere appieno la portata di quest’opera, è fondamentale coglierne la duplice natura. Da un lato, essa rappresenta una critica devastante alla storiografia tradizionale e ai suoi presupposti ingenui di oggettività positivista; dall’altro, è un intervento polemico, sebbene sottile e mai esplicito, contro l’allora dominante Scuola di Parigi di Jean-Pierre Vernant e Marcel Detienne, che pure indagava il mito greco con strumenti innovativi. Paradossalmente, il valore attuale del libro risiede meno nella sua pur magistrale e erudita analisi del mondo antico, e più nel formidabile apparato concettuale che ci offre per comprendere la nostra era contemporanea, definita fin troppo sbrigativamente “post-verità”. Veyne ci ha fornito gli strumenti per questa diagnosi con decenni di anticipo. Continue reading →

Posted by Adriano Virgili in Metodo storiografico, 0 comments