Credo che a tutti coloro che si occupano a vario titolo di bibbia e storia del giudaismo e delle origini cristiane, prima o poi, capiti di ricevere domande insistenti su questo o quell’autore “alternativo” che propone teorie mirabolanti attorno ai temi legati alle Scritture. Nel mio caso, tutto è iniziato con le continue richieste di opinioni su un noto biblista torinese appassionato di ufologia, le cui teorie sulla Bibbia come cronaca di contatti alieni hanno riscosso un notevole successo mediatico. Mi trovavo spesso in difficoltà nel rispondere, non perché le sue tesi fossero complesse e solidamente argomentante, ma, al contrario, perché le ritenevo talmente assurde e prive di ogni logica da implicare lunghe premesse di carattere metodologico prima di poter essere decotruite e se ne potesse mostrare la fallacia. Il problema con certi autori, infatti, non sta nelle singole proposte che avanzano, me nel metodo, o meglio nella completa assenza di metodo, con cui le avanzano. Stanco di dover spiegare ogni volta il perché certe assurdità sono tali da un punto di vista epistemologico, ho così deciso di rispondere una volta per tutte, e l’ho fatto scrivendo questo libro, La Bibbia non parla di UFO, nato inizialmente come una provocazione sui social e poi diventato un testo organico.
Il cuore di questo mio pamphlet, e il motivo per cui vi invito a leggerlo, risiede in un’analogia che ho elaborato per smascherare il meccanismo illusorio che sta alla base della teoria degli “antichi astronauti” biblici nella più schietta articolazione nostrana. Immaginate di leggere su un quotidiano italiano la frase: “Gli artificieri hanno fatto brillare un ordigno sito nei pressi di un cavalcavia ferroviario”. Per chiunque conosca l’italiano e l’uso contestuale dei termini impiegati nella frase, il senso è palese: un’unità specializzata ha disinnescato una bomba tramite un’esplosione controllata. Ma proviamo ad applicare a questa frase lo stesso metodo “letteralista” e decontestualizzato usato dai teorici degli UFO per interpretare i passi biblici. Prendiamo il dizionario. Scopriamo che “artificiere” deriva da artificium, quindi indica chi usa l’arte con maestria: un artista. Scopriamo che “brillare” significa risplendere di luce viva, come le luminarie. Scopriamo che “ordigno” indica genericamente un meccanismo complesso. E ne deduciamo che, dato che siamo vicino a una ferrovia, questo meccanismo complesso deve essere una locomotiva. Ecco il “vero” significato del titolo di giornale: “Gli artisti hanno addobbato una locomotiva con delle luminarie vicino a un cavalcavia ferroviario”. Se questo modo di ragionare vi sembra sensato, allora potrete credere che la Bibbia parli di alieni; se invece avete un minimo di buon senso, capirete perché ho sentito l’urgenza di scrivere questo libro.
Il mio intento non è difendere dogmi religiosi o gerarchie ecclesiastiche, ma porgere ossequio alla dignità del testo e l’intelligenza del lettore. Nelle pagine del mio lavoro mostro come l’interpretazione ufologica della Bibbia proceda esattamente come nell’esempio della locomotiva: isola singole parole ebraiche dal loro contesto narrativo, storico e culturale, ne seleziona un significato etimologico remoto o secondario, e ci costruisce una storia fantascientifica (sovrapponendo ai termini antichi dei valori semantici moderni) che non sta né in cielo né in terra. Prendo in esame termini chiave come Elohim, Bara, Kavod e Ruach, parole che vengono costantemente manipolate per supportare la tesi extraterrestre. Spiego, ad esempio, come il termine Elohim, pur essendo morfologicamente plurale, venga usato nella Bibbia con verbi al singolare quando si riferisce al Dio d’Israele. Ignorare l’accordo verbale dire che in quei passaggi si parla di tanti individui è un errore grammaticale imperdonabile, paragonabile a tradurre l’inglese “the news is good” con “le notizie sono buone”, ignorando che in quella lingua news richiede il singolare.
Nel libro affronto anche la questione del verbo bara (creare), che i gli esegeti ufologici vorrebbero tradurre in modo tale da suggerire operazioni chirurgiche o manipolazioni genetiche. Attraverso l’analisi filologica, mostro come in realtà questo verbo, nell’ebraico biblico, quando ha come soggetto la divinità (il che accade quasi sempre), indichi un’azione qualitativamente diversa dal semplice “fare” artigianale. Ridurre la creazione divina a un intervento di ingegneria biotecnologica significa non solo violentare la grammatica, ma anche cancellare la specificità teologica che gli autori biblici hanno cercato di trasmettere per secoli. Allo stesso modo, smonto la lettura tecnologica del termine Kavod (Gloria). I fautori degli antichi astronauti giocano sulla radice semitica che indica “peso” per sostenere che la Gloria di Dio fosse in realtà un oggetto pesante, metallico, un’astronave. Io invito il lettore a usare il buon senso contestuale: in tutte le lingue antiche il “peso” è metafora di importanza e onore. Quando leggiamo che la Kavod riempie il Tempio, immaginare un veicolo spaziale che parcheggiata al suo interno è un’assurdità logica, prima ancora che esegetica.
Ma il mio libro non si ferma alla sola analisi lessicale. Un punto su cui insisto molto è la coerenza narrativa e il confronto con la realtà storica e archeologica. Se la Bibbia fosse davvero la cronaca di una colonizzazione aliena ad alta tecnologia, dove sono le prove materiali? In oltre un secolo di scavi archeologici in Terra Santa, a Megiddo, a Gerico, a Hazor, non è mai emerso un solo bullone, un solo frammento di plastica, un solo microchip o una lega metallica sconosciuta. Abbiamo trovato esattamente ciò che ci si aspetta per dei siti dall’Età del Bronzo e del Ferro: pietre, ceramiche, armi rudimentali. Se le mura di Gerico fossero state abbattute da armi soniche aliene, perché gli scavi ci restituiscono uno scenario in cui al tempo del presunto arrivo degli Israeliti queste erano già in rovina, e soprattutto, perché il testo descrive una liturgia di sette giorni con trombe e sacerdoti? La risposta che propongo al lettore è semplice: perché stiamo leggendo un testo religioso che usa il linguaggio del miracolo e della liturgia, non un reportage di guerra tecnologica.
Un altro aspetto che esploro è l’evoluzione del concetto di Dio. I sostenitori delle teorie ufologiche citano spesso passi arcaici dove Dio appare antropomorfo, dove “cammina nel giardino” o si “pente”, per dire che era un essere fisico in carne e ossa. Nel mio testo spiego come questo sia un fenomeno noto a qualsiasi storico delle religioni: Israele nasce in un contesto politeista e il suo concetto del divino evolve lentamente. L’antropomorfismo è un linguaggio necessario per parlare dell’ineffabile, non una prova che YHHW fosse un essere di natura biologica. Scambiare una metafora teologica per una descrizione anatomica è un errore di categoria grossolano. Come spiego nel libro, se leggendo “Dio stese la mano”, pensiamo a un arto fisico commettiamo la medesima ingenuità di leggendo il “braccio della legge” pensi che questo abbia un gomito e un polso.
Perché, dunque, vale la pena leggere questo pamphlet? Perché viviamo in un’epoca in cui la fascinazione per il mistero spesso scavalca la fatica della verifica. Il mio intento è fornire al lettore alcuni strumenti di autodifesa intellettuale. Non vi chiedo di credere alla Bibbia come Parola di Dio, ma di rispettarla come documento storico e letterario. Voglio mostrarvi che la realtà del testo biblico, fatta di aspirazioni spirituali, contraddizioni storiche, poesia e leggi morali, è infinitamente più ricca e interessante delle banali storie di alieni che ci vengono propinate. Leggere questo libro significa imparare a diffidare di chi offre soluzioni sensazionali a problemi complessi, di chi vi dice che “vi hanno sempre mentito” basandosi su traduzioni fatte con il copia-incolla dal dizionario.
Ho scelto deliberatamente un tono colloquiale, a tratti ironico e tagliente, perché credo che la serietà degli argomenti non debba per forza accompagnarsi alla pesantezza accademica. Voglio che il lettore si diverta mentre scopre come si fa una traduzione filologicamente rigorosa, e come si smonta una bufala pseudoscientifica. Se alla fine della lettura avrete capito che trasformare l’arca dell’alleanza in un condensatore elettrico è ridicolo quanto trasformare una bomba in una locomotiva, allora avrò raggiunto il mio scopo. Non si tratta di difendere Dio, che non ha certo bisogno del mio aiuto, ma di difendere la nostra capacità di leggere, comprendere e ragionare. La Bibbia non parla di UFO per lo stesso motivo per cui il nostro articolo di cronaca non parla di locomotive addobbate: perché le parole hanno un senso, una storia e un contesto, e ignorarli non è “aprire la mente”, ma solo spalancare le porte alla fantasia più sfrenata spacciandola per verità.
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