Credo che a tutti coloro che si occupano a vario titolo di bibbia e storia del giudaismo e delle origini cristiane, prima o poi, capiti di ricevere domande insistenti su questo o quell’autore “alternativo” che propone teorie mirabolanti attorno ai temi legati alle Scritture. Nel mio caso, tutto è iniziato con le continue richieste di opinioni su un noto biblista torinese appassionato di ufologia, le cui teorie sulla Bibbia come cronaca di contatti alieni hanno riscosso un notevole successo mediatico. Mi trovavo spesso in difficoltà nel rispondere, non perché le sue tesi fossero complesse e solidamente argomentante, ma, al contrario, perché le ritenevo talmente assurde e prive di ogni logica da implicare lunghe premesse di carattere metodologico prima di poter essere decotruite e se ne potesse mostrare la fallacia. Il problema con certi autori, infatti, non sta nelle singole proposte che avanzano, me nel metodo, o meglio nella completa assenza di metodo, con cui le avanzano. Stanco di dover spiegare ogni volta il perché certe assurdità sono tali da un punto di vista epistemologico, ho così deciso di rispondere una volta per tutte, e l’ho fatto scrivendo questo libro, La Bibbia non parla di UFO, nato inizialmente come una provocazione sui social e poi diventato un testo organico. Continue reading →
Ufologia Biblica
Teoria dell’evemerismo fantascientifico-Critica della paleoastronautica come forma di riduzionismo tecnologico e negazione del pensiero mitopoietico
L’esegesi dell’evemerismo fantascientifico e la crisi dell’ermeneutica
L’intersezione tra teologia, archeologia e cultura popolare ha generato, nel corso del XX secolo, un fenomeno ermeneutico singolare che proponiamo di definire “Teoria dell’evemerismo fantascientifico”. Questa corrente di pensiero, popolarmente nota come Teoria degli Antichi Astronauti (Ancient Astronaut Theory – AAT) o paleocontatto, postula che le divinità delle religioni antiche non siano proiezioni simboliche, metafisiche o sociali, bensì entità biologiche extraterrestri tecnologicamente avanzate, la cui presenza fisica sulla Terra in epoche remote sarebbe stata fraintesa e divinizzata dall’umanità primitiva. Sebbene spesso liquidata dall’accademia come pseudoarcheologia, l’AAT merita un’analisi rigorosa non per il suo valore probatorio, che la comunità scientifica ritiene nullo, ma come sintomo di una specifica patologia interpretativa della modernità: l’incapacità di concepire il sacro se non attraverso la lente del materialismo tecnologico. Continue reading →
“La Bibbia e i Dischi Volanti”. Breve analisi critica
Introduzione: la tesi di Barry Downing nel contesto della pseudoarcheologia
Nel 1968, un anno che vide la pubblicazione di opere seminali nel genere della pseudoarcheologia come Gli extraterrestri torneranno di Erich von Däniken, il reverendo presbiteriano Barry H. Downing diede alle stampe il suo libro La Bibbia e i dischi volanti (The Bible and the Flying Saucers). In quest’opera, Downing avanza una tesi tanto audace quanto controversa: i fenomeni soprannaturali, i miracoli e le figure celesti descritte nella Bibbia non sarebbero manifestazioni di un’entità divina trascendente, ma piuttosto resoconti storici di incontri con esseri extraterrestri e la loro tecnologia avanzata. Secondo Downing, eventi cardine della narrazione biblica come la colonna di nube e di fuoco che guidò gli Israeliti, la divisione del Mar Rosso, la visione del profeta Ezechiele, la risurrezione di Gesù e la conversione dell’apostolo Paolo sulla via di Damasco, sarebbero tutti riconducibili all’intervento di veicoli spaziali non identificati (UFO) e dei loro occupanti, che egli equipara agli “angeli” biblici.
Il lavoro di Downing si inserisce a pieno titolo nel filone della “teoria degli antichi astronauti”, un insieme di credenze pseudoscientifiche che postula l’influenza di intelligenze extraterrestri sullo sviluppo della civiltà umana. Come von Däniken, che reinterpreta monumenti archeologici e testi antichi di varie culture come prove di un paleocontatto, Downing applica una lente ermeneutica simile, ma la focalizza quasi esclusivamente sui testi sacri giudeo-cristiani. Questa scelta posiziona immediatamente la sua opera all’interno di un campo ampiamente rigettato dalla comunità scientifica e accademica internazionale, che lo classifica come pseudoarcheologia e pseudostoria.
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