Lo studio di Rosamond McKitterick, intitolato Rome and the Invention of the Papacy: The Liber pontificalis (Cambridge: Cambridge University Press, 2020; serie The James Lydon Lectures in Medieval History and Culture), rappresenta un contributo fondamentale per la comprensione del VI secolo e della genesi dell’autorità pontificia, non solo come istituzione amministrativa, ma come costrutto culturale e narrativo di straordinaria potenza. La tesi centrale dell’opera si fonda sull’idea che l’atto stesso di scrivere il Liber Pontificalis non sia stata una mera operazione di cronaca, bensì la vera e propria “invenzione” del papato nel senso latino di inventio, ovvero una scoperta e una creazione di una memoria storica finalizzata a scopi politici e ideologici precisi. Il testo, lungi dall’essere una fonte neutra o un semplice deposito di fatti, viene analizzato come un apparato di autorappresentazione che ha plasmato in modo permanente la percezione di Roma, dei suoi vescovi e del passato stratificato della città entro l’immaginario dell’Europa occidentale. McKitterick esamina il Liber Pontificalis non solo per ciò che narra, ma come un oggetto storico in sé, una combinazione eccezionale di ricostruzione storica, selezione deliberata e uso politico della finzione, destinata a illuminare la storia dei primi papi e il loro rapporto simbiotico con l’Urbe. Continue reading →
Perché non possiamo scindere Cristo da Gesù e perché Enoc non è solo un orpello. Una succinta risposta analitica a Vito Mancuso.
1. Il dialogo necessario e il “muro” della Storia
Il dibattito pubblico tra teologia e storia è merce rara nel panorama culturale italiano, spesso polarizzato tra un devozionismo acritico e un laicismo sbrigativo. Per questo motivo, la replica che Vito Mancuso ha voluto dedicare alla mia recensione del suo ultimo volume, Gesù e Cristo, non è solo un atto di cortesia intellettuale di cui lo ringrazio, ma un’occasione preziosa. È l’occasione per andare al cuore del problema che assilla il cristianesimo (o quel che ne resta) in Occidente: come può un profeta ebreo del I secolo, con la sua visione del mondo arcaica e mitologica, parlare ancora all’uomo digitale del XXI secolo? Continue reading →
Il Vangelo in dialetto: genealogia, antropologia e politica del presepe
La macchina mitologica della Natività
Il presepe non è un semplice manufatto artigianale, né un mero residuo folklorico destinato a spolverare la nostalgia di un tempo perduto durante le festività decembrine. Al contrario, esso si configura come una delle più complesse e resilienti “macchine mitologiche” dell’Occidente cristiano, un dispositivo culturale in grado di attraversare i secoli metabolizzando i mutamenti sociali, estetici e teologici, per restituirceli sotto forma di una rappresentazione plastica e teatrale. Se osserviamo il fenomeno nella sua interezza, basandoci sulle approfondite analisi antropologiche condotte da Marino Niola ed Elisabetta Moro, emerge una distinzione fondamentale che funge da chiave di volta per comprendere l’intera fenomenologia presepiale: mentre il presepe di matrice francescana rappresenta la Natività in senso stretto, focalizzandosi sul mistero teologico dell’Incarnazione, il presepe napoletano — che costituisce l’apice barocco ed evolutivo di questa tradizione — rappresenta l’umanità. Continue reading →
L’ombra del gigante: Albert Schweitzer, Arthur Drews e la persistenza del mito di Cristo tra storiografia ed esegesi
La crisi epistemologica della teologia e l’emergere del problema mitico
La pubblicazione della seconda edizione della Geschichte der Leben-Jesu-Forschung (Storia della ricerca sulla vita di Gesù) di Albert Schweitzer nel 1913 segna uno spartiacque non solo nella storiografia neotestamentaria, ma nella storia del pensiero occidentale tout court. L’opera, ampliata rispetto all’originale del 1906 (Von Reimarus zu Wrede), non si limita a catalogare il fallimento della teologia liberale tedesca nel tentativo di ricostruire un Gesù compatibile con la modernità borghese; essa affronta di petto, con una lucidità e una veemenza rare, la sfida radicale posta dalla corrente del “Mito di Cristo” (Christusmythe). In quegli anni, figure come Arthur Drews, William Benjamin Smith e John M. Robertson avevano scosso le fondamenta dell’accademia teologica sostenendo che Gesù di Nazaret non fosse mai esistito come figura storica, ma fosse la storicizzazione di un mito astrale, solare o gnostico preesistente. Continue reading →
Breve presentazione di “Capire il Libro di Enoc”
Esce oggi in libreria questa mia fatica letteraria che mi è costata quasi due anni di lavoro e che ho l’onore di pubblicare per i tipi della Elledici nella collana “Percorsi e Traguardi Biblici”. Il volume, intitolato Capire il Libro di Enoc: Una guida alla lettura, nasce da un’esigenza precisa che ho avvertito forte nel corso dei miei studi: colmare un vuoto evidente nel panorama editoriale italiano. Mancava, infatti, uno strumento che rendesse accessibile al grande pubblico, e non solo alla cerchia ristretta degli accademici, uno dei testi più affascinanti, complessi e decisivi per la comprensione delle origini cristiane e del giudaismo antico. Continue reading →
Il paradosso di Mancuso: un Gesù contemporaneo o un ritorno all’Ottocento?
L’orizzonte ermeneutico della rifondazione mancusiana
Nell’attuale panorama teologico-filosofico italiano, segnato da una progressiva secolarizzazione e da un’emorragia di consenso verso le istituzioni ecclesiastiche tradizionali, l’opera Gesù e Cristo (Garzanti, 2025) di Vito Mancuso si impone come un tentativo ambizioso di risposta alla crisi di credibilità del cristianesimo storico. Non ci troviamo di fronte a una mera biografia del Nazareno, né a un trattato di dogmatica nel senso classico del termine; il volume si configura piuttosto come un manifesto programmatico di “rifondazione” del cristianesimo, operata attraverso una dissezione chirurgica del nesso ipostatico che, per due millenni, ha tenuto insieme la figura storica di Gesù di Nazaret e la figura teologica del Cristo della fede. L’autore, muovendo da una prospettiva che egli stesso definisce di “coinvolgimento totale” unito a una necessaria “distanza critica”, si propone un duplice scopo: storico e teologico. Sul piano storico, l’obiettivo è liberare la figura di Gesù dalle sovrastrutture dogmatiche che ne hanno oscurato l’autenticità ebraica e umana; sul piano teologico, l’intento è proporre una nuova sintesi, un “neo-cristianesimo” capace di parlare alla coscienza contemporanea, ormai allergica alla metafisica sacrificale e alla mitologia della redenzione vicaria. Continue reading →

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