La storia dei rapporti tra giudei e samaritani rappresenta uno dei nodi storiografici più complessi e affascinanti del Vicino Oriente antico. Al centro di questa indagine risiede un paradosso teologico e storico che ha interrogato generazioni di studiosi: come è possibile che due comunità, tradizionalmente dipinte come nemiche giurate sin dagli albori del ritorno dall’esilio babilonese, condividano il fondamento stesso della loro fede — l’unico Dio, YHWH, e la Torah, il Pentateuco — se quest’ultimo è stato redatto e canonizzato proprio in quell’epoca post-esilica in cui le tensioni sembravano insormontabili? La risposta tradizionale, ereditata dalla polemica biblica e dalla storiografia di Flavio Giuseppe, vedeva nei samaritani un corpo estraneo, i “cutei”, convertiti per paura e adottanti una forma sincretista di giudaismo. Tuttavia, la ricerca contemporanea, supportata da scavi archeologici rivoluzionari sul Monte Garizim e da una rilettura critica dei testi, ha ribaltato questa prospettiva, suggerendo che la condivisione della Torah non sia un incidente storico o un’appropriazione indebita, ma il frutto di una comune eredità israelita che persistette ben oltre le presunte fratture del periodo persiano. Continue reading →
Meccanica celeste e Chronos: l’evoluzione millenaria del calcolo degli equinozi e dei solstizi
La sfida della misurazione del tempo cosmico
La storia della civiltà occidentale è intrinsecamente legata al tentativo di sincronizzare l’attività umana con i ritmi inesorabili del cosmo. Al centro di questa impresa si trova la determinazione precisa di quattro momenti cardine dell’anno solare: gli equinozi e i solstizi. Questi eventi non rappresentano semplici convenzioni culturali, ma istanti fisici determinati dalla meccanica orbitale del pianeta Terra, la cui corretta individuazione ha richiesto millenni di osservazioni, calcoli matematici sempre più raffinati e, non di rado, accesi conflitti teologici e politici. Continue reading →
“Rome and the Invention of the Papacy: The Liber pontificalis”. Il potere della memoria e la narrazione del sacro
Lo studio di Rosamond McKitterick, intitolato Rome and the Invention of the Papacy: The Liber pontificalis (Cambridge: Cambridge University Press, 2020; serie The James Lydon Lectures in Medieval History and Culture), rappresenta un contributo fondamentale per la comprensione del VI secolo e della genesi dell’autorità pontificia, non solo come istituzione amministrativa, ma come costrutto culturale e narrativo di straordinaria potenza. La tesi centrale dell’opera si fonda sull’idea che l’atto stesso di scrivere il Liber Pontificalis non sia stata una mera operazione di cronaca, bensì la vera e propria “invenzione” del papato nel senso latino di inventio, ovvero una scoperta e una creazione di una memoria storica finalizzata a scopi politici e ideologici precisi. Il testo, lungi dall’essere una fonte neutra o un semplice deposito di fatti, viene analizzato come un apparato di autorappresentazione che ha plasmato in modo permanente la percezione di Roma, dei suoi vescovi e del passato stratificato della città entro l’immaginario dell’Europa occidentale. McKitterick esamina il Liber Pontificalis non solo per ciò che narra, ma come un oggetto storico in sé, una combinazione eccezionale di ricostruzione storica, selezione deliberata e uso politico della finzione, destinata a illuminare la storia dei primi papi e il loro rapporto simbiotico con l’Urbe. Continue reading →
Perché non possiamo scindere Cristo da Gesù e perché Enoc non è solo un orpello. Una succinta risposta analitica a Vito Mancuso.
1. Il dialogo necessario e il “muro” della Storia
Il dibattito pubblico tra teologia e storia è merce rara nel panorama culturale italiano, spesso polarizzato tra un devozionismo acritico e un laicismo sbrigativo. Per questo motivo, la replica che Vito Mancuso ha voluto dedicare alla mia recensione del suo ultimo volume, Gesù e Cristo, non è solo un atto di cortesia intellettuale di cui lo ringrazio, ma un’occasione preziosa. È l’occasione per andare al cuore del problema che assilla il cristianesimo (o quel che ne resta) in Occidente: come può un profeta ebreo del I secolo, con la sua visione del mondo arcaica e mitologica, parlare ancora all’uomo digitale del XXI secolo? Continue reading →
Il Vangelo in dialetto: genealogia, antropologia e politica del presepe
La macchina mitologica della Natività
Il presepe non è un semplice manufatto artigianale, né un mero residuo folklorico destinato a spolverare la nostalgia di un tempo perduto durante le festività decembrine. Al contrario, esso si configura come una delle più complesse e resilienti “macchine mitologiche” dell’Occidente cristiano, un dispositivo culturale in grado di attraversare i secoli metabolizzando i mutamenti sociali, estetici e teologici, per restituirceli sotto forma di una rappresentazione plastica e teatrale. Se osserviamo il fenomeno nella sua interezza, basandoci sulle approfondite analisi antropologiche condotte da Marino Niola ed Elisabetta Moro, emerge una distinzione fondamentale che funge da chiave di volta per comprendere l’intera fenomenologia presepiale: mentre il presepe di matrice francescana rappresenta la Natività in senso stretto, focalizzandosi sul mistero teologico dell’Incarnazione, il presepe napoletano — che costituisce l’apice barocco ed evolutivo di questa tradizione — rappresenta l’umanità. Continue reading →
L’ombra del gigante: Albert Schweitzer, Arthur Drews e la persistenza del mito di Cristo tra storiografia ed esegesi
La crisi epistemologica della teologia e l’emergere del problema mitico
La pubblicazione della seconda edizione della Geschichte der Leben-Jesu-Forschung (Storia della ricerca sulla vita di Gesù) di Albert Schweitzer nel 1913 segna uno spartiacque non solo nella storiografia neotestamentaria, ma nella storia del pensiero occidentale tout court. L’opera, ampliata rispetto all’originale del 1906 (Von Reimarus zu Wrede), non si limita a catalogare il fallimento della teologia liberale tedesca nel tentativo di ricostruire un Gesù compatibile con la modernità borghese; essa affronta di petto, con una lucidità e una veemenza rare, la sfida radicale posta dalla corrente del “Mito di Cristo” (Christusmythe). In quegli anni, figure come Arthur Drews, William Benjamin Smith e John M. Robertson avevano scosso le fondamenta dell’accademia teologica sostenendo che Gesù di Nazaret non fosse mai esistito come figura storica, ma fosse la storicizzazione di un mito astrale, solare o gnostico preesistente. Continue reading →

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