Alla scoperta del “Protovangelo di Giacomo”

Oggi vi porto in un viaggio un po’ particolare, un viaggio indietro nel tempo che ci condurrà alle radici stesse del nostro immaginario cristiano. Spesso, quando sentiamo la parola “apocrifo”, ci vengono in mente storie proibite, misteri esoterici o verità nascoste chissà dove. La realtà, però, è molto più sorprendente: a volte gli apocrifi non sono testi occulti, ma vecchi amici che abbiamo dimenticato di salutare.

È con questo spirito che ho curato la traduzione e il commento del Protovangelo di Giacomo, che ho il piacere di presentarvi oggi. Non si tratta di un libro per pochi iniziati, ma di un testo che, probabilmente senza saperlo, avete già “letto” mille volte guardando gli affreschi di Giotto, ammirando i mosaici antichi o semplicemente facendo il presepe a Natale.

Perché tradurre oggi un testo del II secolo?

La risposta è semplice: per capire chi siamo. Il Protovangelo di Giacomo è uno degli scritti cristiani più antichi che ci siano giunti. È una vera e propria storia delle origini che tenta di colmare i vuoti lasciati da Matteo e Luca. Vi siete mai chiesti i nomi dei genitori di Maria? O perché nelle icone san Giuseppe è spesso raffigurato come un uomo anziano? O ancora, da dove arriva la grotta della Natività? Le risposte a queste domande si trovano qui. Ho lavorato a questa edizione con l’obiettivo di rendere il testo accessibile, accompagnandolo con note esegetiche che vi aiutino a non perdervi tra le righe e a cogliere la profondità teologica che si cela dietro la narrazione.

Un dramma umano prima che divino

La storia inizia non con Gesù, ma con una coppia in crisi. Gioacchino e Anna. Gioacchino è ricco, generoso, ma profondamente infelice perché non ha figli. In Israele, la sterilità era vista come una maledizione, un segno che Dio non ti era vicino. La scena in cui Gioacchino viene umiliato al tempio e gli viene impedito di offrire i suoi doni è straziante. Lui scappa nel deserto, digiuna per quaranta giorni. Anna, rimasta sola, piange nel suo giardino. C’è un passaggio bellissimo in cui lei guarda un nido di passeri su un albero di alloro e invidia quegli uccellini: loro sono fecondi, lei no. Si sente inferiore persino alla terra e all’acqua. È un racconto di un’umanità disarmante. E proprio lì, nel punto più basso del dolore, arriva l’annuncio dell’angelo. Le sarà data una figlia: Maria, la futura madre di Gesù.

Una Maria diversa

La Maria che emerge da queste pagine è una figura sacra fin dal primo istante. Non è una bambina come le altre. I suoi genitori trasformano in un “santuario” la sua camera da letto perché non sia contaminata con la quotidianità. A soli tre anni viene portata al Tempio e lasciata lì, dove cresce “nutrita come una colomba” dalle mani di un angelo. Questo dettaglio è fondamentale per capire il cuore del libro: Maria è il nuovo Santo dei Santi. Lei stessa è la nuova Arca in cui Dio scenderà ad abitare.

Il “problema” di Giuseppe

E qui arriviamo a uno dei punti più interessanti e, forse, più scioccanti per il lettore moderno. Quando Maria compie dodici anni, i sacerdoti devono trovarle un custode perché non può più restare nel Tempio. Radunano i vedovi del popolo. Ed ecco Giuseppe. Nel Protovangelo, Giuseppe non è il giovane sposo innamorato. È un vecchio, ha già dei figli (i famosi “fratelli di Gesù” citati nei Vangeli canonici qui sono i suoi figli di primo letto). Quando la sorte lo sceglie – tramite una colomba che esce dal suo bastone – lui si ribella! Dice chiaramente: “Ho figli e sono vecchio; lei non è che una ragazza. Non voglio diventare lo zimbello dei figli d’Israele”. Perché l’autore insiste su questo? Per proteggere a ogni costo la verginità di Maria. Giuseppe è il custode di Maria e della sua purità. Questo spiega i suoi dubbi atroci quando, tornato da un lavoro di costruzione, la trova incinta al sesto mese. La sua disperazione è quella di un tutore che ha fallito il suo compito sacro. “Chi ha fatto questo male nella mia casa?”, si chiede, temendo che un inganno diabolico si sia ripetuto come con Eva.

La Natività come non l’avete mai letta

Se decidete di leggere il libro, preparatevi alla scena della nascita di Gesù (capitolo 18 e 19). Non siamo in una stalla, ma in una grotta. E qui il racconto si ferma. Letteralmente. Giuseppe ha una visione incredibile: vede il mondo sospeso. Gli uccelli fermi in cielo, le pecore bloccate mentre camminano, le mani degli operai immobili nella pentola. “Tutto guardava in alto”. È come se il cosmo intero trattenesse il respiro per l’ingresso di Dio nella storia. Poi, una luce. Una luce fortissima che riempie la grotta e che piano piano si attenua per svelare il bambino. Non c’è il dolore del parto, non c’è sangue. C’è solo luce e mistero. Tanto è grande questo mistero che serve una testimone scettica per confermarlo. Entra in scena Salomè (una figura che non trovate nei Vangeli canonici). Lei non crede alla levatrice che le dice che una vergine ha partorito. Vuole “toccare”, vuole verificare. E la sua incredulità viene punita: la sua mano brucia. Guarirà solo prendendo in braccio il bambino, in un gesto di fede purissima.

Sangue nel tempio

Il libro si chiude con un cambio di tono repentino, quasi un thriller. Erode, furioso per essere stato ingannato dai Magi, cerca di uccidere non solo Gesù (che Maria nasconde in una mangiatoia per buoi), ma anche il piccolo Giovanni Battista. Sua madre Elisabetta fugge con lui e la montagna si apre miracolosamente per nasconderli. Ma la vendetta di Erode colpisce Zaccaria, il padre di Giovanni. Viene interrogato e ucciso proprio dentro il Tempio, e il suo sangue si pietrifica, diventando una testimonianza eterna di accusa contro gli empi.

Perché leggere questo libro?

Ho voluto curare questa edizione non solo per gli studiosi, ma per tutti. Per chi ama l’arte e vuole comprendere tante scene sacre dell’infanzia di Maria e Gesù che si trovano raffigurate negli affreschi. Per chi è affascinato dalla storia delle religioni. Per i credenti che vogliono approfondire la devozione mariana scoprendone le radici antichissime. Non troverete in queste pagine la precisione geografica (l’autore fa un po’ di confusione tra Giudea e Galilea, e conosce poco le usanze ebraiche reali), ma troverete una fede potente e meravigliosa. Troverete il desiderio dei primi cristiani di dire che Gesù è davvero Dio e che Maria è davvero un vaso sacro e puro in cui Dio stesso ha dimorato nella carne.

Spero che questo mio lavoro vi aiuti a guardare con occhi nuovi storie che pensavate di conoscere già. Buona lettura!

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Posted by Adriano Virgili

2 comments

Antonio Traballano

Lo si puo richiedere su amazon ,e lo spedite anche in germania?

Adriano Virgili

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