Storia delle religioni

L’eredità ambivalente del metodo comparativo: un’analisi di “Folklore nell’Antico Testamento” di James George Frazer

L’eredità ambivalente del metodo comparativo: un’analisi di “Folklore nell’Antico Testamento” di James George Frazer

La riproposizione nel panorama editoriale italiano di un’opera monumentale quale Folklore nell’Antico Testamento: Studi sulla religione comparata, sulla leggenda e sulla Legge di James George Frazer, pubblicata originariamente nel 1918 e ora edita da Mimesis (Milano-Udine, 2025) a cura di Leonardo Resta, costituisce un’occasione di straordinario rilievo per la comunità degli studiosi di storia delle religioni, di antropologia culturale e di esegesi biblica, nonché per il lettore colto desideroso di confrontarsi con le radici metodologiche delle scienze umane moderne. Questo imponente lavoro, che si colloca idealmente a fianco del più celebre Il ramo d’oro, rappresenta non soltanto una miniera inesauribile di materiali etnografici e mitologici, ma anche un documento storico imprescindibile per comprendere la temperie culturale dell’Inghilterra vittoriana ed edoardiana, un’epoca in cui la fiducia nel progresso scientifico e l’espansione coloniale fornivano il substrato ideologico per la costruzione di grandi sintesi comparative volte a dimostrare l’unità psichica del genere umano e l’evoluzione lineare del pensiero dalla magia alla religione, fino alla scienza. Accostarsi oggi a questo testo richiede tuttavia un’operazione ermeneutica complessa e duplice: da un lato è necessario riconoscere i meriti indiscutibili di Frazer, che con la sua erudizione sterminata e la sua prosa elegante ha contribuito in modo decisivo a desacralizzare lo studio della Bibbia, sottraendola all’isolamento teologico per inserirla nel vasto flusso della storia culturale dell’umanità; dall’altro, è imperativo esercitare una vigilanza critica costante nei confronti dei presupposti teorici dell’autore, in gran parte superati dagli sviluppi successivi dell’etnologia e dell’analisi storico-religiosa, che hanno smantellato il paradigma evoluzionista unilineare e l’approccio decontestualizzante tipico dell’antropologia “da poltrona” (armchair anthropology). Continue reading →

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Teoria dell’evemerismo fantascientifico-Critica della paleoastronautica come forma di riduzionismo tecnologico e negazione del pensiero mitopoietico

Teoria dell’evemerismo fantascientifico-Critica della paleoastronautica come forma di riduzionismo tecnologico e negazione del pensiero mitopoietico

L’esegesi dell’evemerismo fantascientifico e la crisi dell’ermeneutica

L’intersezione tra teologia, archeologia e cultura popolare ha generato, nel corso del XX secolo, un fenomeno ermeneutico singolare che proponiamo di definire “Teoria dell’evemerismo fantascientifico”. Questa corrente di pensiero, popolarmente nota come Teoria degli Antichi Astronauti (Ancient Astronaut Theory – AAT) o paleocontatto, postula che le divinità delle religioni antiche non siano proiezioni simboliche, metafisiche o sociali, bensì entità biologiche extraterrestri tecnologicamente avanzate, la cui presenza fisica sulla Terra in epoche remote sarebbe stata fraintesa e divinizzata dall’umanità primitiva. Sebbene spesso liquidata dall’accademia come pseudoarcheologia, l’AAT merita un’analisi rigorosa non per il suo valore probatorio, che la comunità scientifica ritiene nullo, ma come sintomo di una specifica patologia interpretativa della modernità: l’incapacità di concepire il sacro se non attraverso la lente del materialismo tecnologico. Continue reading →

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L’ombra di Seth e il dio asino: anatomia di una calunnia millenaria tra Egitto, Roma e gnosi

L’ombra di Seth e il dio asino: anatomia di una calunnia millenaria tra Egitto, Roma e gnosi

L’accusa di onolatria rivolta agli ebrei e successivamente ai primi cristiani rappresenta uno degli aspetti più singolari della storia religiosa della Tarda Antichità. La genesi della stessa ha una storia complessa che affonda le radici in uno dei casi di sincretismo culturale più interessante del mondo greco-romano. Questo non può essere inquadrato come una semplice diceria popolare, ma sorge da una complessa interazione tra teologia egizia, polemica ellenistica e interpretazione romana, così come di ardite speculazioni esoteriche. Al centro di questo strano malinteso si colloca l’antica associazione dell’egiziano dio Seth, e del greco Tifone, con l’asino, animale considerato impuro a causa del suo legame ontologico con il deserto, il caos e le forze che minacciavano l’ordine cosmico stabilito dal Ma’at, vale a dire l’architettura morale e fisica della realtà. Quando i giudei divennero una presenza consistente in Egitto, in ragione della loro associazione culturale col deserto e del loro rifiuto di rappresentare la divinità, il loro Dio fu associato a Seth-Tifone, dando origine alla diceria che questo fosse un essere dalla sembianza asinina. Tale associazione di origine probabilmente popolare fu successivamente razionalizzata e trasformata in “fatto storico” dagli intellettuali alessandrini e romani, per poi ascendere ai cieli dell’astrologia e infine cristallizzarsi nella teologia inversa degli gnostici. Continue reading →

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Dio non è uno. Il pluralismo realista di Stephen Prothero e le sue implicazioni per il dialogo interreligioso

Dio non è uno. Il pluralismo realista di Stephen Prothero e le sue implicazioni per il dialogo interreligioso

Il fallimento del “Godthink” e l’urgenza della distinzione

Nel panorama contemporaneo degli studi religiosi e del dibattito pubblico sulla fede, pochi lavori hanno suscitato una risonanza così immediata, provocatoria e necessaria come il volume di Stephen Prothero, God Is Not One: The Eight Rival Religions That Run the World—and Why Their Differences Matter (New York: HarperOne, 2010). Pubblicato in un’era post-11 settembre, definita da una crescente ansia geopolitica intrecciata in modo inestricabile a motivazioni religiose, il volume si pone come un manifesto intellettuale contro una delle ortodossie più radicate e confortanti della modernità liberale: l’idea, apparentemente benevola ma empiricamente infondata, che tutte le religioni siano essenzialmente la stessa cosa. Questa analisi vuole esplorare la tesi centrale di Prothero, esaminando come il suo rifiuto del “Godthink” — il pensiero teologico ingenuo che appiattisce le differenze — offra una base più solida, seppur intrinsecamente più scomoda, per la comprensione interculturale e il dialogo interreligioso nel XXI secolo. Continue reading →

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L’enigma dei fratelli separati. Genesi, condivisione e rottura tra giudei e samaritani alla luce delle nuove evidenze storiche e archeologiche

L’enigma dei fratelli separati. Genesi, condivisione e rottura tra giudei e samaritani alla luce delle nuove evidenze storiche e archeologiche

La storia dei rapporti tra giudei e samaritani rappresenta uno dei nodi storiografici più complessi e affascinanti del Vicino Oriente antico. Al centro di questa indagine risiede un paradosso teologico e storico che ha interrogato generazioni di studiosi: come è possibile che due comunità, tradizionalmente dipinte come nemiche giurate sin dagli albori del ritorno dall’esilio babilonese, condividano il fondamento stesso della loro fede — l’unico Dio, YHWH, e la Torah, il Pentateuco — se quest’ultimo è stato redatto e canonizzato proprio in quell’epoca post-esilica in cui le tensioni sembravano insormontabili? La risposta tradizionale, ereditata dalla polemica biblica e dalla storiografia di Flavio Giuseppe, vedeva nei samaritani un corpo estraneo, i “cutei”, convertiti per paura e adottanti una forma sincretista di giudaismo. Tuttavia, la ricerca contemporanea, supportata da scavi archeologici rivoluzionari sul Monte Garizim e da una rilettura critica dei testi, ha ribaltato questa prospettiva, suggerendo che la condivisione della Torah non sia un incidente storico o un’appropriazione indebita, ma il frutto di una comune eredità israelita che persistette ben oltre le presunte fratture del periodo persiano. Continue reading →

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Meccanica celeste e Chronos: l’evoluzione millenaria del calcolo degli equinozi e dei solstizi

Meccanica celeste e Chronos: l’evoluzione millenaria del calcolo degli equinozi e dei solstizi

La sfida della misurazione del tempo cosmico

La storia della civiltà occidentale è intrinsecamente legata al tentativo di sincronizzare l’attività umana con i ritmi inesorabili del cosmo. Al centro di questa impresa si trova la determinazione precisa di quattro momenti cardine dell’anno solare: gli equinozi e i solstizi. Questi eventi non rappresentano semplici convenzioni culturali, ma istanti fisici determinati dalla meccanica orbitale del pianeta Terra, la cui corretta individuazione ha richiesto millenni di osservazioni, calcoli matematici sempre più raffinati e, non di rado, accesi conflitti teologici e politici. Continue reading →

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