Metafisica

La credibilità del cristianesimo nell’epoca contemporanea. Una risposta alle tesi di John Shelby Spong

La credibilità del cristianesimo nell’epoca contemporanea. Una risposta alle tesi di John Shelby Spong

  1. La crisi epistemologica e la sfida della Nuova Riforma

Il cristianesimo contemporaneo si trova ad affrontare una profonda crisi epistemologica, culturale e teologica. L’emergere della scienza moderna, le rivoluzioni copernicana e darwiniana e lo sviluppo di un paradigma filosofico post-illuminista hanno indotto molti pensatori a interrogarsi sulla sostenibilità intellettuale della dottrina cristiana tradizionale. Tra le voci più radicali emerse in questo panorama c’è quella di John Shelby Spong (1931-2021), il quale, mosso dalla constatazione di un inesorabile declino della religione istituzionale, ha formulato un manifesto per una “Nuova Riforma” articolato in dodici tesi. L’assunto fondamentale di Spong è che il cristianesimo, per poter sopravvivere nel mondo contemporaneo, debba abbandonare il “teismo” classico, l’interpretazione letterale delle Scritture e i dogmi fondamentali riguardanti l’incarnazione, la redenzione, i miracoli e la risurrezione. La sua tesi centrale sostiene che le categorie teistiche tradizionali, che descrivono un essere sovrannaturale esterno al mondo capace di invaderlo miracolosamente, non sono più credibili per l’uomo moderno. Continue reading →

Posted by Adriano Virgili in Bibbia, Ragione e fede, Teologia cattolica, Tomismo, 4 comments
Analisi critica della teoria della coscienza universale come campo fondamentale: una prospettiva metafisica tomista

Analisi critica della teoria della coscienza universale come campo fondamentale: una prospettiva metafisica tomista

Riferimento bibliografico: Maria Strømme, “Universal consciousness as foundational field: A theoretical bridge between quantum physics and non-dual philosophy”, AIP Advances 15, 115319 (2025). DOI: 10.1063/5.0290984.

Introduzione

Nel cuore del dibattito scientifico e filosofico contemporaneo, il cosiddetto “problema difficile” della coscienza si erge come l’ultima frontiera inviolata del naturalismo riduzionista. La difficoltà di spiegare come l’esperienza soggettiva fenomenica, costituita di qualia, possa emergere dalla mera interazione di materia inerte e segnali elettrici ha condotto a una rinascita di teorie che cercano di ribaltare il paradigma vigente: non è la coscienza a emergere dalla materia, ma è la materia a emergere dalla coscienza. In questo contesto intellettuale si colloca l’articolo scientifico oggetto di questa analisi, che si associa alle teorizzazioni fisiche sul campo di punto zero. Questa proposta teorica non si limita a postulare un panpsichismo vago, ma tenta di formalizzare matematicamente l’esistenza di un campo di coscienza universale (indicato con la lettera greca Phi) come substrato ontologico fondamentale della realtà, precedente allo spazio, al tempo e alla materia stessa. Attraverso l’uso di operatori matematici e concetti derivati dalla meccanica quantistica e dalla teoria quantistica dei campi, l’autrice descrive un universo “non-duale” in cui l’individualità è un’eccitazione temporanea di un campo unificato e la realtà fisica è una manifestazione secondaria, se non illusoria, di questo substrato psichico. Continue reading →

Posted by Adriano Virgili in Tomismo, 2 comments
The Paradoxical Structure of Existence di Frederick D. Wilhelmsen

The Paradoxical Structure of Existence di Frederick D. Wilhelmsen

Introduzione: riscoprire l’essere in un’epoca di crisi

Nel panorama della filosofia del XX secolo, poche opere riescono a coniugare con la stessa intensità rigore speculativo, passione didattica e una profonda consapevolezza della propria collocazione storica come The Paradoxical Structure of Existence di Frederick D. Wilhelmsen. La sua ripubblicazione, arricchita da una nuova e illuminante introduzione di James Lehrberger, non è un mero atto di archeologia intellettuale, ma un intervento quanto mai attuale nel dibattito contemporaneo. Il testo si presenta fin da subito come una risposta diretta a quella che Lehrberger, seguendo l’autore, definisce la “crisi della filosofia occidentale”. Questa crisi, maturata lungo trecento anni di pensiero moderno, è caratterizzata da un progressivo allontanamento dalla realtà e da un diniego sistematico dell’intelligibilità dell’essere. Il suo esito pratico è un mondo in cui le cose, e infine gli stessi esseri umani, vengono ridotti a “materia prima” da plasmare e dominare secondo la volontà di potenza umana, una traiettoria che, come la storia del XX secolo ha tragicamente dimostrato, ha portato a Passchendaele, Auschwitz e Hiroshima.

Al centro di questa imponente opera si colloca una tesi tanto audace quanto feconda: l’esistenza, l’atto di esistere (esse), possiede una struttura intrinsecamente paradossale e irriducibile a qualsiasi schema dialettico. Wilhelmsen stesso, nella sua introduzione, lancia la sfida con una provocazione che costituisce il cuore del suo argomento: “non solo l’esistenza manca di una struttura, ma l’esistenza stessa non esiste. Pertanto l’esistenza stessa non può essere affermata”. Questa affermazione non è un gioco di parole, ma il fondamento di una metafisica che intende trascendere la dialettica hegeliana non attraverso una sua confutazione, ma abbracciando, con spirito chestertoniano, la “tensione irrisolta” che caratterizza il paradosso. L’essere, per Wilhelmsen, non si lascia catturare nelle maglie del “sì” e del “no” concettuali, ma li trascende entrambi.

A rendere il volume un’esperienza unica contribuisce la sua origine, che Lehrberger opportunamente ricorda: il testo nasce dalle leggendarie lezioni universitarie che Wilhelmsen teneva all’Università di Dallas, affettuosamente soprannominate dagli studenti “Metafritz”. Questa genesi didattica si riflette in uno stile vibrante, a tratti poetico, ricco di analogie evocative e di una passione contagiosa.

The Paradoxical Structure of Existence non è dunque solo un trattato di metafisica tomista, ma un vero e proprio testamento filosofico, un invito a pensare l’essere non come un concetto astratto, ma come l’atto più intimo e drammatico della realtà.

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Posted by Adriano Virgili in Tomismo, 1 comment