Il 10 gennaio 2026 si è conclusa la parabola biografica di Erich Anton Paul von Däniken. L’autore svizzero, noto per aver divulgato l’ipotesi che le divinità delle religioni antiche fossero in realtà visitatori extraterrestri, è deceduto all’età di 90 anni presso l’ospedale di Unterseen, nel cantone di Berna. La conferma della notizia da parte dei suoi rappresentanti ha riacceso il dibattito globale attorno alla sua figura, polarizzato tra le comunità di sostenitori della teoria degli “antichi astronauti” e il mondo accademico, che ha costantemente respinto le sue tesi come infondate.
La morte di von Däniken segna la fine di un’era per la letteratura pseudoscientifica. Con oltre 70 milioni di copie vendute e traduzioni in 32 lingue, egli è stato il principale promotore della “paleoastronautica”, un paradigma che propone una rilettura della storia umana basata sull’intervento esterno di civiltà aliene. La sua influenza si è estesa ben oltre la saggistica, plasmando franchise dell’intrattenimento come Stargate, Prometheus, The Eternals e la serie televisiva Ancient Aliens.
Un elemento centrale per l’analisi della sua opera, in particolare nel contesto della sua scomparsa, è il confronto con le previsioni fatte nel suo secondo libro, Gli extraterrestri torneranno (titolo originale Zurück zu den Sternen, 1969). In quel testo, von Däniken ipotizzava non solo visite passate, ma un ritorno programmato degli extraterrestri in un futuro prossimo. La sua morte avviene senza che si sia verificato alcun contatto pubblico o verifica fattuale di tale profezia. Questo lascia i suoi lettori di fronte a un vuoto empirico: l’autore che ha dedicato l’esistenza all’attesa di una conferma esterna è scomparso prima che questa potesse materializzarsi, lasciando un corpus di opere che la scienza classifica come speculazioni prive di riscontro fattuale.
Mentre i media ne ricordano l’impatto commerciale, la comunità scientifica ribadisce la necessità di distinguere la popolarità dalla validità storica. Archeologi e storici sottolineano come il successo delle sue teorie si sia fondato su metodologie discutibili, errori interpretativi e, in diverse occasioni, sulla presentazione di prove in seguito rivelatesi false. Il presente rapporto analizza l’opera di von Däniken dissezionando le argomentazioni di Zurück zu den Sternen, identificando le fallacie logiche del suo approccio e confrontando le sue affermazioni con i dati archeologici.
Per inquadrare la teoria degli antichi astronauti è necessario esaminare il percorso dell’autore e il contesto storico in cui le sue idee hanno preso forma.
Nato il 14 aprile 1935 a Zofingen in una famiglia cattolica conservatrice, von Däniken frequentò il collegio gesuita di Saint-Michel a Friburgo. Durante gli studi, sviluppò un approccio critico verso l’interpretazione tradizionale delle scritture. La sua rilettura dei testi biblici consisteva nel sostituire le entità spirituali con esseri materiali: i “carri di fuoco” e le “ascese al cielo” venivano reinterpretati come descrizioni di veicoli tecnologici. Questo processo di materializzazione del sacro costituì la base del suo metodo speculativo: eliminare il sovrannaturale per sostituirlo con una tecnologia aliena, rendendo i miti compatibili con la visione materialista moderna.
Prima del successo editoriale, von Däniken lavorò nel settore alberghiero a Davos. Fu in questo periodo che completò la stesura di Erinnerungen an die Zukunft (Chariots of the Gods?), pubblicato nel 1968. L’inizio della sua carriera di scrittore coincise con problemi legali: poco dopo la pubblicazione del primo libro, fu condannato per frode e falsificazione di documenti legati alla gestione delle sue attività. È rilevante notare che parte del suo secondo libro, Zurück zu den Sternen, fu scritta durante il periodo di detenzione. Questa circostanza suggerisce come la produzione letteraria e la costruzione di mondi alternativi fossero parallele a una complessa situazione personale e giudiziaria.
La ricezione globale delle sue opere fu favorita dal clima culturale della fine degli anni ’60. Il 1968 vide il successo di 2001: Odissea nello Spazio e le missioni Apollo che portarono l’uomo verso la Luna. In un’epoca dominata dal progresso missilistico, l’ipotesi che civiltà passate potessero aver posseduto tecnologie aerospaziali trovò un terreno fertile. Von Däniken fornì una narrazione che fondeva l’archeologia con la fantascienza, rispondendo all’interesse del pubblico per lo spazio con una pseudostoria accessibile e sensazionalistica.
Mentre il primo libro introduceva l’ipotesi paleocontattista, Gli extraterrestri torneranno (1969) strutturava la teoria in un sistema interpretativo più ampio. L’analisi del testo evidenzia i meccanismi argomentativi ricorrenti.
Un concetto fondamentale del libro è l’applicazione su scala globale del fenomeno antropologico del “Culto del Cargo”. Von Däniken utilizza l’esempio delle tribù del Pacifico che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, costruirono simulacri di aerei per attirare nuovamente i rifornimenti americani, estendendo questa dinamica all’intera storia umana.
- La Tesi: Gli antichi umani avrebbero scambiato visitatori alieni per divinità.
- L’Interpretazione: Monumenti e templi non sarebbero espressioni autonome di religiosità o cultura, ma tentativi di imitare tecnologie incomprese o segnali per richiamare i visitatori.
- La Conseguenza: I rituali religiosi vengono ridotti a memorie distorte di procedure operative standard di una civiltà tecnologica.
Von Däniken contesta l’evoluzione naturale come spiegazione dello sviluppo dell’intelligenza umana, proponendo invece un intervento esterno. In Zurück zu den Sternen, interpreta i passaggi della Genesi sull’unione tra “figli di Dio” e “figlie degli uomini” come resoconti di esperimenti biologici. L’essere umano viene descritto come il prodotto di una manipolazione genetica o di un incrocio mirato, una visione che riflette le nascenti discussioni sull’ingegneria genetica dell’epoca più che prove testuali o biologiche concrete.
Il titolo del libro esplicita la componente predittiva dell’opera. Von Däniken rilegge le promesse messianiche delle religioni come fraintendimenti di una promessa di ritorno fisico degli alieni, previsto per quando l’umanità avesse raggiunto un livello tecnologico adeguato. L’introduzione ironica richiesta dall’utente si inserisce in questo contesto: von Däniken ha vissuto e operato in funzione di questo evento, che tuttavia non si è verificato durante la sua vita.
La critica accademica ha evidenziato come il successo delle teorie di von Däniken non risieda nella solidità delle prove, ma nell’uso sistematico di fallacie argomentative che rendono le sue ipotesi apparentemente plausibili al pubblico non specialista.
Argumentum ad ignorantiam. Questa fallacia è centrale nel ragionamento di von Däniken: l’assenza di una spiegazione immediata o nota al lettore viene presentata come prova dell’intervento alieno.
- Applicazione: L’autore enfatizza o esagera le difficoltà costruttive di antichi monumenti, ignorando la letteratura archeologica che ne documenta le tecniche, per concludere che “non potevano farlo da soli”.
- Esempio: La Colonna di Ferro di Delhi viene citata come manufatto impossibile da realizzare per l’epoca, omettendo le spiegazioni metallurgiche note sulla composizione chimica e le condizioni ambientali che ne prevengono la corrosione.
Pareidolia e interpretazioni decontestualizzate. Il metodo visivo di von Däniken è stato definito “Inkblot Hypothesis” (Ipotesi delle macchie di Rorschach). Si basa sulla pareidolia, ovvero l’interpretazione di stimoli visivi vaghi come forme familiari.
- Proiezione Moderna: Von Däniken proietta tecnologie del XX secolo su iconografie antiche. Maschere, copricapi o oggetti rituali vengono ridefiniti come caschi, antenne o armi, senza considerare il contesto simbolico o stilistico della cultura di appartenenza.
- Ignoranza Iconografica: L’analisi ignora i canoni artistici specifici. Ad esempio, gli occhi grandi nelle statuette Dogu giapponesi vengono letti come occhiali spaziali, trascurando il significato rituale legato alla fertilità o al misticismo sciamanico.
Selezione arbitraria delle prove (cherry-picking). L’autore seleziona esclusivamente i dati che sembrano supportare la sua tesi, scartando quelli contraddittori.
- Testi Sacri: Cita passaggi biblici (come Ezechiele) che possono evocare immagini meccaniche, ma ignora i versetti contestuali che descrivono visioni oniriche o allegoriche, incompatibili con una lettura tecnologica letterale.
- Cartografia: Nel caso della mappa di Piri Reis, si concentra su presunte anomalie geografiche ignorando le note dell’autore stesso e gli errori evidenti che smentiscono l’origine satellitare o aliena della carta.
Una critica rilevante riguarda il pregiudizio culturale sottostante. L’argomentazione tende a negare l’ingegno e la capacità organizzativa alle civiltà extra-europee (Egizi, Maya, Inca, popoli africani), attribuendo le loro realizzazioni a un intervento esterno bianco/alieno, mentre raramente mette in dubbio le capacità ingegneristiche di Romani o Greci.
L’esame dei casi studio più noti evidenzia discrepanze sostanziali tra le affermazioni di von Däniken e i dati archeologici e storici verificati.
Il sarcofago del re Maya K’inich Janaab’ Pakal è uno degli esempi più citati.
- Interpretazione di von Däniken: L’immagine sul coperchio raffigurerebbe un astronauta in una cabina di pilotaggio, con mani su comandi e un tubo di respirazione.
- Dati Archeologici: Gli studi epigrafici confermano che la scena va letta verticalmente e raffigura la discesa del re defunto negli inferi (Xibalba) lungo l’Albero del Mondo. Le presunte parti meccaniche sono in realtà elementi simbolici: le “fiamme” sono le radici dell’albero e le fauci del “Mostro della Terra”, mentre il presunto razzo è la struttura cruciforme della pianta di mais. L’interpretazione tecnologica è frutto di una lettura visiva superficiale che ignora la complessa cosmologia maya.
Le Linee di Nazca e l’inconsistenza geologica.
- Interpretazione di von Däniken: I geoglifi sarebbero piste di atterraggio e segnali per velivoli alieni.
- Dati Scientifici: Il terreno di Nazca è soffice e inadatto a sostenere il peso di velivoli; le “piste” non mostrano segni di compattamento o combustione. Le linee sono visibili dalle colline circostanti e l’archeologia ha dimostrato la loro funzione come percorsi processionali legati al culto dell’acqua. La teoria delle piste ignora sia la geologia locale sia la continuità culturale dei geoglifi con le pratiche religiose andine.
La biblioteca della Cueva de los Tayos e l’ammissione di invenzione.
- Affermazione: In The Gold of the Gods (1973), von Däniken sostenne di aver visitato una biblioteca metallica segreta in Ecuador.
- Smentita: La spedizione scientifica del 1976, cui partecipò Neil Armstrong, mappò la grotta senza trovare alcuna biblioteca o manufatto artificiale. In seguito, von Däniken ammise di non aver mai visto la biblioteca e di aver inventato l’episodio per “effetti drammaturgici”, confessando di fatto la fabbricazione di una prova centrale del suo libro.
Le pietre di Ica e la frode moderna.
- Affermazione: Pietre incise raffiguranti uomini e dinosauri furono presentate come prove di una civiltà avanzata antidiluviana.
- Verifica: Le pietre sono state identificate come falsi moderni prodotti per il mercato turistico. Le analisi hanno mostrato l’uso di strumenti moderni e i disegni dei dinosauri riflettevano le illustrazioni scientifiche errate degli anni ’60 (code trascinate e assenza di piumaggio), dimostrando che l’ispirazione proveniva da libri contemporanei e non dall’osservazione diretta di animali estinti.
Confronto tra le ipotesi di von Däniken e i dati scientifici
| Caso Studio | Ipotesi Paleoastronautica | Dati Scientifici e Archeologici | Tipologia di Errore |
| Sarcofago di Pacal | Astronauta alla guida di un veicolo spaziale. | Discesa simbolica del re negli inferi attraverso l’Albero del Mondo. | Pareidolia; Ignoranza del contesto iconografico. |
| Linee di Nazca | Piste di atterraggio per astronavi. | Percorsi rituali processionali; terreno inadatto al decollo. | Argumentum ad Ignorantiam; Errore geologico. |
| Cueva de los Tayos | Biblioteca metallica aliena (testimonianza oculare). | Formazione naturale; nessuna biblioteca esistente. | Falsificazione ammessa dall’autore. |
| Pietre di Ica | Convivenza tra umani e dinosauri. | Manufatti falsi moderni creati per la vendita turistica. | Uso di prove fraudolente. |
| Piramide di Cheope | Impossibile per la tecnologia umana. | Tecniche costruttive documentate (es. Diari di Merer). | Sottovalutazione storica (Etnocentrismo). |
Nonostante la sistematica confutazione sul piano scientifico, l’opera di von Däniken ha esercitato un’influenza pervasiva sull’immaginario collettivo contemporaneo.
Le sue teorie hanno fornito la base narrativa per numerose produzioni di fantascienza. Jack Kirby si ispirò esplicitamente a Chariots of the Gods per la creazione de The Eternals (1976), introducendo i “Celestiali” come divinità spaziali. Analogamente, il film Stargate (1994) e il successivo franchise hanno canonizzato l’idea di divinità egizie come alieni parassiti, diffondendo la teoria a livello globale. Programmi come Ancient Aliens hanno ulteriormente normalizzato queste speculazioni, presentandole al grande pubblico con un linguaggio documentaristico che mescola fatti e finzione.
Erich von Däniken lascia un’eredità complesssa. Sul piano fattuale e accademico, il suo lavoro è considerato pseudoscientifico: le sue prove principali, come abbiamo osservato, si sono rivelate interpretazioni errate, pareidolie o falsificazioni, e la sua metodologia è stata respinta per la mancanza di rigore e per i pregiudizi culturali impliciti.
Sul piano sociologico, tuttavia, egli ha intercettato e alimentato una domanda diffusa di mistero e di spiegazioni alternative alla storia ufficiale. La sua morte nel gennaio 2026 chiude la parabola del suo principale promotore, ma non quella della teoria, che si è ormai radicata nella cultura pop. Von Däniken non ha scoperto alieni né provato le sue tesi, ma ha creato un genere narrativo che continua a influenzare la percezione del passato da parte del pubblico non specializzato, sfidando costantemente la divulgazione scientifica corretta.
