Interpolazione

La credibilità del cristianesimo nell’epoca contemporanea. Una risposta alle tesi di John Shelby Spong

La credibilità del cristianesimo nell’epoca contemporanea. Una risposta alle tesi di John Shelby Spong

  1. La crisi epistemologica e la sfida della Nuova Riforma

Il cristianesimo contemporaneo si trova ad affrontare una profonda crisi epistemologica, culturale e teologica. L’emergere della scienza moderna, le rivoluzioni copernicana e darwiniana e lo sviluppo di un paradigma filosofico post-illuminista hanno indotto molti pensatori a interrogarsi sulla sostenibilità intellettuale della dottrina cristiana tradizionale. Tra le voci più radicali emerse in questo panorama c’è quella di John Shelby Spong (1931-2021), il quale, mosso dalla constatazione di un inesorabile declino della religione istituzionale, ha formulato un manifesto per una “Nuova Riforma” articolato in dodici tesi. L’assunto fondamentale di Spong è che il cristianesimo, per poter sopravvivere nel mondo contemporaneo, debba abbandonare il “teismo” classico, l’interpretazione letterale delle Scritture e i dogmi fondamentali riguardanti l’incarnazione, la redenzione, i miracoli e la risurrezione. La sua tesi centrale sostiene che le categorie teistiche tradizionali, che descrivono un essere sovrannaturale esterno al mondo capace di invaderlo miracolosamente, non sono più credibili per l’uomo moderno. Continue reading →

Posted by Adriano Virgili in Bibbia, Ragione e fede, Teologia cattolica, Tomismo, 4 comments
La donna, il silenzio e la legge: Paolo scrisse davvero 1 Corinzi 14,34-35?

La donna, il silenzio e la legge: Paolo scrisse davvero 1 Corinzi 14,34-35?

Introduzione

All’interno della Prima Lettera ai Corinzi, uno degli scritti più vibranti e pastoralmente complessi del Nuovo Testamento, si annida un passaggio che ha causato secoli di dibattito e, per molti, di profondo disagio. Si tratta dei versetti 34 e 35 del capitolo 14, dove l’apostolo Paolo sembra imporre un silenzio assoluto e inappellabile alle donne durante le assemblee cristiane: “Come si fa in tutte le chiese dei santi, le donne tacciano nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare; stiano sottomesse, come dice anche la legge. Se vogliono imparare qualcosa, interroghino i loro mariti a casa; perché è vergognoso per una donna parlare in assemblea”.

Queste parole suonano come una sentenza definitiva. Tuttavia, esse creano una stridente dissonanza con quanto lo stesso Paolo aveva scritto solo tre capitoli prima. In 1 Corinzi 11,5, l’apostolo non solo permette, ma regola con precisione le modalità con cui le donne possono “pregare o profetizzare” durante il culto. Come può Paolo regolamentare un’attività in un capitolo per poi proibirla categoricamente in un altro? Questa palese contraddizione ha spinto un numero crescente di studiosi a sostenere una tesi radicale ma persuasiva: questi due versetti non furono scritti da Paolo. Sarebbero un’interpolazione, una glossa marginale aggiunta da un copista successivo.

Questo articolo intende esplorare la questione, analizzando gli argomenti a favore e contro l’autenticità del passo. Lo faremo attingendo agli strumenti dell’esegesi biblica, come quelli offerti nei commentari di studiosi come C.K. Barrett, Rinaldo Fabris, Friedrich Lang e Giancarlo Biguzzi, e cercando di valutare la coerenza teologica di questi versetti all’interno del quadro più ampio del pensiero paolino, con un’attenzione particolare alla visione di Paolo proposta da Gabriele Boccaccini.

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