Ponte Sant’Angelo: il palcoscenico di pietra sul Tevere

Ponte Sant’Angelo: il palcoscenico di pietra sul Tevere

A Roma, dove ogni pietra ha una storia da raccontare, pochi luoghi riescono a condensare la complessità e la grandiosità della storia della città come Ponte Sant’Angelo. Non è un semplice attraversamento, né un mero manufatto di ingegneria; è un palcoscenico di marmo che da quasi duemila anni riflette le glorie, le tragedie, la fede e l’arte della Città Eterna. Nato come accesso monumentale a una tomba imperiale, trasformatosi in via di pellegrinaggio e macabro monito, e infine sublimato in un’eterea processione di angeli barocchi, il ponte è un libro di storia a cielo aperto. La sua vicenda architettonica e artistica è un viaggio che ci conduce dal rigore ingegneristico degli antichi romani alla teatralità spirituale del Barocco, unendo indissolubilmente il potere temporale degli imperatori a quello spirituale dei papi, il tutto sotto lo sguardo silente delle ali di marmo che lo adornano. Continue reading →

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“The Modeling of Nature: Philosophy of Science and Philosophy of Nature in Synthesis” di William A. Wallace. Una breve recensione

“The Modeling of Nature: Philosophy of Science and Philosophy of Nature in Synthesis” di William A. Wallace. Una breve recensione

Titolo: The Modeling of Nature: Philosophy of Science and Philosophy of Nature in Synthesis Autore: William A. Wallace Editore: The Catholic University of America Press Anno: 1996

Introduzione: un progetto audace di sintesi

In un panorama intellettuale in cui la filosofia della scienza del XX secolo sembrava aver scavato un solco incolmabile tra sé e le sue radici classiche e medievali, l’opera del 1996 di William A. Wallace, The Modeling of Nature, si erge come un monumento di rara ambizione e profonda erudizione. Non si tratta semplicemente di un’analisi storica o di una critica delle correnti dominanti, ma di un poderoso tentativo di ricostruzione. L’obiettivo dichiarato da Wallace, esplicitato fin dal sottotitolo, è niente meno che la reintegrazione di due discipline che la modernità ha progressivamente allontanato: la filosofia della scienza e la filosofia della natura. Nella sua prefazione, Wallace attribuisce l’intuizione di base ad Aristotele, il “Padre della Scienza Occidentale”, secondo cui la mente umana è capace di trascendere i limiti dei sensi e di cogliere le “nature” delle cose. Per riuscirci, la mente ragiona da ciò che è più noto a ciò che è meno noto, spesso impiegando, come afferma Wallace, “tecniche di modellizzazione per penetrare i segreti della natura”, un’idea che egli collega direttamente al ragionamento aristotelico per analogia.

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Petros Eni? La Tomba di Pietro, gli studi di Margherita Guarducci e l’annosa questione delle reliquie vaticane

Petros Eni? La Tomba di Pietro, gli studi di Margherita Guarducci e l’annosa questione delle reliquie vaticane

L’incessante ricerca della tomba dell’Apostolo

Nel cuore della cristianità, sotto il monumentale baldacchino del Bernini e l’imponente cupola di Michelangelo, giace una dei siti archeologici più affascinanti e complessi su cui fede, storia e scienza si siano mai confrontate: la tomba dell’apostolo Pietro. La ricerca di questo sepolcro non è mai stata una mera caccia alle reliquie; essa tocca le fondamenta stesse della Chiesa Cattolica, la cui tradizione poggia sulla presenza, il martirio e la sepoltura a Roma del suo primo Papa, il pescatore di Galilea a cui Cristo affidò la guida della sua Chiesa. Per secoli, questa tradizione è stata un articolo di fede, corroborato da fonti letterarie antiche ma privo di una prova materiale inconfutabile.

Questo articolo si propone di analizzare il percorso che ha trasformato la tradizione in una realtà archeologica, concentrandosi in particolare sugli scavi del XX secolo. Si esaminerà la tensione fondamentale che definisce l’intera vicenda: da un lato, la potente conferma archeologica del luogo di sepoltura venerato fin dai primi secoli; dall’altro, la persistente e profonda incertezza che avvolge l’identità delle ossa specifiche attribuite all’Apostolo. Continue reading →

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Ospitare lo spirito: una rilettura antropologica della possessione nel cristianesimo antico. Recensione a “Having the Spirit of Christ” di Giovanni B. Bazzana

Ospitare lo spirito: una rilettura antropologica della possessione nel cristianesimo antico. Recensione a “Having the Spirit of Christ” di Giovanni B. Bazzana

Introduzione: oltre la metafora e l’imbarazzo

Il volume di Giovanni B. Bazzana, Having the Spirit of Christ: Spirit Possession and Exorcism in the Early Christ Groups, pubblicato da Yale University Press, si inserisce nel dibattito accademico con la forza di un intervento metodologico tanto necessario quanto radicale. L’opera affronta un tema che la ricerca neotestamentaria ha a lungo trattato con un palpabile “imbarazzo”: la possessione spiritica e l’esorcismo. Bazzana sostiene che la difficoltà non risiede nella scarsità di dati testuali — i Vangeli e le lettere paoline ne sono pervase — ma in un blocco epistemologico radicato nelle ontologie moderne e occidentali che hanno plasmato la disciplina. Partendo da un aneddoto contemporaneo, quello di una donna che cade in trance davanti alla Sindone di Torino, l’autore illustra come ancora oggi la possessione venga esotizzata, medicalizzata o ridotta a spettacolo, perpetuando un fraintendimento che ha profonde radici accademiche. (pp. 1-4)

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Un ritorno a casa razionale: una recensione di “The Unexpected Way” di Paul Williams

Un ritorno a casa razionale: una recensione di “The Unexpected Way” di Paul Williams

Il significato di una conversione controcorrente

In un’epoca in cui la traiettoria spirituale occidentale sembra spesso muoversi dal cristianesimo nominale o dal secolarismo verso le religioni orientali, un’opera che tratta di un caso che inverte radicalmente questa tendenza merita un’attenzione particolare.

The Unexpected Way: On Converting from Buddhism to Catholicism di Paul Williams non è semplicemente un racconto di conversione; è una testimonianza intellettuale e spirituale di eccezionale importanza, proveniente da una fonte di ineguagliabile credibilità. L’autore, Paul Williams, non è un neofita del pensiero buddista, ma un’autorità accademica di fama mondiale. Come Professore Emerito di Filosofia Indiana e Tibetana presso l’Università di Bristol, ex direttore del Dipartimento di Teologia e Studi Religiosi, ex direttore del Centro per gli Studi Buddisti e passato presidente dell’Associazione Britannica per gli Studi Buddisti, la sua competenza è indiscutibile. La sua opera Mahayana Buddhism: The Doctrinal Foundations è considerata un testo di riferimento nel campo, a testimonianza della sua profonda e simpatetica comprensione della tradizione che ha poi lasciato.

Questo libro trascende il genere della semplice narrazione di conversione per diventare una formidabile opera di autobiografia intellettuale e un avvincente saggio di apologetica. Esso argomenta con forza la superiorità razionale della fede cattolica rispetto a quella buddista. La potenza del libro risiede nella sua fusione unica di argomentazione filosofica rigorosa, onestà personale disarmante e profonda intuizione spirituale, che lo rendono un “classico moderno della spiritualità cattolica” e un potenziale “punto di svolta nel dialogo tra buddismo e cristianesimo”. Il suo significato primario deriva dalla sua natura di “critica dall’interno”. A differenza delle polemiche scritte da esterni, l’analisi di Williams di quelle che a suo avviso sono le carenze filosofiche ed esistenziali del buddismo ha un peso immenso proprio perché proviene da uno dei più rispettati interpreti occidentali e da un devoto praticante della tradizione che ha abbandonato. Ciò costringe a un confronto più serio sia i buddisti che i cristiani, sfidando entrambe le tradizioni a “verificare la coerenza delle proprie convinzioni intellettuali e morali” ed elevando il libro da semplice storia personale a evento significativo nel discorso interreligioso.

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L’equivoco del deserto: una rilettura dell’ascetismo di Giovanni Battista

L’equivoco del deserto: una rilettura dell’ascetismo di Giovanni Battista

La figura di Giovanni Battista, così come si è sedimentata nell’immaginario collettivo e in secoli di iconografia, è quella di un uomo ai margini, un asceta irsuto e solitario la cui esistenza si consuma in un deserto aspro e inospitale. L’enfasi posta sulla sua dieta eccentrica, locuste e miele selvatico, e sul suo abbigliamento primitivo, una veste di peli di cammello e una cintura di pelle, ha contribuito a plasmare l’immagine di un personaggio quasi ferino, un eremita che ha reciso i legami con la società per abbracciare una vita di isolamento radicale. Questa rappresentazione, per quanto potente e suggestiva, si sgretola di fronte a un’analisi rigorosa delle fonti evangeliche e alle conclusioni della storiografia moderna. Studiosi come Federico Adinolfi, Adriana Destro, Mauro Pesce, Joan E. Taylor e Edmondo Lupieri, tra gli altri, hanno operato una profonda revisione di questa immagine stereotipata, restituendoci un profilo del Battista ben più complesso, strategicamente inserito nel suo contesto storico-geografico e a capo di un movimento religioso autonomo, organizzato e influente. Lungi dall’essere un fuggitivo dal mondo, Giovanni era un predicatore che al mondo si rivolgeva con straordinaria efficacia. Per comprendere appieno la portata della sua missione, è necessario decostruire i tre pilastri dell’equivoco – il deserto, la solitudine e la dieta – e rimettere a fuoco il suo rapporto originario con Gesù di Nazaret, spogliandolo delle successive riletture teologiche.

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