L’affermazione dello scettico contemporaneo, secondo la quale “se Dio ci fosse, dovrebbe essere un qualcosa di evidente; siccome non lo è, allora non c’è”, si fonda su un profondo e radicato fraintendimento di natura gnoseologica e ontologica. Tale postulato, apparentemente inoppugnabile per la sensibilità moderna, presuppone una concezione univoca, riduzionista e materialistica dell’evidenza, limitando l’orizzonte del reale esclusivamente a ciò che risulta empiricamente verificabile, tangibile o scientificamente quantificabile. Questo paradigma, intimamente associato allo scientismo, impone arbitrariamente che i criteri di validazione propri delle scienze naturali debbano costituire l’unico accesso legittimo e universale alla verità. Tuttavia, un’analisi filosofica rigorosa, condotta attraverso gli insuperati strumenti concettuali messi a disposizione dal pensiero di Tommaso d’Aquino, dimostra come questa pretesa scettica sia non solo infondata e viziata da un errore categoriale, ma risulti filosoficamente auto-contraddittoria. Per smantellare tale sofisma, è necessario intraprendere un’indagine approfondita su cosa si intenda propriamente per “evidenza”, distinguendo l’evidenza empirica da quella metafisica, per poi analizzare la natura dell’atto di fede, il quale, lungi dall’essere un salto nell’irrazionale, si configura come un atto dell’intelletto guidato dalla volontà e sostenuto da inoppugnabili ragioni di credibilità. Continue reading →
Ragioni della fede cattolica
Un ritorno a casa razionale: una recensione di “The Unexpected Way” di Paul Williams
Il significato di una conversione controcorrente
In un’epoca in cui la traiettoria spirituale occidentale sembra spesso muoversi dal cristianesimo nominale o dal secolarismo verso le religioni orientali, un’opera che tratta di un caso che inverte radicalmente questa tendenza merita un’attenzione particolare.
The Unexpected Way: On Converting from Buddhism to Catholicism di Paul Williams non è semplicemente un racconto di conversione; è una testimonianza intellettuale e spirituale di eccezionale importanza, proveniente da una fonte di ineguagliabile credibilità. L’autore, Paul Williams, non è un neofita del pensiero buddista, ma un’autorità accademica di fama mondiale. Come Professore Emerito di Filosofia Indiana e Tibetana presso l’Università di Bristol, ex direttore del Dipartimento di Teologia e Studi Religiosi, ex direttore del Centro per gli Studi Buddisti e passato presidente dell’Associazione Britannica per gli Studi Buddisti, la sua competenza è indiscutibile. La sua opera Mahayana Buddhism: The Doctrinal Foundations è considerata un testo di riferimento nel campo, a testimonianza della sua profonda e simpatetica comprensione della tradizione che ha poi lasciato.
Questo libro trascende il genere della semplice narrazione di conversione per diventare una formidabile opera di autobiografia intellettuale e un avvincente saggio di apologetica. Esso argomenta con forza la superiorità razionale della fede cattolica rispetto a quella buddista. La potenza del libro risiede nella sua fusione unica di argomentazione filosofica rigorosa, onestà personale disarmante e profonda intuizione spirituale, che lo rendono un “classico moderno della spiritualità cattolica” e un potenziale “punto di svolta nel dialogo tra buddismo e cristianesimo”. Il suo significato primario deriva dalla sua natura di “critica dall’interno”. A differenza delle polemiche scritte da esterni, l’analisi di Williams di quelle che a suo avviso sono le carenze filosofiche ed esistenziali del buddismo ha un peso immenso proprio perché proviene da uno dei più rispettati interpreti occidentali e da un devoto praticante della tradizione che ha abbandonato. Ciò costringe a un confronto più serio sia i buddisti che i cristiani, sfidando entrambe le tradizioni a “verificare la coerenza delle proprie convinzioni intellettuali e morali” ed elevando il libro da semplice storia personale a evento significativo nel discorso interreligioso.
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