La fondazione del 1717: una convergenza di data, simbolo e intento
La nascita della massoneria moderna: la taverna “Goose and Gridiron”
L’atto che segna la nascita della massoneria moderna, o “speculativa”, ebbe luogo a Londra il 24 giugno 1717, giorno della festa di San Giovanni Battista. In quella data, quattro logge preesistenti di Londra e Westminster si riunirono presso la taverna “Goose and Gridiron” (L’Oca e la Graticola), situata nel sagrato della Cattedrale di St. Paul, e decisero di costituirsi in una nuova entità centralizzata: la Gran Loggia di Londra e Westminster. Questa organizzazione, nota informalmente come Premier Grand Lodge o “Gran Loggia dei Moderni”, rappresenta il germe da cui si svilupperà la massoneria istituzionale come la conosciamo oggi.
È fondamentale comprendere che questo evento non fu una creazione ex nihilo. Le logge esistevano da tempo, discendendo dalle antiche corporazioni di mestiere dei muratori e scalpellini medievali, la cosiddetta massoneria “operativa”. La novità del 1717 fu la formalizzazione di un processo di transizione già in atto: il passaggio da un’associazione di artigiani a una società filosofica e iniziatica, “speculativa” appunto, che accoglieva uomini non più legati al mestiere della costruzione ma interessati a un percorso di perfezionamento morale e intellettuale. Questo nuovo organismo abbracciò con entusiasmo gli ideali che stavano fiorendo nel clima dell’Illuminismo, come la libertà di pensiero, la tolleranza religiosa e la fratellanza universale.
La rapida crescita e l’elevazione del profilo della nuova Gran Loggia furono guidate da figure di notevole spessore intellettuale e sociale. Dopo i primi Gran Maestri di estrazione borghese come Anthony Sayer e George Payne, la guida passò a uomini come John Theophilus Desaguliers, un ecclesiastico anglicano e illustre scienziato, membro della prestigiosa Royal Society. Fu sotto il suo impulso che il pastore presbiteriano James Anderson venne incaricato di redigere le Constitutions of the Free-Masons, pubblicate nel 1723. Questo documento è di capitale importanza: sostituì le antiche regole manoscritte delle corporazioni operative con un corpo di leggi stampato e accessibile, che codificava i principi, i doveri (Charges) e i regolamenti della nuova massoneria speculativa, omettendo volutamente solo i rituali segreti. Le Costituzioni di Anderson posero le basi filosofiche per una fratellanza in cui uomini di diverse convinzioni potessero incontrarsi in armonia, ponendo l’accento sulla morale universale piuttosto che sui dogmi religiosi specifici.
La scelta di San Giovanni Battista: un colpo da maestro simbolico e sincretico
La decisione di fondare la Gran Loggia proprio il 24 giugno non fu casuale, ma una scelta di straordinaria densità simbolica, che attingeva a più livelli di significato, da quello precristiano a quello evangelico. Comprendere questa scelta è cruciale per decifrare l’essenza del rapporto tra massoneria e tradizione religiosa.
Il primo e più antico strato di significato è quello cosmico e solare. La data del 24 giugno coincide con il solstizio d’estate, il giorno più lungo dell’anno, momento in cui il sole raggiunge il suo apice di potenza luminosa nell’emisfero settentrionale. Fin dall’antichità, le culture pagane, da quella celtica a quella romana, avevano riconosciuto questo momento come un potente punto di svolta del ciclo annuale. Era celebrato con riti e feste, come i tradizionali falò (“i fuochi di San Giovanni”), che sono una memoria di un passato precristiano volto a celebrare la forza del sole e la fertilità della terra. Nella simbologia esoterica, il solstizio d’estate è conosciuto come la “Porta degli Uomini” (Janua Inferi), il varco attraverso cui il flusso energetico discende dal cielo alla terra per rigenerare la natura e permettere la maturazione dei frutti. Rappresenta il culmine della manifestazione nel mondo materiale.
Il secondo strato è quello della reinterpretazione cristiana. La Chiesa primitiva, con grande acume strategico e teologico, sovrappose il proprio calendario liturgico a queste antiche festività pagane. Pose la nascita di San Giovanni Battista, il Precursore, in corrispondenza del solstizio d’estate, e la nascita di Gesù Cristo, la “Luce del mondo”, in corrispondenza del solstizio d’inverno. Questa simmetria non è solo calendariale, ma profondamente teologica. Giovanni Battista nasce nel momento di massima luce solare, dopo il quale le giornate cominciano ad accorciarsi. Gesù nasce nel momento di minima luce, dopo il quale le giornate riprendono ad allungarsi. Ciò illustra perfettamente le parole che il Vangelo attribuisce allo stesso Battista: “Oportet illum crescere, me autem minui” (“Bisogna che Egli [Cristo] cresca e che io diminuisca”, Gv 3,30). La Chiesa, in questo modo, “battezzò” una festa solare, infondendole un significato cristologico.
Il terzo strato, quello della sintesi massonica, è il più complesso e si trova al cuore della questione. La massoneria nascente, con il suo caratteristico approccio sincretico, non scelse tra il significato pagano e quello cristiano, ma li abbracciò entrambi, integrandoli in un nuovo quadro simbolico. Onorava il ciclo cosmico del sole, la “Luce” naturale, e allo stesso tempo la figura di Giovanni Battista. Tuttavia, l’interpretazione massonica di Giovanni è differente da quella strettamente cattolica. Per la massoneria, il Battista non è solo il Precursore di Cristo, ma diventa l’archetipo dell’Iniziato, colui che prepara la via non a una salvezza rivelata e unica, ma alla “Luce” intesa in senso più ampio e universale: la Verità, la Conoscenza, la Ragione.
Qui emerge il nucleo del conflitto irriducibile con la dottrina cattolica. Dal punto di vista massonico, adottare San Giovanni è un atto di omaggio a una figura di altissimo valore morale e simbolico, un esempio per l’umanità. Dal punto di vista cattolico, invece, questo gesto è visto come un “rovesciamento” e un'”appropriazione strumentale”. Si prende un santo definito unicamente dalla sua relazione con Cristo e lo si decontestualizza, privandolo del suo specifico significato teologico per trasformarlo in un simbolo all’interno di un sistema filosofico naturalistico o, secondo i critici, gnostico. La massoneria universalizza il simbolo, la Chiesa ne difende l’unicità e la specificità. Non si tratta di una semplice disputa su una data, ma di uno scontro tra due visioni del mondo e della verità radicalmente diverse.
I due santi Giovanni: pilastri del tempio massonico
Una dualità simbolica: il Battista e l’Evangelista
Per comprendere appieno il ruolo di San Giovanni nella tradizione massonica, è essenziale sapere che essa non venera un solo patrono, ma due: San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista. Le loro feste, il 24 giugno e il 27 dicembre, cadono in prossimità dei due solstizi, quello d’estate e quello d’inverno, e scandiscono il ritmo dell’anno massonico. Questa dualità non è secondaria, ma costituisce un asse portante del simbolismo libero-muratorio.
I due Santi Giovanni sono considerati i pilastri simbolici che sorreggono l’edificio massonico, così come le due colonne, Jachin e Boaz, erano poste all’ingresso del Tempio di Salomone. Essi rappresentano i due punti estremi del percorso annuale del sole, la luce massima e la luce minima, e incarnano una serie di dualità complementari che sono fondamentali per il percorso iniziatico del Massone :
- Azione e contemplazione: Il Battista è l’uomo d’azione, la “voce che grida nel deserto”, che battezza e chiama alla conversione. L’Evangelista è il contemplativo, il “discepolo che Gesù amava”, colui che si china sul petto del Maestro per ascoltarne i segreti e che redige il più teologico e mistico dei Vangeli.
- Acqua e fuoco/spirito: Il Battista battezza con l’acqua, simbolo di purificazione e preparazione. L’Evangelista è associato al fuoco dello Spirito e alla Luce della conoscenza divina (il Logos).
- Legge antica e legge nuova: Il Battista è l’ultimo profeta del patto antico, chiude un’era. L’Evangelista apre la visione del futuro con l’Apocalisse, chiudendo il canone del Nuovo Testamento. Sono, in un certo senso, l’Alfa e l’Omega del percorso di rivelazione.
- Porta degli uomini e porta degli dei: Come già accennato, il solstizio d’estate (Battista) è la “porta degli uomini”, che si apre sulla manifestazione terrena. Il solstizio d’inverno (Evangelista) è la “porta degli dei” (Janua Coeli), il varco attraverso cui si accede alla dimensione spirituale e celeste, e la luce ricomincia a crescere.
Questa coppia di santi delimita il cammino dell’uomo e dell’iniziato, rappresentando l’inizio e il compimento, la preparazione e la realizzazione.
La tradizione “giovannita” e il vangelo della luce
La centralità dei due Giovanni nella massoneria si lega a una più ampia “tradizione giovannita” che ha sempre affascinato le correnti esoteriche. Questa tradizione si fonda in particolare sul Vangelo secondo Giovanni, che in molte logge massoniche è il “Libro della Legge Sacra” che viene aperto sull’altare durante i lavori rituali.
La scelta del quarto Vangelo non è casuale. Il suo prologo – “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio… In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini” – viene interpretato dalla massoneria non in senso strettamente confessionale, ma come un’affermazione di principi cosmici universali: il Logos (la Ragione, il Principio Ordinatore), la Luce (la Conoscenza) e la Vita. Il suo linguaggio, descritto come “iniziatico, gnostico ed esoterico”, si presta a una lettura che va oltre la fede cristiana specifica, rendendolo il testo ideale per una fratellanza che si riunisce sotto il simbolo deista del “Grande Architetto dell’Universo”, una concezione di Dio che intende accogliere credenti di diverse fedi senza imporne una specifica.
L’adozione di questa tradizione “giovannita” può essere letta come la scelta simbolica di un percorso spirituale distinto, se non alternativo, a quello della Chiesa Cattolica istituzionale. La tradizione cattolica è spesso definita “Petrina”, in quanto fondata sull’autorità conferita da Cristo a San Pietro e ai suoi successori, i Papi. È una via basata sulla gerarchia, sul dogma e sulla mediazione sacramentale della Chiesa. La via “giovannita”, al contrario, così come interpretata in ambito esoterico, suggerisce una conoscenza più diretta, intuitiva e personale del divino. È la via della gnosis, della comprensione interiore della “luce che splende nelle tenebre”. La loggia massonica, aprendosi sotto gli auspici del Vangelo secondo Giovanni, si propone simbolicamente come uno spazio per questo tipo di ricerca spirituale, che per sua natura si differenzia dal modello di autorità e di rivelazione mediata proprio della Chiesa Cattolica.
Il Grande Oriente d’Italia e il patronato di San Giovanni
Un’eredità duratura nella massoneria italiana
Il Grande Oriente d’Italia (GOI) di Palazzo Giustiniani ha San Giovanni Battista come patrono in ragione della continuità storica e tradizionale. Il GOI, come principale e storica Obbedienza massonica italiana, è un erede diretto del modello organizzativo e simbolico stabilito dalla Gran Loggia d’Inghilterra nel 1717. La prima loggia in Italia fu fondata a Firenze nel 1730 da massoni inglesi, e da lì la Libera Muratoria si diffuse nella penisola, portando con sé i suoi rituali, i suoi simboli e le sue tradizioni.
L’adozione di San Giovanni Battista come patrono da parte del GOI non è quindi un’invenzione italiana o una caratteristica peculiare, ma la semplice e logica prosecuzione di una tradizione massonica universale che risale alle origini stesse della massoneria speculativa. Per i massoni italiani, così come per quelli di tutto il mondo, la festa di San Giovanni Battista del 24 giugno rimane una “speciale ricorrenza iniziatica”, un momento di celebrazione e riflessione sul cammino percorso e sul lavoro da compiere.
Una fonte di “turbamento” per il cattolico
È proprio questa continuità e questa profonda integrazione del santo nel simbolismo massonico a generare la legittima “turbamento” del fedele cattolico. La questione si manifesta come uno scontro tra due interpretazioni inconciliabili della stessa figura.
Dal punto di vista massonico, come espresso da fonti interne all’istituzione, onorare San Giovanni Battista significa venerare una figura di statura morale universale. Egli è visto come un esempio di integrità, coraggio e dedizione alla verità, il “precursore” della luce e un modello per l’umanità intera, indipendentemente dalla fede professata. Per un massone, non c’è contraddizione nell’onorare un santo cristiano all’interno di un quadro filosofico più ampio che celebra la virtù e la ricerca della conoscenza.
Dal punto di vista cattolico, questa operazione è inaccettabile. Come analizzato in precedenza, essa costituisce un’appropriazione che snatura la figura del santo. San Giovanni Battista ha un solo e unico significato nella fede cristiana: indicare Gesù Cristo come “l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29). La sua grandezza risiede interamente in questa sua missione cristologica. Nel momento in cui viene adottato come patrono da un’associazione che, secondo la dottrina della Chiesa, promuove il relativismo, il naturalismo e l’indifferentismo religioso (cioè l’idea che tutte le religioni siano vie ugualmente valide verso una verità generica), egli viene strumentalizzato e svuotato del suo significato essenziale. È questa percezione di una profanazione simbolica, di un “rovesciamento” del sacro, a essere una delle ragioni più profonde e costanti dell’ostilità della Chiesa verso la massoneria.
Tre secoli di conflitto: l’incessante condanna della Chiesa
Il rapporto tra Chiesa Cattolica e massoneria non è stato caratterizzato da un’incomprensione passeggera, ma da un conflitto dottrinale profondo e costante, inaugurato quasi contestualmente alla nascita della massoneria moderna e mai sanato.
Il primo anatema: In Eminenti Apostolatus Specula (1738)
Appena ventuno anni dopo la riunione alla “Goose and Gridiron”, il 28 aprile 1738, Papa Clemente XII promulgò la bolla In Eminenti Apostolatus Specula, il primo di una lunga serie di documenti pontifici di condanna della massoneria. La bolla comminava la scomunica latae sententiae (cioè automatica) a chiunque aderisse a queste società.
Le ragioni addotte da Clemente XII sono illuminanti perché contengono già in nuce tutti i motivi della futura opposizione della Chiesa :
- Il giuramento e il segreto: La bolla denunciava lo “stretto giuramento” con cui i membri si impegnavano a un “inviolabile silenzio” sulle loro attività segrete. Questa segretezza, per il Papa, era di per sé un segno di malvagità, secondo il principio evangelico che “chi fa il male, odia la luce”. La frase della bolla è lapidaria: “se non operassero iniquamente, non odierebbero tanto decisamente la luce”.
- L’indifferentismo religioso: Il documento condannava il fatto che in queste società venissero accolti “uomini di qualunque religione e setta”, accontentandosi di una “certa affettata apparenza di naturale onestà”. Questo principio minava alla base la pretesa della Chiesa Cattolica di essere l’unica depositaria della verità rivelata e l’unica via di salvezza.
- La minaccia per lo stato e per le anime: Clemente XII esprimeva la preoccupazione per i “gravissimi danni” che tali società arrecavano non solo alla “tranquillità della temporale Repubblica”, ma anche alla “salute spirituale delle anime”, in quanto le loro regole non si accordavano “né con le Leggi Civili né con quelle Canoniche”.
È interessante notare come la condanna per la segretezza avvenga in pieno Illuminismo, un’epoca che esaltava la trasparenza della ragione. Questo apparente paradosso si spiega con la funzione sociale della loggia settecentesca. In un’Europa dominata da monarchie assolute e da Chiese di Stato, la loggia, protetta dal segreto, offriva uno spazio unico e sicuro, un “laboratorio” in cui le élite intellettuali e aristocratiche potevano discutere liberamente e mettere in pratica i nuovi ideali illuministici di tolleranza, uguaglianza e fratellanza. La Chiesa, pilastro dell’Ancien Régime, percepì correttamente che questa segretezza non nascondeva necessariamente complotti criminali, ma proteggeva la gestazione di un nuovo ordine filosofico e politico che avrebbe inevitabilmente eroso le fondamenta del suo potere spirituale e temporale. La condanna, quindi, non era solo contro riti bizzarri, ma contro una minaccia esistenziale all’ordine costituito.
Un conflitto crescente: dal Risorgimento a Humanum Genus
La condanna di Clemente XII fu confermata e rafforzata da quasi tutti i suoi successori. Benedetto XIV con la bolla Providas Romanorum (1751), Pio VII con Ecclesiam a Jesu Christo (1821), e una lunga serie di altri pontefici ribadirono l’incompatibilità tra la fede cattolica e l’appartenenza alla massoneria.
Il conflitto raggiunse il suo acme nel XIX secolo, specialmente in Italia. La massoneria divenne una delle principali forze motrici del Risorgimento, del liberalismo e dell’anticlericalismo, sostenendo attivamente il progetto di unificazione nazionale che prevedeva la fine del potere temporale dei Papi e Roma come capitale del nuovo stato laico.
La risposta più articolata e potente della Chiesa a questa sfida fu l’enciclica Humanum Genus, promulgata da Papa Leone XIII il 20 aprile 1884. Questo documento è considerato la più completa e dura condanna della massoneria. Leone XIII accusava la Libera Muratoria di essere la promotrice di una visione del mondo basata sul “naturalismo”, che nega la necessità della Rivelazione divina e della grazia. Denunciava i suoi principi politici (la sovranità popolare che sostituisce la sovranità di Dio), i suoi obiettivi sociali (la laicizzazione dell’istruzione e dello stato, l’introduzione del matrimonio civile) e il suo scopo ultimo: la distruzione della Chiesa Cattolica e di ogni religione rivelata per instaurare il regno della ragione umana. L’enciclica dipingeva uno scontro cosmico tra due “città”: la Città di Dio, la Chiesa, e la città dell’uomo, il “regno di Satana”, di cui la massoneria era vista come la principale artefice terrena.
Documento Pontificio | Papa | Data | Argomento Principale della Condanna |
Bolla In eminenti apostolatus specula | Clemente XII | 28 aprile 1738 | Condanna del giuramento, del segreto e dell’indifferentismo religioso; minaccia per la Chiesa e lo Stato. |
Bolla Providas Romanorum | Benedetto XIV | 18 maggio 1751 | Conferma e rafforza la condanna di Clemente XII, ribadendo le medesime ragioni. |
Bolla Ecclesiam a Jesu Christo | Pio VII | 13 settembre 1821 | Scomunica la Carboneria come emanazione della massoneria, condannando entrambe per cospirazione contro la religione e l’ordine civile. |
Enciclica Humanum genus | Leone XIII | 20 aprile 1884 | Condanna completa e sistematica dei principi filosofici (naturalismo, razionalismo) e politici della massoneria, visti come antitetici alla dottrina cattolica. |
Dichiarazione sulla massoneria | Congregazione per la Dottrina della Fede | 26 novembre 1983 | Afferma che il giudizio negativo della Chiesa rimane immutato a causa dell’inconciliabilità dei principi massonici con la fede cattolica. |
La posizione contemporanea: i principi inconciliabili del 1983
Dopo il Concilio Vaticano II, si aprì una fase di dialogo tra alcuni settori della Chiesa e della massoneria, che portò a un periodo di incertezza. La promulgazione del nuovo Codice di Diritto Canonico nel 1983, che non menzionava più esplicitamente la massoneria tra le associazioni che comportavano la scomunica automatica, generò ulteriore confusione, portando alcuni a credere che il divieto fosse caduto.
Per fugare ogni dubbio, il 26 novembre 1983, la Congregazione per la Dottrina della Fede, allora presieduta dal Cardinale Joseph Ratzinger (futuro Papa Benedetto XVI), pubblicò una Dichiarazione sulla massoneria tanto breve quanto perentoria. Il documento affermava in modo inequivocabile che:
- “Rimane pertanto immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa”.
- Di conseguenza, “i fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione”.
- Non compete alle autorità ecclesiastiche locali pronunciarsi sulla natura delle singole obbedienze massoniche con un giudizio che deroghi da questa posizione universale.
Questa dichiarazione del 1983 rappresenta una distillazione del pensiero della Chiesa. Sposta il baricentro della condanna dalle accuse storiche di complotto politico o di anticlericalismo militante (che potevano variare a seconda dei contesti) al nucleo filosofico e teologico del problema. La ragione dell’incompatibilità non è più primariamente storica o politica, ma dottrinale e permanente. Riguarda i “principi” inconciliabili. Il problema fondamentale, per la Chiesa, è il relativismo insito nella concezione massonica, l’idea che la verità non sia una Rivelazione divina, unica e definitiva in Cristo, ma un orizzonte a cui tendere attraverso molteplici vie, tutte potenzialmente valide. È l’incompatibilità tra la concezione di un “Grande Architetto” deista, impersonale e vago, e il Dio personale, uno e trino della fede cristiana. Poiché questi principi filosofici sono costitutivi della massoneria, il giudizio della Chiesa su di essa rimane, e rimarrà, “immutato”.
Conclusione: riconciliare storia, simbolismo e fede
Abbiamo visto come la scelta della massoneria di nascere nel giorno di San Giovanni Battista e di adottarlo come patrono non è un gesto casuale o superficiale, ma un atto di profondo sincretismo simbolico. In esso convergono l’antica celebrazione cosmica della luce solare e la venerazione per la figura evangelica del Precursore, entrambi reinterpretati all’interno di un nuovo quadro filosofico che vede in Giovanni l’archetipo dell’iniziato che prepara la via alla Verità universale.
Tuttavia, questa stessa profondità simbolica convalida, dal punto di vista della dottrina cattolica, il senso di turbamento del fedele. L’operazione massonica, per quanto legittima nella sua logica interna, costituisce agli occhi della Chiesa un’appropriazione inaccettabile. Essa sradica il santo dal suo unico terreno di significato – la sua relazione con Gesù Cristo – per trapiantarlo in un sistema di pensiero relativista e naturalista che la Chiesa considera incompatibile con la fede.
Il conflitto ormai secolare tra la Chiesa e la massoneria, quindi, non è il frutto di un malinteso storico o di un’ostilità preconcetta, ma la conseguenza inevitabile di una divergenza fondamentale e, per la Chiesa, insanabile. Riguarda la natura stessa di Dio, della verità, della rivelazione e della via per la salvezza. L’obiettivo di questo articolo non era quello di risolvere tale conflitto, ma di fornire il “chiarimento” richiesto, svelandone le radici storiche, simboliche e teologiche. La speranza è che, attraverso questa disamina, il lettore possa aver raggiunto una comprensione critica e informata della complessità delle posizioni in campo, permettendo al fedele di navigare queste acque difficili con la bussola di una fede più consapevole.
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