Gesù storico

Accordo verbale e tradizione orale: un’analisi di “Oral Tradition and Synoptic Verbal Agreement” di T. M. Derico

Accordo verbale e tradizione orale: un’analisi di “Oral Tradition and Synoptic Verbal Agreement” di T. M. Derico

La pubblicazione nel 2016 di Oral Tradition and Synoptic Verbal Agreement: Evaluating the Empirical Evidence for Literary Dependence, opera di T. M. Derico (Eugene, OR: Pickwick Publications, 2016) , ha rappresentato un contributo metodologico davvero interessante nel campo degli studi sinottici. Derico stesso apre la sua opera (Capitolo 1) con la provocatoria affermazione che il problema che sta affrontando “è recentemente peggiorato molto”. Egli definisce il problema in tre frasi apparentemente semplici: 1. Alcuni cristiani del primo secolo ricordavano e trasmettevano tradizioni orali su Gesù. 2. Gli evangelisti sinottici fecero un certo uso di alcune di queste tradizioni nella composizione dei loro Vangeli. 3. Non sappiamo molto di queste tradizioni o di come gli evangelisti sinottici le usarono. È questa terza frase, e la nostra profonda ignoranza riguardo ad essa, che guida l’indagine di Derico. In un’epoca in cui la ricerca sull’oralità, sulla memoria sociale e sulla performance criticism sta ridefinendo i parametri della critica neotestamentaria, l’opera di Derico si inserisce come un correttivo empirico necessario, sfidando direttamente l’assioma su cui si fonda quasi un secolo di critica delle fonti. Continue reading →

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Un’analisi sociolinguistica del Nuovo Testamento nel contesto degli studi sulle origini dei vangeli

Un’analisi sociolinguistica del Nuovo Testamento nel contesto degli studi sulle origini dei vangeli

Il volume Sociolinguistic Analysis of the New Testament: Theories and Applications di Hughson T. Ong (Brill, 2021) non è semplicemente un’aggiunta al crescente corpus di studi sul Nuovo Testamento, ma un intervento metodologico sistematico e di vasta portata. L’opera si propone un obiettivo ambizioso: elevare la “critica sociolinguistica” da un interesse di nicchia, spesso confuso con la critica sociologica o l’analisi linguistica puramente testuale, a una disciplina esegetica primaria, distinta e, soprattutto, metodologicamente più rigorosa. La tesi centrale che anima l’intero volume è che un’analisi accurata e storicamente fondata dei testi del Nuovo Testamento, specialmente in relazione alle loro complesse origini, è possibile solo attraverso un esame rigoroso delle dinamiche interrelate di “lingua, cultura e persone” all’interno delle specifiche “comunità linguistiche” (speech communities) che li hanno prodotti. Continue reading →

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Un riesame della memoria: come la psicologia cognitiva può rimodellare la ricerca sulle origini dei vangeli e la tradizione di Gesù

Un riesame della memoria: come la psicologia cognitiva può rimodellare la ricerca sulle origini dei vangeli e la tradizione di Gesù

Per quasi due secoli, la ricerca sulle origini cristiane si è scontrata con un problema centrale, quasi insormontabile: il divario temporale. Gesù fu crocifisso intorno al 30, mentre i primi vangeli narrativi non furono messi per iscritto prima del 60-90. Questo intervallo, lungo dai trenta ai sessanta anni, è stato il terreno fertile per un dibattito accademico polarizzato. Da un lato, la scuola scettica della Formgeschichte (Storia delle Forme), fondata da studiosi come Rudolf Bultmann e Martin Dibelius, ha sostenuto che questo lungo periodo di trasmissione orale non poteva che portare a una corruzione, mitizzazione e creazione comunitaria. In questa visione, le necessità teologiche della chiesa primitiva hanno plasmato, e in gran parte inventato, le storie e i detti attribuiti a Gesù, rendendo quasi impossibile recuperare il “Gesù storico”. Dall’altro lato, un approccio più fiducioso ha insistito sulla fedeltà della memoria dei discepoli, spesso basandosi su un’ipotesi di memorizzazione letterale. Su questo sfondo complicato, dove le conclusioni sembrano dipendere più dalle presupposizioni filosofiche dello studioso che da prove concrete, si staglia uno studio molto interessante, che non rappresenta solo un’altra voce del dibattio, ma una sorta di arbitro metodologico dello stesso. Memory, Jesus, and the Synoptic Gospels di Robert K. McIver (Atlanta: Society of Biblical Literature, 2011) intraprende un compito tanto ovvio quanto rivoluzionario: invece di presupporre come funziona la memoria umana su un intervallo di decenni, McIver importa oltre un secolo di dati sperimentali e quantitativi dalla psicologia cognitiva moderna per testare empiricamente le ipotesi che hanno dominato la ricerca sui vangeli. Il risultato è un’analisi meticolosa e stratificata che smantella le posizioni estreme di entrambi gli schieramenti, fornendo un modello solido e sfumato che spiega in modo convincente il fenomeno che osserviamo nei vangeli sinottici: una notevole stabilità del nucleo centrale che coesiste con una sorprendente flessibilità nei dettagli periferici. Continue reading →

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Da “patì” a “patirono”: sintesi critica di “They Suffered under Pontius Pilate” di Fernando Bermejo-Rubio

Da “patì” a “patirono”: sintesi critica di “They Suffered under Pontius Pilate” di Fernando Bermejo-Rubio

Oltre il “Gesù-centrismo” – la tesi collettiva di Bermejo-Rubio

Il volume di Fernando Bermejo-Rubio, They Suffered under Pontius Pilate: Jewish Anti-Roman Resistance and the Crosses at Golgotha, Fortress Academic, 2023, si inserisce nel complesso e spesso congestionato campo di studi sul Gesù storico con un obiettivo dichiarato tanto ambizioso quanto provocatorio: decostruire il paradigma teologico e storiografico dominante che isola la figura di Gesù dal suo contesto di esecuzione. L’autore contesta il “Gesù-centrismo” che pervade la ricerca accademica e la pietà popolare, un approccio che, focalizzandosi esclusivamente sul destino del singolo individuo, ha, a suo dire, oscurato la comprensione storica dell’evento stesso. Continue reading →

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Oltre il fatto e la finzione: la storiografia mitica dei vangeli in M. David Litwa

Oltre il fatto e la finzione: la storiografia mitica dei vangeli in M. David Litwa

Nel panorama contemporaneo degli studi neotestamentari, poche questioni sono tanto dibattute quanto la definizione del genere letterario dei vangeli. La risposta a questa domanda non è un mero esercizio di classificazione accademica; essa determina le nostre aspettative di lettori, modella le nostre strategie interpretative e, in ultima analisi, definisce la natura stessa della “verità” che questi testi intendono comunicare. In questo campo denso e talvolta polarizzato, il volume di  M. David Litwa, Come i vangeli divennero storia. Gesù e i miti mediterranei (Paideia, Torino 2023; titolo originale: How the Gospels Became History. Jesus and Mediterranean Myths, Yale University Press, 2019), si inserisce con una tesi tanto erudita quanto provocatoria. Litwa sostiene che gli evangelisti non scrissero né storia né mito nel senso moderno di questi termini. Essi, piuttosto, attinsero a un vasto repertorio di modelli narrativi e convenzioni retoriche del mondo mediterraneo per comporre quella che l’autore definisce “storiografia mitica”: narrazioni il cui contenuto è fondamentalmente mitico, ma la cui forma è deliberatamente modellata su quella della storiografia (historia) per massimizzarne la plausibilità e l’efficacia persuasiva presso il pubblico antico. L’argomentazione centrale del libro è che gli evangelisti scelsero il genere con il più alto “capitale simbolico” legato alla verità per raccontare storie che, per la loro natura prodigiosa, avrebbero potuto altrimenti essere liquidate come favole.    Continue reading →

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Recensione di “What Did Jesus Look Like?” di Joan E. Taylor

Recensione di “What Did Jesus Look Like?” di Joan E. Taylor

  • Titolo completo: What Did Jesus Look Like?
  • Autrice: Joan E. Taylor
  • Editore: T&T Clark (marchio di Bloomsbury Publishing)
  • Data di pubblicazione: 22 Febbraio 2018
  • Lingua: Inglese
  • ISBN-13: 978-0567671702

Nel suo affascinante e meticoloso volume, What Did Jesus Look Like? (Che aspetto aveva Gesù?), la storica Joan E. Taylor, professoressa al King’s College di Londra, affronta una delle domande più intriganti e apparentemente irrisolvibili della storia occidentale. Il volto di Gesù è forse il più riprodotto e riconosciuto nella storia dell’arte, un’icona universale che appare su ogni tipo di supporto, dalle tele dei grandi maestri agli oggetti della cultura popolare. Eppure, come Taylor sottolinea fin dalle prime pagine, questa onnipresenza visiva poggia su un paradosso fondamentale: il Nuovo Testamento, la fonte primaria sulla sua vita e il suo messaggio, non offre alcuna descrizione del suo aspetto fisico (p. 1). Non una parola sul colore dei suoi occhi o dei suoi capelli, sulla sua statura o sui suoi lineamenti. Questo silenzio è ancora più sorprendente se si considera il contesto letterario dell’epoca. I vangeli, per molti aspetti, rientrano nel genere della biografia antica (bios), un genere in cui la descrizione fisica del protagonista era spesso un elemento fondamentale. Per gli antichi, la fisiognomica – la disciplina che pretendeva di dedurre il carattere interiore dai tratti esteriori – era considerata una scienza valida (p. 10). Descrivere l’aspetto di un imperatore o di un filosofo non era un mero vezzo estetico, ma un modo per comunicarne la grandezza, il carisma o la saggezza. Il fatto che i vangeli omettano completamente questo aspetto per la loro figura centrale è, quindi, una scelta deliberata e significativa. Il libro di Taylor è un’indagine avvincente, quasi poliziesca, che si propone di colmare questo vuoto, non inventando risposte, ma setacciando duemila anni di arte, leggende, testi apocrifi, reliquie e, infine, le più recenti scoperte archeologiche per tentare di ricostruire un’immagine del Gesù storico che sia il più fedele possibile alla realtà del suo tempo e del suo luogo: un ebreo della Palestina del I secolo. Continue reading →

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