Tomismo

L’ombra dell’utopia e la luce del reale: una critica tomista alla ragione politica astratta

L’ombra dell’utopia e la luce del reale: una critica tomista alla ragione politica astratta

Mi trovo spesso a riflettere, con una certa preoccupazione speculativa, sulla singolare direzione che ha preso la filosofia politica contemporanea, specialmente quella di matrice anglosassone che domina le accademie occidentali. Esiste una tentazione persistente, che potremmo definire platonica nel senso meno nobile del termine, o forse cartesiana, che ci invita costantemente a distogliere lo sguardo dal mondo così com’è – con le sue brutture, le sue incoerenze, le sue tragiche necessità e la sua ineliminabile contingenza – per fissarlo su un modello astratto, una costruzione mentale di perfezione geometrica. È quella che nel dibattito specialistico viene definita “ideal theory”, o teoria ideale. La proposta sembra, a prima vista, non solo ragionevole ma moralmente doverosa: si immagina una società perfettamente giusta, disegnata per cittadini perfettamente razionali che rispettano rigorosamente ogni legge – la cosiddetta strict compliance – e si utilizza questa immagine immacolata come metro di giudizio e come stella polare per l’azione politica. Eppure, se ci mettiamo alla scuola di San Tommaso d’Aquino, il Doctor Communis, e proviamo a scrutare questa impostazione con gli strumenti affilati della sua metafisica e della sua antropologia, ci accorgiamo che questo apparente nobile sforzo nasconde un vizio radicale. Non si tratta di un semplice errore metodologico, ma di una deviazione esistenziale che rischia di rendere la politica non solo sterile, ma disumana. Vorrei accompagnarvi in un’analisi rigorosa del perché, nell’ottica del realismo tomista, cercare la giustizia partendo dall’ideale significa condannarsi all’ingiustizia reale, e perché solo un ritorno alla “ragione pratica” può salvare la convivenza umana dall’arroganza dell’utopia. Continue reading →

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Contra sentimentalismum moralem. O, sulla differenza tra filosofia e moto di stizza

Contra sentimentalismum moralem. O, sulla differenza tra filosofia e moto di stizza

Con un certo diletto, non disgiunto da un sincero apprezzamento per l’intellettuale cimento, e cedendo volentieri all’insistenza di alcuni nostri lettori abituali, ci accingiamo a replicare alla poderosa disamina de Il Dio incolpevole, offerta da un autore che, celandosi dietro uno pseudonimo, non nasconde tuttavia una veemenza polemica e un’onestà di fondo che meritano una risposta altrettanto sincera, sebbene di segno radicalmente opposto.

Quando il dibattito tocca le corde più profonde dell’esistenza umana – la natura di Dio, il senso della sofferenza, il fondamento della morale – la passione è non solo comprensibile, ma persino auspicabile. Essa, tuttavia, come insegna il Dottore Angelico, deve sempre rimanere ancella della ragione, affinché il calore del sentimento non finisca per offuscare la luce della verità. Come afferma San Tommaso, infatti, “tutte le potenze appetitive dell’anima devono obbedire alla ragione” (Summa Theologiae, I-II, q. 17, a. 7, co.), e ciò è tanto più necessario quanto più alti e fondamentali sono i principi in discussione. La carità verso la verità esige e comanda un ordine rigoroso nel pensiero e nell’argomentazione. Continue reading →

Posted by Adriano Virgili in Tomismo
“The Modeling of Nature: Philosophy of Science and Philosophy of Nature in Synthesis” di William A. Wallace. Una breve recensione

“The Modeling of Nature: Philosophy of Science and Philosophy of Nature in Synthesis” di William A. Wallace. Una breve recensione

Titolo: The Modeling of Nature: Philosophy of Science and Philosophy of Nature in Synthesis Autore: William A. Wallace Editore: The Catholic University of America Press Anno: 1996

Introduzione: un progetto audace di sintesi

In un panorama intellettuale in cui la filosofia della scienza del XX secolo sembrava aver scavato un solco incolmabile tra sé e le sue radici classiche e medievali, l’opera del 1996 di William A. Wallace, The Modeling of Nature, si erge come un monumento di rara ambizione e profonda erudizione. Non si tratta semplicemente di un’analisi storica o di una critica delle correnti dominanti, ma di un poderoso tentativo di ricostruzione. L’obiettivo dichiarato da Wallace, esplicitato fin dal sottotitolo, è niente meno che la reintegrazione di due discipline che la modernità ha progressivamente allontanato: la filosofia della scienza e la filosofia della natura. Nella sua prefazione, Wallace attribuisce l’intuizione di base ad Aristotele, il “Padre della Scienza Occidentale”, secondo cui la mente umana è capace di trascendere i limiti dei sensi e di cogliere le “nature” delle cose. Per riuscirci, la mente ragiona da ciò che è più noto a ciò che è meno noto, spesso impiegando, come afferma Wallace, “tecniche di modellizzazione per penetrare i segreti della natura”, un’idea che egli collega direttamente al ragionamento aristotelico per analogia.

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Recensione di “Is St. Thomas’s Aristotelian Philosophy of Nature Obsolete?” di Robert C. Koons: una magistrale e necessaria rifondazione della filosofia della natura

Recensione di “Is St. Thomas’s Aristotelian Philosophy of Nature Obsolete?” di Robert C. Koons: una magistrale e necessaria rifondazione della filosofia della natura

In un panorama intellettuale spesso dominato da un riduzionismo scientista che sembra aver relegato la metafisica classica a un mero reperto archeologico del pensiero, l’opera di Robert C. Koons, “Is St. Thomas’s Aristotelian Philosophy of Nature Obsolete?”, emerge con la forza di un vero e proprio manifesto filosofico. Questo volume, pubblicato da St. Augustine’s Press nel 2022, non è semplicemente una difesa nostalgica di un sistema di pensiero superato; è un’argomentazione audace, rigorosa e straordinariamente aggiornata che si propone di dimostrare non solo la pertinenza, ma la necessità di una filosofia della natura neo-aristotelica per comprendere le scoperte più profonde della scienza contemporanea, in particolare della meccanica quantistica. L’opera di Koons è un contributo monumentale, destinato a diventare un punto di riferimento imprescindibile per chiunque desideri esplorare il dialogo tra scienza, filosofia e teologia nel ventunesimo secolo. La sua tesi centrale è tanto sorprendente quanto potentemente argomentata: la rivoluzione quantistica, lungi dall’aver inferto il colpo di grazia alla filosofia aristotelico-tomista, ne rappresenta, di fatto, una straordinaria e inattesa rivincita.

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The Paradoxical Structure of Existence di Frederick D. Wilhelmsen

The Paradoxical Structure of Existence di Frederick D. Wilhelmsen

Introduzione: riscoprire l’essere in un’epoca di crisi

Nel panorama della filosofia del XX secolo, poche opere riescono a coniugare con la stessa intensità rigore speculativo, passione didattica e una profonda consapevolezza della propria collocazione storica come The Paradoxical Structure of Existence di Frederick D. Wilhelmsen. La sua ripubblicazione, arricchita da una nuova e illuminante introduzione di James Lehrberger, non è un mero atto di archeologia intellettuale, ma un intervento quanto mai attuale nel dibattito contemporaneo. Il testo si presenta fin da subito come una risposta diretta a quella che Lehrberger, seguendo l’autore, definisce la “crisi della filosofia occidentale”. Questa crisi, maturata lungo trecento anni di pensiero moderno, è caratterizzata da un progressivo allontanamento dalla realtà e da un diniego sistematico dell’intelligibilità dell’essere. Il suo esito pratico è un mondo in cui le cose, e infine gli stessi esseri umani, vengono ridotti a “materia prima” da plasmare e dominare secondo la volontà di potenza umana, una traiettoria che, come la storia del XX secolo ha tragicamente dimostrato, ha portato a Passchendaele, Auschwitz e Hiroshima.

Al centro di questa imponente opera si colloca una tesi tanto audace quanto feconda: l’esistenza, l’atto di esistere (esse), possiede una struttura intrinsecamente paradossale e irriducibile a qualsiasi schema dialettico. Wilhelmsen stesso, nella sua introduzione, lancia la sfida con una provocazione che costituisce il cuore del suo argomento: “non solo l’esistenza manca di una struttura, ma l’esistenza stessa non esiste. Pertanto l’esistenza stessa non può essere affermata”. Questa affermazione non è un gioco di parole, ma il fondamento di una metafisica che intende trascendere la dialettica hegeliana non attraverso una sua confutazione, ma abbracciando, con spirito chestertoniano, la “tensione irrisolta” che caratterizza il paradosso. L’essere, per Wilhelmsen, non si lascia catturare nelle maglie del “sì” e del “no” concettuali, ma li trascende entrambi.

A rendere il volume un’esperienza unica contribuisce la sua origine, che Lehrberger opportunamente ricorda: il testo nasce dalle leggendarie lezioni universitarie che Wilhelmsen teneva all’Università di Dallas, affettuosamente soprannominate dagli studenti “Metafritz”. Questa genesi didattica si riflette in uno stile vibrante, a tratti poetico, ricco di analogie evocative e di una passione contagiosa.

The Paradoxical Structure of Existence non è dunque solo un trattato di metafisica tomista, ma un vero e proprio testamento filosofico, un invito a pensare l’essere non come un concetto astratto, ma come l’atto più intimo e drammatico della realtà.

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Creazione, governo e divenire: la sfida sistematica di Mariusz Tabaczek all’evoluzionismo teistico

Creazione, governo e divenire: la sfida sistematica di Mariusz Tabaczek all’evoluzionismo teistico

Introduzione: una sintesi audace per il XXI secolo

Nel panorama contemporaneo del dialogo tra scienza e religione, poche opere raggiungono l’ambizione e il rigore sistematico di Theistic Evolution: A Contemporary Aristotelian-Thomistic Perspective di Mariusz Tabaczek. Pubblicato da Cambridge University Press nel 2024, questo volume non si limita a un’apologia della compatibilità tra fede e scienza, ma si spinge ben oltre, proponendo una tesi audace: la metafisica aristotelico-tomistica non solo è compatibile con la teoria dell’evoluzione, ma offre il quadro esplicativo più robusto e coerente per una sua comprensione teistica. L’autore, un frate domenicano e accademico con una solida reputazione accademica, avendo già pubblicato opere significative sull’emergenza e l’azione divina, mette a frutto la sua duplice competenza per costruire un argomento monografico che è al contempo filosoficamente denso e teologicamente innovativo.

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