Il prologo del Terzo Vangelo (Luca 1,1-4) è un testo che da sempre ha destato un particolare interesse tra gli esegeti. In appena quattro versetti, redatti in un greco fecondo e modulato secondo i canoni della migliore prosa ellenistica (quindi in uno stile talmente diverso dal resto del testo evangelico da aver indotto diversi studiosi a supporre che si tratti di una interpolazione), l’autore definisce il proprio posizionamento intellettuale, evoca la filiera della trasmissione della memoria e stringe un patto di lettura con il suo destinatario, l’eccellentissimo Teofilo. Per generazioni di studiosi, a partire dal pionieristico lavoro della Redaktionsgeschichte (la storia della redazione) e dalle intuizioni di autori come Hans Conzelmann, questo testo è stato considerato l’atto di nascita della vera e propria “storiografia cristiana”: il momento esatto in cui la primitiva comunità dei credenti, prendendo atto del ritardo della parusia (il ritorno glorioso e definitivo di Cristo), decide di storicizzare il proprio messaggio, trasformando l’annuncio escatologico fluido in una cronaca ordinata, letterariamente strutturata e proiettata nel tempo e nello spazio. Continue reading →
Nuovo Testamento
Analisi e recensione dell’opera “The Consciousness of the Historical Jesus” di Austin Stevenson
L’opera monografica di Austin Stevenson, intitolata The Consciousness of the Historical Jesus: Historiography, Theology, and Metaphysics, pubblicata nel 2024 all’interno della prestigiosa collana accademica T&T Clark Studies in Systematic Theology, si inserisce con formidabile acume e audacia speculativa nel complesso e secolare dibattito che vede contrapposte la storiografia critica moderna e la teologia sistematica cristiana. Attraverso un’indagine enciclopedica che spazia fluidamente dalla filosofia della storia all’epistemologia, dalla metafisica tomista all’esegesi patristica, l’autore si propone di dimostrare come la cristologia classica e la ricerca storiografica sul Gesù storico non debbano essere necessariamente intese come discipline reciprocamente escludenti o intrinsecamente ostili. Al contrario, esse andrebbero concepite, adottando la celebre terminologia del filosofo Alasdair MacIntyre, come due tradizioni di indagine storica rivali, ciascuna fondata su premesse metafisiche divergenti, ma entrambe impegnate in un’argomentazione estesa nel tempo e definita da conflitti interni ed esterni. L’assunto fondamentale e metodologicamente dirompente del testo è che le procedure impiegate dagli storici contemporanei, lungi dall’essere neutre, oggettive o puramente scientifiche, risultino pesantemente condizionate da assunti metafisici impliciti di matrice naturalistica. Tali presupposti predeterminano e limitano a priori l’orizzonte delle possibilità ermeneutiche, dettando legge su ciò che può o non può essere detto sul passato in generale e sulla complessa figura di Gesù di Nazaret in particolare. L’analisi che segue si propone di esaminare criticamente la vasta impalcatura teorica costruita da Stevenson, evidenziando in primo luogo i meriti della sua proposta metafisica costruttiva e la sua spietata decostruzione del naturalismo. Successivamente, tuttavia, si muoverà una critica sostanziale alla sua impostazione metodologica di fondo, giudicata colpevole di non distinguere adeguatamente i confini epistemologici tra scienza storica e scienza teologica. Infine, si dimostrerà come le stesse intuizioni fornite dall’autore nel quinto capitolo dell’opera offrano, forse persino al di là delle intenzioni primarie di Stevenson, la chiave di volta concettuale per risolvere tale tensione metodologica, salvaguardando così sia il rigore agnostico e fattuale dell’indagine storiografica, sia la profondità ontologica e trascendente della confessione dogmatica. Continue reading →
“Il codice segreto del Vangelo” di Igor Sibaldi, un’analisi (molto) critica
L’indagine ermeneutica e storico-critica sul Vangelo secondo Giovanni rappresenta da oltre due secoli uno dei campi di indagine più complessi, stratificati e affascinanti dell’intera ricerca neotestamentaria. A partire dall’età dell’illuminismo, il quarto vangelo è stato sottoposto a un esame scientifico sempre più rigoroso, volto a decifrarne il valore storico, l’origine apostolica, la genesi compositiva e il profondo rapporto con l’ambiente filosofico e religioso dell’epoca, superando progressivamente le esclusive letture spirituali, dogmatiche o puramente allegoriche che avevano dominato incontrastate i secoli precedenti. In questo vasto e articolato orizzonte di ricerca, l’esegesi accademica ha progressivamente riconosciuto la profonda coerenza teologica del testo, il suo innegabile radicamento nel giudaismo palestinese del I secolo e la complessa ma organica storia redazionale che ha portato alla sua forma canonica attuale. Si è compreso che il testo non è un ateroide caduto dal cielo, ma il frutto di una tradizione viva, che ha riflettuto, pregato e reinterpretato la figura di Gesù di Nazaret alla luce degli eventi pasquali e delle sfide storiche affrontate dalla comunità dei credenti. Parallelamente a questa consolidata tradizione scientifica, il mercato editoriale contemporaneo ha tuttavia visto il proliferare di innumerevoli opere che, ammantandosi di un’aura di riscoperta filologica o di rivelazione esoterica, propongono riletture del testo biblico radicalmente avulse dai risultati della ricerca accademica e filologica. Un esempio emblematico di tale tendenza decostruttivista è rappresentato dal volume intitolato Il codice segreto del Vangelo di Igor Sibaldi (edito nel 2003 da Frassinelli e riedito nel 2013 da Sperling & Kupfer). L’autore si propone in quest’opera di ricostruire il testo giovanneo così come, a suo dire, doveva apparire originariamente nel II secolo, con l’intento esplicito di espungere e denunciare quelle che egli considera arbitrarie e sistematiche manipolazioni operate dagli scribi e dai censori della cosiddetta “Grande Chiesa”. Il risultato di questa operazione editoriale e “traduttiva” è la presentazione di una religione definita “totalmente nuova”, un sistema di pensiero caratterizzato dall’assoluta assenza di autorità istituzionali, di rituali codificati, del concetto stesso di peccato e di qualsiasi forma di timore reverenziale verso il divino. In questa singolare rilettura, i personaggi storici che popolano la narrazione evangelica assumono contorni psicologici inediti, e l’intero impianto cristologico del testo originario viene forzatamente piegato a un’interpretazione di stampo puramente individualistico e anacronisticamente gnosticheggiante, pensata ad uso e consumo di un lettore moderno in cerca di un presunto sentiero spirituale di auto-realizzazione. Continue reading →
L’episodio di Anania e Saffira (Atti 5,1-11), un’analisi storico-critica
L’episodio di Anania e Saffira, proposto nel capitolo 5 degli Atti degli Apostoli (Atti 5,1-11), rappresenta certamente uno dei passaggi neotestamentari più “difficili” per il lettore contemporaneo. Collocato in una posizione narrativa profondamente strategica, subito dopo la descrizione idilliaca e armoniosa della prima comunità di Gerusalemme, caratterizzata dall’avere “un cuore solo e un’anima sola” e dalla totale condivisione dei beni (Atti 4,32-35), tale racconto appare all’improvviso, quasi come un fulmine a ciel sereno. Questo ci mostra la prima grave lacerazione interna alla Chiesa nascente, infrangendo l’immagine di un’utopia priva di ombre e riportando bruscamente il lettore alla realtà di una natura umana ancora soggetta al peccato e alla tentazione. Il testo è strutturato come un vero e proprio “racconto d’origine”, essenziale per la fondazione dell’identità cristiana, in cui l’autore agisce in modo assai evidente nella sua veste di “storiografo teologico”. Egli, infatti, non si limita a compilare una mera cronaca degli eventi passati, ma subordina la narrazione a precise finalità dottrinali, tracciando una profonda linea di continuità fondata sullo schema teologico della promessa e del compimento. Continue reading →
L’ipotesi di Jean Carmignac sull’origine dei vangeli sinottici. Genesi, critica filologica e valutazione accademica
L’indagine sull’origine, la datazione e la stratificazione linguistica dei vangeli sinottici costituisce uno degli ambiti più complessi e analiticamente densi dell’esegesi neotestamentaria. Nel corso del XX secolo, il panorama accademico è stato largamente dominato dalla Teoria delle Due Fonti, un paradigma che postula la priorità del Vangelo di Marco e l’esistenza di una fonte perduta di detti (la fonte Q) come fondamenti testuali per le successive redazioni di Matteo e Luca. All’interno di questo scenario di consolidato consenso critico basato sull’uso della Formgeschichte (storia delle forme) e della Redaktionsgeschichte (storia della redazione), si è inserita, negli anni Ottanta, un’ipotesi radicalmente divergente proposta dall’abbé Jean Carmignac. Continue reading →
L’esegesi del rancore e il complotto dei papiri: anatomia di “La Bibbia come Dio comanda”
Il paradigma dell’assedio e la sindrome da “Codice da Vinci”
La pubblicazione del volume La Bibbia come Dio comanda. Le Sacre Scritture tradotte o tradite? (Milano, Piemme, 2026), partorito dalla collaborazione tra il giornalista Saverio Gaeta e l’enigmatica figura che si cela dietro lo pseudonimo di “Investigatore Biblico” , si inserisce a pieno titolo in quel fortunato filone editoriale che unisce il cospirazionismo religioso all’indignazione tradizionalista. L’opera si prefigge un obiettivo tanto ambizioso quanto metodologicamente disastroso: dimostrare che le recenti traduzioni ufficiali della Conferenza Episcopale Italiana (in particolare l’edizione del 2008, ma anche quella del 1974) non siano il frutto di un fisiologico e necessario aggiornamento filologico e linguistico, bensì un “progetto nascosto” frutto di un “intento preciso”: scardinare i fondamenti stessi della fede cattolica. Continue reading →

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