L’indagine sull’origine, la datazione e la stratificazione linguistica dei vangeli sinottici costituisce uno degli ambiti più complessi e analiticamente densi dell’esegesi neotestamentaria. Nel corso del XX secolo, il panorama accademico è stato largamente dominato dalla Teoria delle Due Fonti, un paradigma che postula la priorità del Vangelo di Marco e l’esistenza di una fonte perduta di detti (la fonte Q) come fondamenti testuali per le successive redazioni di Matteo e Luca. All’interno di questo scenario di consolidato consenso critico basato sull’uso della Formgeschichte (storia delle forme) e della Redaktionsgeschichte (storia della redazione), si è inserita, negli anni Ottanta, un’ipotesi radicalmente divergente proposta dall’abbé Jean Carmignac. Continue reading →
Nuovo Testamento
L’esegesi del rancore e il complotto dei papiri: anatomia di “La Bibbia come Dio comanda”
Il paradigma dell’assedio e la sindrome da “Codice da Vinci”
La pubblicazione del volume La Bibbia come Dio comanda. Le Sacre Scritture tradotte o tradite? (Milano, Piemme, 2026), partorito dalla collaborazione tra il giornalista Saverio Gaeta e l’enigmatica figura che si cela dietro lo pseudonimo di “Investigatore Biblico” , si inserisce a pieno titolo in quel fortunato filone editoriale che unisce il cospirazionismo religioso all’indignazione tradizionalista. L’opera si prefigge un obiettivo tanto ambizioso quanto metodologicamente disastroso: dimostrare che le recenti traduzioni ufficiali della Conferenza Episcopale Italiana (in particolare l’edizione del 2008, ma anche quella del 1974) non siano il frutto di un fisiologico e necessario aggiornamento filologico e linguistico, bensì un “progetto nascosto” frutto di un “intento preciso”: scardinare i fondamenti stessi della fede cattolica. Continue reading →
Tra l’Olimpo e Gerusalemme: Viaggio storico-religioso nell’Hellenistic Commentary to the New Testament
L’indagine storica sulle origini del cristianesimo ha subìto, nel corso dell’ultimo secolo, una profonda e irreversibile trasformazione paradigmatica. L’abbandono di una prospettiva puramente dogmatica, essenzialista o isolazionista ha lasciato il posto a una visione olistica e integrata. In questa nuova ottica, i testi che compongono il Nuovo Testamento non sono più percepiti come meteoriti caduti dal cielo, scevri da contaminazioni terrene, bensì come prodotti organici e pulsanti del formidabile crogiolo culturale, sociale e religioso che ha caratterizzato il bacino del Mediterraneo nell’antichità. In questo quadro di radicale rinnovamento ermeneutico si inserisce un’opera di importanza capitale per chiunque si accosti alla disciplina: M. Eugene Boring, Klaus Berger e Carsten Colpe (a cura di), Hellenistic Commentary to the New Testament, Abingdon Press, Nashville 1995. Continue reading →
Anatomia di un teologumeno. La scena della Madre e del Discepolo Amato sotto la croce tra inverosimiglianza storica e costruzione simbolica
L’approccio alla narrazione della passione di Gesù nel Vangelo di Giovanni, e in particolare alla celebre pericope dei versetti 19,25-27, richiede allo storico del cristianesimo un esercizio di ascesi intellettuale non indifferente. Si tratta di sospendere il giudizio di fede, quella precomprensione devozionale che per secoli ha avvolto questo testo in un’aura di intoccabilità sacra, per applicare con rigore chirurgico gli strumenti dell’agnosticismo metodologico. Non si tratta di negare la verità teologica o spirituale che il testo ha veicolato per generazioni di credenti, ma di distinguere con nettezza i piani: da una parte il piano della Historie, intesa come la nuda successione dei fatti accaduti (o non accaduti) sul Golgota intorno all’anno 30 d. C.; dall’altra il piano della Geschichte, la storia interpretata, riletta e significante, che costituisce l’ossatura della narrazione evangelica. Continue reading →
Perché non possiamo scindere Cristo da Gesù e perché Enoc non è solo un orpello. Una succinta risposta analitica a Vito Mancuso.
1. Il dialogo necessario e il “muro” della Storia
Il dibattito pubblico tra teologia e storia è merce rara nel panorama culturale italiano, spesso polarizzato tra un devozionismo acritico e un laicismo sbrigativo. Per questo motivo, la replica che Vito Mancuso ha voluto dedicare alla mia recensione del suo ultimo volume, Gesù e Cristo, non è solo un atto di cortesia intellettuale di cui lo ringrazio, ma un’occasione preziosa. È l’occasione per andare al cuore del problema che assilla il cristianesimo (o quel che ne resta) in Occidente: come può un profeta ebreo del I secolo, con la sua visione del mondo arcaica e mitologica, parlare ancora all’uomo digitale del XXI secolo? Continue reading →
L’ombra del gigante: Albert Schweitzer, Arthur Drews e la persistenza del mito di Cristo tra storiografia ed esegesi
La crisi epistemologica della teologia e l’emergere del problema mitico
La pubblicazione della seconda edizione della Geschichte der Leben-Jesu-Forschung (Storia della ricerca sulla vita di Gesù) di Albert Schweitzer nel 1913 segna uno spartiacque non solo nella storiografia neotestamentaria, ma nella storia del pensiero occidentale tout court. L’opera, ampliata rispetto all’originale del 1906 (Von Reimarus zu Wrede), non si limita a catalogare il fallimento della teologia liberale tedesca nel tentativo di ricostruire un Gesù compatibile con la modernità borghese; essa affronta di petto, con una lucidità e una veemenza rare, la sfida radicale posta dalla corrente del “Mito di Cristo” (Christusmythe). In quegli anni, figure come Arthur Drews, William Benjamin Smith e John M. Robertson avevano scosso le fondamenta dell’accademia teologica sostenendo che Gesù di Nazaret non fosse mai esistito come figura storica, ma fosse la storicizzazione di un mito astrale, solare o gnostico preesistente. Continue reading →

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