In una città come Roma, scrigno di innumerevoli meraviglie architettoniche che testimoniano la grandezza del suo Impero, esiste un monumento che più di altri cattura l’immaginazione per la sua forma insolita e la sua origine esotica: la Piramide di Gaio Cestio. Appuntita, slanciata e rivestita di un candido marmo che risplende sotto il sole romano, questa struttura funeraria si erge come un frammento d’Egitto trapiantato nel tessuto urbano della capitale, a ridosso della storica Porta San Paolo e del suggestivo Cimitero acattolico. La sua presenza, tanto bizzarra quanto affascinante, non è frutto del caso, ma il riflesso di un preciso momento storico in cui Roma, conquistatrice del mondo, subì a sua volta la potente seduzione della millenaria civiltà del Nilo. La Piramide Cestia non è solo la tomba di un facoltoso magistrato, ma un simbolo duraturo di quella “egittomania” che pervase l’Urbe all’indomani della sottomissione del regno di Cleopatra, un monumento che ha saputo resistere alle ingiurie del tempo e degli uomini grazie a una serie di fortunate circostanze che ne hanno garantito la quasi perfetta conservazione fino ai giorni nostri.
Continue reading →“La Bibbia e i Dischi Volanti”. Breve analisi critica
Introduzione: la tesi di Barry Downing nel contesto della pseudoarcheologia
Nel 1968, un anno che vide la pubblicazione di opere seminali nel genere della pseudoarcheologia come Gli extraterrestri torneranno di Erich von Däniken, il reverendo presbiteriano Barry H. Downing diede alle stampe il suo libro La Bibbia e i dischi volanti (The Bible and the Flying Saucers). In quest’opera, Downing avanza una tesi tanto audace quanto controversa: i fenomeni soprannaturali, i miracoli e le figure celesti descritte nella Bibbia non sarebbero manifestazioni di un’entità divina trascendente, ma piuttosto resoconti storici di incontri con esseri extraterrestri e la loro tecnologia avanzata. Secondo Downing, eventi cardine della narrazione biblica come la colonna di nube e di fuoco che guidò gli Israeliti, la divisione del Mar Rosso, la visione del profeta Ezechiele, la risurrezione di Gesù e la conversione dell’apostolo Paolo sulla via di Damasco, sarebbero tutti riconducibili all’intervento di veicoli spaziali non identificati (UFO) e dei loro occupanti, che egli equipara agli “angeli” biblici.
Il lavoro di Downing si inserisce a pieno titolo nel filone della “teoria degli antichi astronauti”, un insieme di credenze pseudoscientifiche che postula l’influenza di intelligenze extraterrestri sullo sviluppo della civiltà umana. Come von Däniken, che reinterpreta monumenti archeologici e testi antichi di varie culture come prove di un paleocontatto, Downing applica una lente ermeneutica simile, ma la focalizza quasi esclusivamente sui testi sacri giudeo-cristiani. Questa scelta posiziona immediatamente la sua opera all’interno di un campo ampiamente rigettato dalla comunità scientifica e accademica internazionale, che lo classifica come pseudoarcheologia e pseudostoria.
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